Il Tirreno

Pisa

L’intervista

Allarme lupi a Metato, l’esperto: «Sanno pure il giorno dell’organico...»

di Francesco Paletti

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Le parole del biologo Marco Del Frate, dopo l’ultimo assalto a un cavallo da parte di un branco di lupi: «Quegli animali, in un centro abitato, non ci devono stare»

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PISA. Prima la premessa: «Sono un innamorato dei lupi fin da bambino e ho fatto di tutto per farne l'oggetto dei miei interessi professionali e di ricerca». Poi, però, l'indicazione non equivocabile: «Quegli animali, in un centro abitato, non ci devono stare: è un problema di sicurezza, per chi ci vive, ma anche per loro stessi».

E il riferimento non è solo generico, ma anche al branco che da un paio d'anni frequenta Arena Metato e che pochi giorni fa ha sbranato un cavallo appartenente a un maneggio. «Seguo quella situazione dall'inizio: lì c'è anche un problema specifico» spiega Marco Del Frate, biologo naturalista e zoologo, componente del gruppo di ricerca sui grandi mammiferi del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli coordinato dal professor Marco Apollonio.

Dottor Del Frate, qual è la specificità del branco di Arena Metato?

«Il lupo, in generale, è molto diffidente e timoroso nel rapporto con l'uomo. Quel branco, invece, lo è molto meno. In assoluta buona fede, lì è stato commesso un errore che non dovrebbe mai essere fatto. E ora le conseguenze sono difficilmente reversibili».

Che cosa è accaduto?

«Nel 2024 un esemplare in dispersione, ha abbandonato il proprio branco originario nella Tenuta di San Rossore e ha cominciato a frequentare la zona. Solitamente sono situazioni di passaggio dato che il lupo cerca una femmina e un luogo in cui formare un nuovo branco. In quel periodo, un cittadino ha cominciato ad alimentarlo e ciò ha fatto sì che quell'esemplare superasse la naturale diffidenza nei confronti dell'uomo. Ha cominciato ad associare la presenza antropica con la disponibilità di cibo. A ciò si aggiungono le caratteristiche di questo predatore, che è intelligentissimo».

Cioè?

«Il lupo in questione ha incontrato una femmina e si è stabilito ad Arena Metato, mettendo su famiglia dato che poco dopo è nata una cucciolata con sette lupacchiotti. I lupi, non solo apprendono dall'ambiente circostante, ma hanno anche la capacità di insegnare ai piccoli ciò che hanno imparato. Questo ha fatto sì che la familiarità con l'ambiente antropico si sia estesa a tutto il branco ».

Ad oggi, quindi, ci sono nove lupi ad Arena Metato?

«No, adesso sono sei o sette. Una parte dei cuccioli, una volta cresciuti, si è a sua volta distaccata e ha provato a rientrare nella Tenuta di San Rossore, anche se non ce l'ha fatta ed è deceduta. Però altri lupi in dispersione si sono aggiunti al branco di Arena Metato e hanno acquisito le stesse modalità di comportamento: hanno imparato pure il giorno della raccolta dell'organico e per circa un anno se ne sono nutriti. Quanto accaduto al puledro, quindi, purtroppo era largamente prevedibile».

Che cosa bisogna fare in questi casi?

«Lo ripeto: quegli animali lì non possono stare. In casi analoghi si è proceduto con il dislocamento in aree faunistiche ».

Che vuol dire?

«Sono stati prelevati e condotti in aree ampie ma recintate, in cui possono vivere tranquillamente, ma non uscire».

Può essere quella la soluzione ideale?

«Non sta a me dirlo. Sicuramente, però, potrebbe risolvere il problema di Arena Metato in modo assolutamente non cruento».

Chi dovrebbe deciderlo?

«La competenza è regionale ma serve anche il benestare dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e del Ministero dell'ambiente».

Nell'attesa che le decisioni vengano prese, quali precauzioni possono essere messe in campo?

«In generale non bisognerebbe lasciare fonti alimentari che attirano i lupi ma anche altri animali selvatici, come nel caso dei cinghiali a Tirrenia e Marina di Pisa»

Però c'è il problema della raccolta porta a porta dell'organico.

«Vero. Infatti in tanti luoghi d'Italia e d'Europa i n cui vi è la presenza di animali selvatici, questo tipo di raccolta non viene fatta».

Ci sono accortezze specifiche per quanto riguarda gli allevatori?

«Certo. Ci sono recinzioni ad hoc ed è possibile anche l'attivazione di dissuasori. Ma è difficile dire in generale cosa va bene e cosa no: molto dipende dal contesto e anche dagli animali allevati».

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