Il Tirreno

L’operazione

Rapina a San Vincenzo, i soldi trovati in una valigia nella camera di un hotel – Dal blitz in banca alla fuga con 280mila euro nel bagagliaio

di Stefano Taglione

	La filiale di Castagneto Banca a San Vincenzo in cui è avvenuta la rapina e i soldi recuperati dai carabinieri
La filiale di Castagneto Banca a San Vincenzo in cui è avvenuta la rapina e i soldi recuperati dai carabinieri

Salvatore Beltrame, fermato a Novara, ha viaggiato con buona parte del bottino in macchina. Il complice del colpo in banca, Alessandro Rabazzi, aveva con sé hashish e cocaina

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SAN VINCENZO. Quasi tutti i soldi - 281.610 euro su 333.000 - li aveva con sé Salvatore Beltrame, il quarantatreenne arrestato per primo (il 30 dicembre scorso) a Cameri, un comune di poco più di diecimila abitanti in provincia di Novara, «in un albergo dove alloggiava sotto false generalità», ricostruiscono gli inquirenti. Erano nascosti in una valigia, insieme al taglierino che aveva usato per minacciare il cassiere e alle fascette da elettricista con le quali il complice aveva immobilizzato clienti e dipendenti dell’istituto di credito. Quest’ultimo - il ventiquattrenne Alessandro Rabazzi di Monteroni d’Arbia, nel Senese - è stato invece fermato nella notte fra venerdì e sabato scorsi: addosso aveva anche 98 grammi di hashish, oltre un grammo di cocaina e un bilancino di precisione, motivo per cui risponderà anche del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Poi c’è il presunto complice logistico, accusato di favoreggiamento: è il cinquantaduenne Vincenzo Antonio Beltrame - domiciliato a Cecina e originario del comune siciliano di Poggioreale, in provincia di Trapani - che avrebbe ricevuto 8.300 euro in cambio della fornitura di documenti d’identità per favorire la "latitanza" del rapinatore principale».

L’operazione

Emergono ulteriori particolari sugli arresti - anticipati ieri dal Tirreno - messi a segno dai carabinieri della Compagnia di Cecina dopo la rapina alla filiale di Castagneto Banca di San Vincenzo, quella in corso Italia, avvenuta il 29 dicembre scorso. All’operazione - oltre ai militari dell’Arma del comando di Livorno, di Novara e di Monteroni d’Arbia, questi ultimi i luoghi dove sono stati rintracciati i due banditi - hanno collaborato anche i poliziotti della Squadra mobile della polizia, intervenuti sul posto, insieme ai colleghi della scientifica labronica e del commissariato di Piombino. A coordinare l’inchiesta il sostituto procuratore Niccolò Volpe, con i carabinieri diretti dal capitano Domenico Grieco che hanno lavorato senza sosta per recuperare tutti i soldi e assicurare alla giustizia i banditi. Già nel pomeriggio del colpo, a Marina di Cecina, avevano infatti fermato una Bmw Serie 1 con a bordo, come passeggero, Vincenzo Antonio Beltrame (era insieme alla compagna e al figlio, che guidava) trovando nel suo portafogli dopo la perquisizione 13.865 euro, somma di cui non ha saputo giustificare il possesso. Poi, nella sua abitazione, i militari avevano rinvenuto pure i documenti d’identità di Rabazzi. In ogni caso, il cinquantaduenne, dalla giudice per le indagini preliminari Sara Merlini viene ritenuto estraneo all’agguato in banca: «Non è ritenuto provato che fosse a conoscenza delle intenzioni di mettere a segno la rapina», si legge infatti nell’ordinanza di custodia cautelare.

I ruoli

Salvatore Beltrame (a volto scoperto) e Rabazzi (con uno scaldacollo a coprire parte della faccia) sarebbero quindi i due autori materiali del colpo da centinaia di migliaia di euro. I due - incontratisi per la prima volta nelle settimane precedenti in una comunità terapeutica di Grosseto, dato che Beltrame era lì dal 9 dicembre e l’amico dal 22 - si sarebbero quindi rapidamente organizzati mettendo a punto il piano a ridosso di San Silvestro e portando via 333.000 euro in contanti custoditi nel caveau, 35 dollari canadesi, 1.180 franchi svizzeri e 290 dollari statunitensi. Il primo, in particolare, dopo aver chiesto di parlare con il direttore (che però non era presente) avrebbe minacciato il cassiere della filiale con un taglierino per farsi consegnare i soldi, poi riposti all’interno di una borsa blu con il logo della banca («Se fate quello che vi diciamo non vi succede niente», le sue parole); mentre il ventiquattrenne senese avrebbe immobilizzato dipendenti e clienti con delle fascette da elettricista, sequestrando loro i telefonini dopo aver radunato le persone nell’ufficio di segreteria. La terza persona coinvolta - Vincenzo Antonio Beltrame - avrebbe invece «fornito supporto logistico alla consumazione della rapina - è la ricostruzione degli inquirenti - prelevando Rabazzi alla stazione di Grosseto il giorno prima della rapina e fornendogli ospitalità la notte precedente».

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