Pisa, il piatto piange: tanta la spesa e finora poca la resa – L’analisi
L’atteso cambio di passo non è arrivato, nonostante gli investimenti della società siano a quota 30 milioni: nel conto ci sono sia i soldi versati per gli innesti sia quelli serviti per perfezionare il riscatto di Aebischer
PISA. Tanta spesa e, fino a qui, poca resa. Il mercato invernale del Pisa in entrata è finora stato al di sotto delle attese della società. Ai dirigenti possono essere imputati degli errori, già nel mercato estivo, ma sicuramente a gennaio l'intervento economico del sodalizio del patron Alexander Knaster c'è stato. Interventi che potrebbero essere tardivi, visto i 9 punti da recuperare sulla zona salvezza a 12 giornate dalla fine, anche perché fin qui non c'è stato un cambio di passo. Anzi, il Pisa lo ha fatto indietro sul piano del gioco. Questo va anche contestualizzato a tutto quello che è successo nell'ultimo mese e mezzo.
La spesa
I direttori Giovanni Corrado e Davide Vaira hanno cercato a gennaio rinforzi sul mercato estero. Sia in Europa che in Sudamerica. Così sono arrivati l'attaccante Rafiu Durosinmi dal Viktoria Plzen, 10 milioni di euro più 2 di bonus, il difensore Rosen Bozhinov, 5 più 1 dall'Anversa, il centrocampista Felipe Loyola, 5,5 milioni quando alla quinta presenza scatterà l'obbligo di riscatto nei confronti dell'Independiente, l'attaccante Filip Stojilkovic, 3 milioni dal Cracovia, e l'esterno Samuel Iling Junior, in prestito secco dall'Aston Villa.
Contratti fino al 30 giugno 2030 per Durosinmi, Bozhinov e fino al 30 giugno 2029 per Stojilkovic. Un totale di 26,5 e mezzo di euro messi sul piatto per cercare di arrivare alla salvezza. Ma anche investimenti in ottica futura come quello di Michel Aebischer. Per il centrocampista è scattato da poco l'obbligo di riscatto a 4 milioni di euro da versare nelle casse del Bologna. E scelte nette come quella di non cedere Matteo Tramoni, che Gilardino aveva considerato un punto fermo e che Hiljemark ha messo in panchina sia a Verona che a Firenze. Senza farlo entrare. Lanciandolo titolare solo con il Milan. E a onore del vero il numero 10 aveva decisamente deluso.
Il cambio
Sul giudizio dei nuovi, però, pesano anche le vicende legate proprio al cambio di allenatore. Un mercato iniziato con Alberto Gilardino in panchina e chiuso con l'arrivo dalla Svezia del suo sostituto Oscar Hiljemark. Arrivato a Pisa pochi minuti dopo dell'ultimo volto nuovo di gennaio, ovvero Samuel Iling Junior. Unico giocatore, dettaglio non da poco, che corrispondeva in parte alle richieste fatte da Gilardino: elemento che conosceva la Serie A e che era abituato a lottare per la salvezza. Il 23enne inglese ha il primo requisito, non il secondo visto che ah giocato con Juventus e Bologna. A quel punto Hiljemark ha dovuto preparare in tre giorni lo scontro salvezza di Verona, pareggiato per 0-0 con la squadra ancora a -4 dalla zona salvezza, e ha dovuto subito gestire un gruppo con giocatori che fin lì si erano visti poco anche per le tempistiche del mercato. L'unico che aveva fatto una gara da titolare nell'era Gilardino è stato Bozhinov nel corso del match contro il Sassuolo. Durosinmi era invece stato decisivo per conquistare il punto con l'Atalanta firmando la rete del definitivo 1-1 nel finale.
L’era Hiljemark
Il tempo è il primo nemico di Hiljemark e dei nuovi arrivati. Con il tecnico, che per venire a Pisa ha chiuso il suo rapporto con l'Elfsborg, i nuovi acquisti hanno iniziato tutti almeno una partita da titolare. Bozhinov ( in totale 5 presenze con 339 minuti in campo) ha iniziato tutte e tre le gare scalzando di fatto sia Coppola che Calabresi dal terzetto dei difensori titolari. Fin qui per il bulgaro un rendimento appena sotto la media. Non commette errori clamorosi ma non ha neppure portato un grosso contributo di solidità. Tranne il fatto di aver avviato l'azione del momentaneo pari nel match contro il Milan. In gol andò Loyola, anche lui sempre dall'inizio con Hiljemark, che è decisamente il volto nuovo che ha impattato meglio di tutti (4 presenze e 1 gol in 253 minuti in campo per il cileno). Per “garra”, corsa e capacità di inserirsi. Peccato che forse potrebbe rendere di più con il 3-5-2 e non giocando solo al fianco di un centrocampista, che sia Aebischer o Marin, nel blocco centrale. Anche Stojilkovic (4 presenze con 225 minuti complessivamente consumati in campo) è sempre partito titolare con il nuovo allenatore ma sinceramente ha combinato poco.
Durosinmi (6 presenze per 210 minuti in campo con 1 gol e 1 assist) invece è partito titolare solo a Verona, sostituito già all'Intervallo, con il Milan è entrato al 92' e a Firenze ha giocato il secondo tempo. Purtroppo con poca cattiveria negli ultimi metri. Per iling Junior (2 presenze con 79 minuti in campo) una mezz'ora discreta contro il Milan e un primo tempo impalpabile a Firenze. Figlio anche dell'atteggiamento troppo rinunciatario della squadra. Non si poteva certo pretendere che questi giocatori, e Hiljemark, fossero in possesso della bacchetta magica. Serviva quel tempo che magari altri club hanno avuto prendendo giocatori all'estero da formare a inizio stagione, come ad esempio ha fatto il Parma con l'oggetto del desiderio nerazzurro Mariano Troilo, e non attendere l'inverno. I conti, certo, si faranno alla fine. Ma finora il piatto piange.
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