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Isole di calore a Pistoia, Legambiente difende lo studio: «In piazza San Lorenzo fino a 53 gradi»


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Realizzato grazie a un bando del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il nuovo assetto della piazza è stato subito oggetto di feroci critiche da parte non solo del centrosinistra ma anche di molti residenti

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PISTOIA. Prosegue la polemica estiva sulle isole di calore in città, con dito puntato soprattutto sulla nuova piazza San Lorenzo, al centro dell’indagine svolta da Legambiente nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di maggiore verde nelle aree urbane.

«La nostra iniziativa era prevista da tempo – dice il presidente locale Antonio Sessa– ed è stata portata a termine con criteri di oggettività e scientificità. Del resto i termometri che sono stati usati per rilevare le temperature al suolo e nell’atmosfera non mentono. Nelle superfici cementificate come quella di piazza San Lorenzo si arriva anche a 53 gradi mentre al suolo non si va oltre i 35, con una differenza quindi di 15 ma anche 18 gradi».

A non descrivere invece la realtà, a parere di Sessa, sono quegli esponenti del centrodestra cittadino che, all’indomani dell’ennesima bordata di Legambiente contro la nuova era della piazza, hanno accusato l’associazione ambientalista di essere troppo appiattita sulle posizioni del centrosinistra.

«Questa è una cosa assolutamente non vera. Noi siamo un’ organizzazione indipendente e ci teniamo a ribadirlo. Il centrodestra, con le sue affermazioni, dimostra invece di avere scarsa obiettività politica e anche scarsa memoria – spiega l’ambientalista – dal centrosinistra ci dividono storiche questioni come ad esempio la scelta dell’ex campo di volo per l’edificazione dell’ospedale San Jacopo ma anche più recenti come la sorte della ex colonia Tana Termini a San Marcello oppure il progetto di costruzione della funivia Doganaccia-Corno alle Scale. Con il centrodestra ci siamo invece scontrati sulla ristrutturazione della storica piazza che, nella passata consiliatura, è stato invece uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione Tomasi».

Realizzato grazie a un bando del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il nuovo assetto della piazza è stato subito oggetto di feroci critiche da parte non solo del centrosinistra ma anche di molti residenti, che hanno puntato il loro indice accusatore contro la rimozione non solo degli alberi di alto fusto presenti nelle grandi aiuole (pini nella fattispecie) ma anche sulla riduzione ai minimi termini proprio degli spazi verdi. «Che un’immensa superficie in lastricato avesse provocato un autentico forno nei mesi estivi – rilancia Sessa – era evidente sin dal primo momento. Noi del resto ci siamo scagliati contro questo progetto sin dal 2023. Con la passata amministrazione abbiamo avuto un rapporto dialettico, mai di opposizione preconcetta, ed è per questo che oggi sono rimasto stupito nel leggere i commenti di alcuni importanti esponenti di quest’area che accusano Lega Ambiente di fare da cassa di risonanza solo alle istanze del centrosinistra con il quale, giova ricordare, abbiamo avuto ed abbiamo ancora notevoli punti di frizione».

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