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Suvereto, il vino è un’impresa al femminile: “La Batistina” festeggia dieci anni

di Stefano Taglione
Suvereto, il vino è un’impresa al femminile: “La Batistina” festeggia dieci anni

La sorelle Margherita Brogi e Irene Batistini guidano l’azienda vinicola di Suvereto: «Puntiamo anche sul biologico e l’obiettivo è una sala degustazioni da 30-40 posti». Le celebrazioni domenica 20 settembre a Torre Mozza

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SUVERETO. «Le vigne sono il vestito di questa collina e noi abitiamo al centro». È questa la frase che più racconta la tenuta “La Batistina” di Suvereto e il rapporto che Irene Batistini e sua sorella Margherita Brogi hanno con l’azienda agricola di famiglia, un’impresa tutta al femminile che domenica 20 settembre a Torre Mozza festeggerà i suoi primi dieci anni di attività. Non soltanto un lavoro, ma una casa per loro. Un luogo nel quale sono nate e cresciute e che oggi stanno provando ad aprire sempre di più al territorio.

La storia è cominciata nel 2016, quando Margherita ha deciso di prendere in mano la tenuta. Irene è arrivata dopo. «Mia sorella, un po’ più grande di me, ha deciso di prendere in mano la tenuta per darle un nuovo volto», racconta. È partito allora un lavoro sui terreni, sulla cantina e sui vigneti. «Abbiamo scelto di prenderci del tempo per fare anche la conversione al biologico, è una cosa a cui teniamo molto». Una scelta che Irene non racconta soltanto in termini di produzione o di mercato: «È una forma di rispetto verso il consumatore essere certificati», sottolinea.

“La Batistina” ha però radici molto più antiche. La famiglia Batistini è a Suvereto dall’inizio del Novecento, quando nella zona che oggi si chiama “Molino della Batistina” c'erano il mulino, i cereali, le pecore e una piccola economia agricola familiare. «C'erano i nostri zii, i nostri nonni, i bisnonni, i biszii, e si occupavano tutti insieme di questo», racconta Irene.

Poi le famiglie hanno cominciato a disperdersi. Alcuni parenti hanno lasciato Suvereto, mentre il padre Daniele ha riunito le terre che erano state divise tra i familiari. Insieme al nonno ha costruito la casa oggi al centro della tenuta e ha piantato le vigne. Le prime sono arrivate negli anni Duemila. La produzione è cominciata tra il 2009 e il 2011, inizialmente quasi come un’attività collaterale.

«All’inizio era quasi più un hobby», racconta Irene. Ma sette ettari e mezzo di vigne e una cantina fanno presto a trasformarsi in un lavoro. Per alcuni anni l’azienda ha venduto soprattutto vino sfuso e uve. Poi la decisione di Margherita di cambiare passo. Oggi i vigneti si estendono su dieci ettari e comprendono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, Malbec e, dal 2020, anche il Vermentino “Colle di Donna”. Una varietà che, non a caso, rende omaggio alle donne della tenuta.

E proprio il ruolo delle donne nel vino è uno degli aspetti sui quali Irene riflette maggiormente. «Vedo sempre più ragazze. Vedo ragazze che si stanno specializzando, che studiano e che si mettono in gioco». Lei e Margherita fanno parte dell’associazione “Donne del Vino della Toscana”, un’esperienza che ha permesso loro di conoscere altre produttrici e realtà femminili del settore, in un mondo che è (ancora) prettamente maschile.

La strada per arrivare alla parità di genere, anche nel vino, è insomma ancora lunga. «Il divario è ancora grande», soprattutto tra il lavoro in vigna e in cantina, dove la presenza femminile resta più bassa, e gli ambiti del marketing, dell’accoglienza e della comunicazione. E c’è anche il tema delle retribuzioni. «Per noi è una doppia battaglia: portiamo avanti il nostro progetto, la nostra azienda e pensiamo alla buona riuscita di tutto ciò. Ma allo stesso tempo lavoriamo tanto territorialmente, tanto a livello nazionale, che internazionale. Rispetto agli uomini, per farci spazio, bisogna fare più “a spallate”», chiosa.

Per Irene e Margherita il vino non è soltanto agricoltura. «È un mondo vastissimo, immenso. È un mondo artistico, legato alla natura, al marketing, al commercio e alle leggi, soprattutto quando si lavora con l’estero». Ed è proprio questa idea ampia del vino che sta guidando i prossimi progetti de “La Batistina”. Uno è già quasi pronto: l'apertura di un vero punto di accoglienza. Il piano terra del casolare, dove un tempo c'erano quattro appartamenti, è stato trasformato in una sala degustazioni capace di ospitare circa 30-40 persone, con cucina e magazzino dedicati e una zona living con camino.

L'obiettivo è semplice, ma ambizioso: «Cercare di essere attivi tutto l’anno come se fosse agosto, sempre, che qui è alta stagione». Irene vuole portare alla Batistina anche chi vive nei dintorni. «Chi è di Suvereto, chi è della Val di Cornia, chi è qua vicino può tranquillamente in un giorno freddo di dicembre, gennaio o febbraio venire a bersi un bicchiere di vino».

E poi c’è il giardino. «Mi piacerebbe tanto aprirlo anche senza prenotazioni», racconta. L'idea è organizzare giornate, aperitivi e occasioni nelle quali le persone possano entrare, sedersi, guardare la vigna e godersi la tenuta. Un progetto che avrà un’anticipazione domenica 20, quando “La Batistina” festeggerà i suoi dieci anni con “Wine, Art and Beats”, a Torre Mozza (dalle 16 alle 21, ingresso 40 euro, prenotazione obbligatoria al 389 3109000). Quattro vini in degustazione, buffet per tutta la serata e il dj set di Jaci. Ma soprattutto l’arte di Andrea Bruci, che realizzerà dal vivo due barrique dipinte.

Durante l'evento saranno esposte anche dieci bottiglie dipinte a mano da Bruci, una per ogni anno della nuova storia della tenuta. «Temi strettamente legati a chi siamo noi, al nostro lavoro, al rapporto con la terra e un po’ al territorio proprio di Suvereto», spiega Irene.

E quelle dieci bottiglie rappresentano soltanto l’inizio. «Vorremmo creare una sorta di galleria permanente a cielo aperto». L'idea è ospitare artisti, soprattutto quelli meno conosciuti, e lasciare nella tenuta qualcosa del loro lavoro: un dipinto, una barrique decorata, una scultura. «L'arte è vino e viceversa, il vino è arte», prosegue. E così l’appuntamento di domenica 20 non vuole essere soltanto la festa per i dieci anni trascorsi, ma «un punto di partenza nuovo», conclude Irene.

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