Commercio
Montecatini, guai per Banhoff e le sue foto osè. «Sono scatti rubati, denunceremo»
Donne riprese senza consenso dal valdinievolino Gianluca Gliori
Montecatini Se la gogna social può rivelarsi effimera e sparire in un amen - e comunque basterebbe non esserci, oppure fregarsene, beninteso è tutta pubblicità - la questione dovesse finire in Procura, come millantato, allora i guai potrebbero maturare davvero, nel caso i giudici fossero concordi nelle rivendicazioni sostenute.
Protagonista della storia è Ray Banhoff, al secolo Gianluca Gliori, personaggio termale classe 1982, fotografo e scrittore. Proprio da un suo progetto fotografico del 2015 - nomen omen, “Fie” - ne è nata una baruffa cibernetica, rilanciata dall’account Instagram “AesteticaSovietica” dopo che domenica un altro account, “Le vite degli altri”, ha proposto una intervista a Banhoff su quella serie di foto tornate d’attualità e fonte di attriti, probabilmente a sua insaputa ma non è detto.
Comunque l’intervista è sparita così come l’account, eliminato, mentre apriti cielo su “AesteticaSovietica”. Perché “Fie” comprende migliaia di foto scattate di nascosto a donne di Milano, per strada, sul tram, nei locali. Mezzi busti, busti interi, ma anche particolari di pelle e ossa, gambe, caviglie, seni e glutei. Ecco qui. «Quanto da lui fatto non è arte, come sostiene, ma abuso e violazione di diverse leggi. Per questo abbiamo deciso di presentare un esposto alla polizia postale – scrive l’avvocata Cathy La Torre – immagini raccolte, archiviate e diffuse per anni all’insaputa delle persone ritratte, trattate come se fosse il gioco più normale di questo mondo. Il Diritto conosce un’altra parola: consenso. Quando quella base manca, si entra nella violazione delle norme su privacy e protezione dei dati. Con quale diritto un uomo si prende il corpo di migliaia di donne mai conosciute? Con quale diritto le fotografa e le espone? Le ha derubate della cosa più semplice e più sacra: scegliere chi le guarda e come. E questa non è arte, ma un reato». Rincarano la dose i gestori dell’account “AesteticaSovietica”: «Un fotografo racconta serenamente come abbia imparato a pedinare delle donne per strada e fotografarle senza il loro consenso. E la cosa assurda è che lo racconti come fosse parte della propria ricerca artistica, senza rendersi conto della gravità delle sue parole. Pedinare e fotografare le donne e le loro parti intime non è arte, è reato».
Putiferio, da vedere se arriverà nelle aule del tribunale. Da parte sua Gliori - nel video rimosso ma con alcuni spezzoni che è ancora possibile gustarsi - parla di «un esperimento goliardico diventato arte. Con un gruppo di amici abbiamo fatto un gruppo Whatsapp e l’unico scopo era mandarci foto di donne. Veniva visto come una cosa sessista, in realtà era un esperimento goliardico con gli amici che la mattina depressi andavamo al lavoro e dicevamo guarda “ho visto la madonna” e c’erano le foto di una». «Io diventavo lo strumento, la gente non mi vedeva più – afferma ancora – mi avvicinavo e andavo in faccia e scattavo qua o sotto la gonna e non mi vedevano. C’era questa esplosione di sensualità e c’era un occhio che catturava donne anziane, giovani, magre, grasse». Il fotografo comunque si dice «uomo che ama le donne, rispetta le donne e ama esteticamente le donne». E aggiunge anche che «le donne che ho visto a Milano non le ho mai viste nel mondo». Auguri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
