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Sos caro carburante, a Pisa l’allarme del mondo del volontariato: «Così i servizi sono a rischio»
Allarme per i servizi di emergenza e il trasporto sociale: fra trasporti sanitari e sociali, costi in aumento e minori risorse, le associazioni chiedono alle istituzioni interventi concreti per garantire la continuità dei servizi
PISA. Il pieno costa sempre di più e per le associazioni che ogni giorno mettono in strada ambulanze e mezzi per il trasporto sociale il conto rischia di diventare insostenibile. Il caro carburante torna così al centro dell’allarme anche nel mondo del volontariato pisano, che chiede alle istituzioni interventi concreti prima che siano i cittadini a pagare il prezzo della crisi.
Il problema
Dopo il grido di allarme lanciato dalle associazione della provincia, il testimone viene raccolto dal tessuto pisano. A denunciare una situazione sempre più difficile è Alessandro Betti, presidente della Pubblica Assistenza di Pisa che descrive così lo sforzo quotidiano portato avanti dalla sua associazione.
«Il problema del caro carburante è grosso. Già l’anno scorso abbiamo pagato circa 100mila euro in più. Nonostante le nostre rimostranze, però, nessuno ha mosso un dito». Eppure i servizi continuano, devono continuare. «Noi siamo come i coltivatori – spiega ancora Betti–-: dobbiamo andare andiamo avanti lo stesso».
Ma per riuscirci è necessario intervenire spesso sulle altre voci di bilancio, rinviando spese e cercando di contenere i costi dove è possibile. «In sostanza si fanno miracoli – conclude il presidente della Pubblica Assistenza – ma ci sono spese che sono veramente indispensabili, a cominciare dai dipendenti, necessari per garantire la continuità dei servizi».
Il problema non riguarda soltanto una singola associazione. A Pisa la rete del volontariato rappresenta una componente essenziale dell’assistenza sul territorio. La Pubblica Assistenza di Pisa effettua circa 17mila trasporti ogni anno, tra emergenza-urgenza, trasporto sanitario e servizi sociali. Numeri che rendono evidente la dimensione del fenomeno: dietro ogni viaggio c’è una persona che deve raggiungere un ospedale, effettuare una terapia, sottoporsi a una visita o ricevere assistenza.
Costi e servizi
Sul tema, molto complesso, è intervenuta anche Sandra Capuzzi, commissario straordinario della Misericordia di Pisa, che sottolinea come il caro carburante non possa più essere considerato soltanto una questione contabile. «Ho letto il grido di allarme lanciato dalle Pubbliche assistenze sulla questione – spiega Capuzzi –. Oggi non è più solo una criticità di bilancio, ma una vera e propria minaccia alla sostenibilità dei servizi che offriamo ogni giorno alla cittadinanza».
La Misericordia di Pisa ha sostenuto nel solo 2025 una spesa di circa 85mila euro per il carburante. Per i mezzi destinati all’emergenza-urgenza è previsto il recupero delle accise, ma, secondo Capuzzi, si tratta di una misura «del tutto insufficiente».
Ancora più delicata è la situazione dei trasporti sociali. Si tratta dei servizi rivolti ad anziani, persone con disabilità e cittadini che devono raggiungere strutture sanitarie per terapie o visite, in alcuni casi salvavita.
«Per questo settore non è previsto alcun tipo di sgravio o recupero sul carburante – sottolinea Capuzzi –. E il carburante è soltanto una delle voci di spesa. Le associazioni devono sostenere anche i costi per acquistare i mezzi, mantenerli efficienti, effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria».
Ma non finisce qui. «La gestione di un servizio di soccorso o di trasporto sociale non si esaurisce al distributore – prosegue Capuzzi –. I mezzi li acquistiamo noi, la manutenzione è interamente a nostro carico, così come l’adeguamento delle dotazioni di bordo e la formazione obbligatoria. I costi strutturali continuano a salire e gli strumenti attuali di compensazione sono ormai superati dai fatti».
A rendere ancora più fragile l’equilibrio economico delle associazioni c’è poi la crisi del volontariato e il difficile ricambio generazionale. È un circolo difficile da interrompere: aumentano i costi, diminuiscono le risorse disponibili e, nello stesso tempo, la domanda di servizi sul territorio non diminuisce.
Per questo dalle associazioni pisane arriva un appello diretto alle istituzioni. «Chiediamo che le istituzioni non si limitino a riconoscere il valore sociale del nostro operato con attestati di stima – conclude Sandra Capuzzi – ma intervengano con misure concrete e incisive. La situazione è complessa, gli aiuti occorrono adesso, perché difendere le Misericordie e le associazioni di volontariato significa difendere il diritto alla salute di ogni cittadino».
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