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Pisa, ex Santa Chiara: c’è il compratore. Possibile accordo in autunno

di Luca Cinotti

	Il complesso Santa Chiara
Il complesso Santa Chiara

Si tratta di un importante gruppo del Nord: si stanno definendo i dettagli

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PISA. Gli incontri e le trattative sono in corso. E c’è anche un orizzonte temporale – il prossimo autunno – per la conclusione di una vicenda destinata ad avere un impatto enorme su tutta la città: la vendita del complesso del Santa Chiara.

A farsi avanti, e a mettere sul tavolo proposte e garanzie, è un importante operatore industriale del Nord Italia. Sul nome c’è il massimo riserbo: si sa solo che ha già fatto investimenti molto importanti anche fuori dai confini nazionali e che è considerato affidabile.

Lo scorso aprile Il Tirreno aveva anticipato che era pervenuta una manifestazione di interesse per il Santa Chiara e che il gruppo interessato stava facendo approfondimenti. L’iter è proseguito e ha preso consistenza, così come gli incontri con il raggruppamento di imprese con a capo Finso (Fincantieri infrastrutture sociali), partner della Regione nel project financing per la costruzione del nuovo Cisanello.

Secondo quanto riportato anche dal presidente della Regione Eugenio Giani durante la discussione per l’approvazione del Documento di economia e finanza regionale, si può anche ipotizzare un calendario di massima: la trattativa potrebbe infatti arrivare a un contratto di compravendita vero e proprio nel corso del prossimo autunno. Dopodomani o poco più, insomma.

C’è un punto che non è sottoposto a trattativa di sorta. Quella della somma che Finso deve incassare dalla vendita del (futuro) ex ospedale: 122,5 milioni. Soldi che servono al raggruppamento di imprese per completare il cantiere di Cisanello nei tempi previsti, cioè entro il prossimo anno. Il resto può essere oggetto di valutazioni (a cominciare dalle modalità di pagamento), ma la cifra non è trattabile.

D’altra parte proprio sulla questione dei soldi era colato a picco il precedente tentativo di alienare il complesso, con la cosiddetta operazione “Regenerate Santa Chiara”. La procedura internazionale aveva portato a due offerte, ma entrambe erano state scartate: la prima non riportava alcuna cifra, mentre la seconda si fermava ben lontana dai 122,5 milioni (si parla di un’offerta intorno agli 80 milioni).

A seguito del fallimento di questa trattativa si era parlato anche della possibilità di “spezzettare” il Santa Chiara in tanti lotti. Una soluzione che però è sempre stata considerata in maniera tiepida dal presidente Giani. Anche se – ricordiamolo – si sono già fatte avanti due istituzioni cittadine importanti per la porzione “storica” del Santa Chiara, quella tra piazza del Duomo e via Roma: l’Opera Primaziale e la Scuola Normale.

Il punto è che l’alienazione del Santa Chiara è essenziale per l’equilibrio finanziario del nuovo Cisanello. Anche perché lo Stato non è stato collaborativo sulla questione dell’aumento dei prezzi, che doveva essere affrontato con un fondo governativo approvato nel 2022. Peccato che per il 2025 i soldi richiesti non sono finora arrivati (anche se pare esserci uno spiraglio), mentre per il 2026 il fondo è stato direttamente azzerato. Per questo la Regione ha erogato prima 15 poi 20 milioni, necessari per non far fermare il cantiere del nuovo ospedale.

Da questo punto di vista gli ultimi mesi dell’anno potrebbero essere decisivi. Da una parte, infatti, potrebbe andare in porto l’operazione sul vecchio Santa Chiara.

Dall’altra sono in arrivo i circa 200 milioni che saranno versati dall’Inail per acquistare due edifici (il 10 e il 30) che saranno poi riaffittati all’Aoup. Una volta detratti i costi per l’adeguamento antincendio arriveranno i fondi che si immagina consentano di giungere alla fine dei lavori.

Le prossime settimane, dunque, saranno decisive per capire come finiranno le trattative tra Finso e il potenziale compratore. Discussioni che sono osservate con attenzione dalla Regione ma anche dal Comune, attore protagonista per la questione delle destinazioni urbanistiche del vecchio ospedale.

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