Economia
Pisa, detenuto riesce a evadere dal reparto psichiatrico dell’ospedale
L’uomo, di nazionalità somala, è stato ritrovato alla stazione. La denuncia della Uil Polizia Penitenziaria: «Ennesimo campanello d’allarme»
PISA. Era piantonato da mesi all’ospedale Santa Chiara, per la precisione nel reparto di salute mentale (Spdc, servizio psichiatrico di diagnosi e cura). Ma nella serata di giovedì 5 febbraio il detenuto originario della Somalia è riuscito a scappare dalla struttura. Una fuga che però è durata soltanto poche ore: l’uomo è stato ritrovato nella notte dagli agenti della polizia penitenziaria nelle vicinanze della stazione di Pisa.
Il sindacato
In ogni caso, secondo il sindacato Uil Polizia Penitenziaria, si tratta di un episodio da non trascurare, che «riaccende i riflettori sulle gravi criticità che affliggono il sistema carcerario italiano. Ancora una volta il personale di polizia penitenziaria si trova a operare in condizioni di estrema difficoltà, segnate da una cronica carenza di organico strutture spesso obsolete e da un sovraffollamento che rende sempre più complessa la gestione della sicurezza interna ed esterna degli istituti». «Non è più accettabile che eventi di tale gravità vengano liquidati come casi isolati – continua il sindacato guidato a livello territoriale da Ernesto Vitiello –. Le responsabilità non possono ricadere esclusivamente sugli operatori, che quotidianamente svolgono il proprio servizio con professionalità e spirito di sacrificio, con turni che vanno quasi sempre oltre le 6 ore previste dal contratto nazionale. Da mesi chiediamo l’integrazione del personale nei nuclei di traduzione e piantonamento, compreso quello pisano, nonostante il provveditorato continui a non incrementare suddetto personale che è palesemente al di sotto del numero previsto dalle piante organiche stabilite dalla stessa amministrazione».
«Vogliamo investimenti»
«La Uil Polizia Penitenziaria chiede con forza al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Ministero della giustizia interventi immediati e concreti: potenziamento degli organici, investimenti in tecnologia e sicurezza, manutenzione delle strutture e una revisione delle politiche di gestione dei detenuti ad alta criticità. Ogni evasione rappresenta un fallimento del sistema e un potenziale rischio per la collettività. Continuare a ignorare gli appelli del personale significa esporre cittadini e operatori a conseguenze sempre più gravi», conclude il Sindacato. Continueremo a denunciare con determinazione queste situazioni, tutelando la dignità, la sicurezza e i diritti delle donne e degli uomini in divisa».
