In aggiornamento
Un elbano nell'inferno del terremoto in Colombia: «Scossa fortissima, ma stiamo bene»
Fabio Bartoli, trentaquattrenne di Marina di Campo, vive a Bogotá con la famiglia: «Abito al quinto piano e non avrei avuto il tempo di scappare»
MARINA DI CAMPO. «La scossa è stata fortissima ed è durata più di un minuto. Noi abitiamo al quinto piano di un condominio e quando c’è il terremoto non hai neanche il tempo di scendere per strada, quindi cerchi di metterti in un punto della casa che reputi relativamente sicuro e aspetti che finisca. Per fortuna a Bogotá non ci sono stati danni importanti e io e la mia famiglia stiamo bene. Non siamo rimasti feriti e il nostro edificio non ha danni strutturali».
Il trentaquattrenne Fabio Bartoli – elbano di Marina di Campo, laureato all’Università di Pisa, città dove ha a lungo vissuto prima di trasferirsi a Salamanca, in Spagna, per ottenere un dottorato di ricerca, e poi in Sudamerica – oggi lavora come docente nella capitale colombiana e in questi giorni, come tutta la popolazione del Paese dove vive, ha dovuto fare i conti con il fortissimo sisma di magnitudo 7,4 che ha provocato decine di vittime e moltissimi feriti. Il bilancio, purtroppo, è in continuo aggiornamento, visto che ci sono tante persone disperse, di cui al momento non si hanno notizie. Le immagini che arrivano dalle città più colpite, come Cali, sono drammatiche. Fabio, fra l’altro, lo scorso giugno aveva già avvertito – anche in questo caso per fortuna senza conseguenze per la sua salute – il devastante sisma avvenuto in Venezuela (furono due le scosse: di 7,2 e 7,5 gradi della scala Richter) che ha provocato circa 5.300 vittime e oltre 16mila feriti. Era mattina presto, a Bogotá, quando si è sentita la violenta scossa. Bartoli era sveglio già da un pezzo e ha informato in diretta parenti e amici di quanto stava accadendo.
«Alle 7,30 – sottolinea il professore toscano – più o meno tutta la Colombia ha iniziato a tremare a causa di un terremoto il cui epicentro è stato registrato nel municipio di San José del Palmar, nella regione del Chocó. Questa è una regione situata nella parte occidentale del territorio colombiano, in cui si concentra una grande percentuale dei discendenti degli schiavi africani che vennero trasportati sul suolo americano durante il periodo coloniale (il nome Chocó richiama appunto il color “cioccolato” della maggior parte degli abitanti della regione). Ad oggi, dopo secoli di quasi totale assenza statale unita a una forte presenza di gruppi criminali, questa regione è sicuramente tra le più povere e meno sviluppate di tutta la Colombia. Se lì non si è pensato di costruire case ed edifici antisismici, è perché già poter pensare di costruirsi una dimora è, per molti, più un’utopia che una vera possibilità. Da queste premesse non è difficile concludere che il sisma ha causato fin da subito delle conseguenze tragiche tra crolli e vittime, le quali sono anche difficilmente quantificabili in così breve tempo». «Il terremoto, la cui intensità ha raggiunto i 7,4 gradi di magnitudo – prosegue Bartoli – ha colpito fortemente anche altre zone del paese come la città di Cali, che è famosa per essere la casa della salsa (il famoso ballo ndr) e, per gli amanti della letteratura, per essere la città di Andrés Caicedo, l’autore di “¡Que viva la música!”, un romanzo stile beat ambientato nella Cali degli anni Settanta. Altre due cittadine molto colpite sono state Pereira e Manizales, i rispettivi capoluoghi dei dipartimenti di Risaralda e Caldas. Queste fanno parte del famoso “Eje cafetero”, una zona conosciuta per il clima particolarmente temperato, i paesaggi spettacolari e, soprattutto, la produzione di caffè. Infatti, se la Colombia è uno dei più grandi esportatori mondiali di caffè, lo deve principalmente a questa zona e alle sue “fincas”, che si dedicano alla sua coltivazione. Il terremoto ha distrutto una parte della cattedrale principale di Manizales, che si trova nel centro della città e che veniva considerata uno dei suoi principali punti di interesse turistico».
Diversi amici di Fabio, che abitano nelle zone più colpite dal sisma, hanno subìto importantissimi danni. Impossibile, almeno nelle prime ore successive al catastrofico evento, mettersi in contatto con loro a causa della rete mobile andata in tilt. «Bisogna sapere che in Colombia la catena montuosa de los Andes attraversa quasi tutto il territorio longitudinalmente: tutte queste zone si trovano sulla catena più occidentale fino ad avvicinarsi alla costa pacifica colombiana. Probabilmente – specifica – in altre zone la popolazione ha sentito meno il “colpo” in quanto gran parte delle vibrazioni sono state assorbite dalla “Cordillera occidental”. Per questo, anche se a Bogotá lo spavento è stato grande, i danni per fortuna sono stati minimi e già in serata abbiamo potuto riprendere le nostre abitudini e, nel mio caso, parlare di quanto accaduto». D’altro canto, «per il nuovo Governo – conclude Bartoli – che ha preso possesso proprio venerdì scorso della città di Cali, si prospetta subito una sfida amministrativa e gestionale con pochi precedenti nella storia recente del Paese sudamericano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
