Montecatini, il Centro islamico si prende del tempo e decide per lo stop alla sede
L’associazione: «Prima concludiamo il ciclo di incontri istituzionali»
Montecatini A un’apertura della sede che sembrava imminente secondo qualcuno - già nell’aprile 2026, quando Il Tirreno dette la notizia della nascita dell’associazione in città - «ai lavori di ristrutturazione e le procedure relative all'eventuale cambio di destinazione temporaneamente in stand-by». Per ora dunque resta tutto fermo nel vecchio ristorante di via del Gallo in zona sud (ex Locanda di Tino 2, prima ancora Direttore), locale individuato per aprire il Centro culturale islamico di Montecatini, già associazione regolarmente istituita e iscritta al registro comunale.
A spiegare i prossimi passi nel segno della più assoluta trasparenza sono il presidente Yaqoob Mohammad e il portavoce Mirko Polese, che nei rispettivi ruoli rappresentano circa 250 famiglie di religione musulmana (ma di tante nazionalità) residenti tra Montecatini e Pieve a Nievole. Perché lo stop alla sede si spiega con l’intenzione di concludere il «ciclo di incontri istituzionali attualmente in fase di organizzazione», dopo un primo summit con i consiglieri di maggioranza e in parte di opposizione (gruppo Fanucci Sindaco) che si è tenuto a fine giugno 2026.
«Il secondo incontro istituzionale al Comune di Montecatini Terme dovrebbe essere organizzato nelle prossime settimane, con l'obiettivo di completare il confronto con i consiglieri comunali e con i rappresentanti dei gruppi consiliari che non hanno partecipato al primo incontro – rende noto l’associazione – il Centro culturale islamico di Montecatini Terme intende quindi mantenere aperto il confronto istituzionale prima di procedere con i successivi passaggi relativi alla sede, nella convinzione che la conoscenza preventiva e il dialogo possano contribuire a un percorso maggiormente trasparente, nel rispetto delle competenze e delle prerogative di ciascun soggetto istituzionale». Questo secondo faccia a faccia in calendario viene considerato «un'ulteriore occasione di ascolto e reciproca conoscenza, con la propria disponibilità a confrontarsi con tutte le sensibilità presenti nel consiglio comunale, senza che il confronto implichi necessariamente condivisione delle rispettive posizioni».
Sintesi: il Centro islamico fa le cose per bene e le comunica pure, sottolineando le proprie posizioni e non arretrando di un millimetro nonostante il putiferio sollevato dal centrodestra cittadino - Lega in primis - che ha fatto arrivare in città l’eurodeputata Susanna Ceccardi e ha poi promosso una raccolta firme da 1700 sottoscrizioni consegnate in municipio, evidenziando a parer loro «incompatibilità urbanistiche» nel vecchio ristorante da riconvertire a luogo di preghiera e di attività culturali legate all’Islam. L’associazione peraltro afferma di aver «provveduto al deposito del proprio fascicolo istituzionale alla Prefettura di Pistoia, proseguendo il percorso di trasparenza e dialogo istituzionale» e inoltre che «tutti i componenti del consiglio direttivo (dieci persone, ndr) hanno aderito volontariamente al Patto nazionale per un Islam italiano, promosso dal ministero dell'Interno, quale espressione della volontà di operare nel rispetto dell'ordinamento giuridico della Repubblica Italiana e dei principi sanciti dalla Costituzione». l
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