Rapina alla tabaccheria ad Avenza, arrestati due giovanissimi aggressori: l’agguato all’ora di chiusura poi il malore della titolare
I poliziotti li hanno sorpresi mentre passeggiavano non lontani dal Comune. Carraresi, hanno 22 e 23 anni: sono in carcere
CARRARA. I poliziotti li hanno sorpresi mentre stavano passeggiando, insieme, non lontano da piazza II Giugno. Dal Palazzo comunale, e – se vogliamo – dal Commissariato. Uno dei due l’hanno bloccato. Subito. L’altro, amico e complice, è fuggito; ci ha provato, si può dire alla luce di ciò che è accaduto in seguito: entrambi sono in carcere. Parliamo dei due presunti rapinatori che con un blitz giovedì 10 settembre si sono impossessati dell’incasso della giornata di una tabaccheria di Avenza, quella di via Carlo Sforza che si trova quasi di fronte all’ingresso delle Poste. Non hanno solo arraffato i soldi i due che sono giovanissimi: hanno 22 e 23 anni. Hanno anche afferrato, stretto e immobilizzato la titolare della tabaccheria, che era sola e in procinto di chiudere il negozio. Dopo essere stata collaborativa con i poliziotti della volante accorsi ad Avenza, lei si è sentita male: ed è stata ricoverata all’Ospedale delle Apuane.
Le investigazioni
Riavvolgiamo il nastro. Hanno agito a volto scoperto intorno alle 19 di quel giovedì i due e sono stati ripresi dalle telecamere per la sicurezza urbana che ad Avenza, in quella zona, non mancano. I loro volti si vedrebbero perfettamente dai filmati: sono riconoscibili. E il caso vuole che non siano sconosciuti a chi indaga. Entrambi carraresi, i due giovani sarebbero stati in passato coinvolti in altri fatti degni di nota per le forze dell’ordine: si parla di disordini, di episodi con comportamenti “fuori dalle righe”, accaduti anche a Massa; su uno dei due pende il cosiddetto “obbligo di firma”, dovrebbe presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria e non sta rispettando il diktat. Fino al punto della rapina, però, non si erano mai spinti. L’aggressione è stata non armata – niente arma da fuoco, coltello o taglierino – ma tant’è. Una visione meticolosa dei filmati consente inoltre ai poliziotti di ricostruire l’intera dinamica dell’assalto: i minuti precedenti alla rapina, l’irruzione, l’aggressione alla negoziante, lo svuotamento della cassa che conteneva circa tremila euro, e quindi la fuga. Non solo: viene disegnata anche la mappa degli spostamenti dei due complici, prima e dopo. Sanno tutto di loro i poliziotti: non resta che trasmettere la documentazione investigativa al magistrato. Arriva il nulla osta e agli investigatori del Commissariato della polizia di Stato di Carrara, diretto da Gianluca Cariola, non rimane che rispondere a un ultimo quesito: dove sono? Si nascondono? Hanno lasciato Carrara dopo la rapina? L’attività investigativa, dunque, va avanti.
Presi
È martedì 15 settembre: la squadra di polizia giudiziaria del Commissariato è sulle tracce dei rapinatori. Vengono intercettati. Sorpresa, come se niente di rilevante nei giorni scorsi fosse accaduto, sono insieme, camminano per strada, non lontano da piazza II Giugno. Uno dei due viene subito bloccato. L’altro scappa. E i poliziotti gli chiudono le vie di fuga. Si sente in un cul-de-sac e “si consegna”. Vengono portati in Commissariato. Scatta il provvedimento cautelare, l’esecuzione della misura e i due giovani finiscono in carcere a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Gli effetti
Secondo quanto raccolto, dovrebbero essere migliorate le condizioni della tabaccaia aggredita. Era stato il figlio, Matteo Pierami, a confermare al Tirreno il ricovero ospedaliero della madre. All’indomani della rapina, per la tabaccaia Laura c’era stata un’onda di solidarietà e di vicinanza, a partire dai suoi clienti avenzini, ma non solo. Quell’aggressione così fulminea avvenuta in un’attività commerciale lungo una strada, via Carlo Sforza, già mortificata nei mesi scorsi da ruberie e spaccate, aveva avuto effetti sulla comunità, che ha una percezione della sicurezza che fa inesorabilmente i conti con ciò che “dalla strada” arriva e con ciò che in strada accade e resta impunito: non questa volta. Verrebbe da dire che avevano ragione gli avenzini quando chiedevano più occhi elettronici per garantire sicurezza: in questo caso i filmati delle telecamere hanno dato abbrivio alle investigazioni dei poliziotti anche se da soli non sarebbero bastati a colpire il bersaglio e ad abbatterlo. Resta lo sconvolgimento per la giovane età dei due arrestati, per il fatto che abbiano agito – così – a volto scoperto senza neppure tentare di camuffarsi il volto: ma questa è un’altra storia.
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