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Farmoplant, 38 anni fa l’esplosione: bonifiche fatte al 2,6% dei terreni

di David Chiappuella

	Bonifiche nell’area ex Ferroleghe (Foto d’archivio)
Bonifiche nell’area ex Ferroleghe (Foto d’archivio)

Massa-Carrara, per il risanamento complessivo della falda non ci sono ancora tutte le autorizzazioni. Per l’anniversario di luglio è spuntata novità: serve la 3ª proroga per i nulla osta mancanti

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MASSA-CARRARA. Poco più di un mese fa, il 17 luglio, nel 38° anniversario dell’esplosione della Farmoplant – era il 1988 – è emersa una novità: il progetto esecutivo di bonifica unitaria della falda Sin/Sir apuana subirà una terza proroga perché non ci sono ancora tutte le autorizzazioni necessarie. Se ce n’era la necessità, si è riaccesa l’attenzione sull’annosa questione delle bonifiche-mai concluse sotto le Apuane, dove dopo mezzo secolo di industria chimica si attende da quasi 40 anni “il risanamento”.

Bacchettata

A ribadire la gravità della situazione c’è anche la recente sentenza con cui il Consiglio di Stato ha condannato definitivamente Eni Rewind spa e Agenzia sviluppo industriale (Asi) come responsabili dell’inquinamento dell’area Sir ex Italiana Coke.

Cosa c’è-dove

Lì la falda è ancora contaminata da ammoniaca, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e metalli come arsenico, ferro e manganese. Nuove caratterizzazioni, inoltre, hanno confermato contaminazioni significative da cromo esavalente nell’area ex Ferroleghe e da solventi clorurati nell’ex Farmoplant e terreni limitrofi. Le risorse stanziate finora sembrano finalizzate soprattutto ad interventi di messa in sicurezza e contenimento dell’inquinamento, mentre il recupero integrale delle matrici ambientali richiederebbe investimenti molto maggiori. Eppure, dall’istituzione del Sin di Massa e Carrara, legge n. 426/1998, sono passati 28 anni. Il decreto di perimetrazione segnalava la presenza di industria farmaceutica, petrolchimico, impianto siderurgico, area portuale, amianto, discariche ed inceneritore. Nel 2000, all’interno della Zona industriale apuana, restavano solo 153mila metri quadrati disponibili per opere di reindustrializzazione, a fronte di 1. 352. 105 metri quadrati del 1990. Dopo il passaggio di diverse aree contaminate dalla gestione del ministero dell’ambiente a quella della Regione – quando nel 2013 venne istituito il Sir (Sito di interesse regionale) – sono rimaste nel Sin, quindi di competenza nazionale, le aree ex Rumianca ed ex Ferroleghe a Carrara ed ex Farmoplant ed ex Bario a Massa, per un totale di 116 ettari. Le bonifiche di queste quattro aree, però, in cui sono avvenute le attività industriali più inquinanti, hanno sempre proceduto molto a rilento.

Facciamo due conti

Secondo gli ultimi dati del ministero dell’ambiente, nei 116 ettari rimasti come Sin – Sito di interesse nazionale – risulta bonificato solo il 2, 6% dei terreni. Per il risanamento delle acque di falda è stato approvato il progetto presentato da Sogesid Spa, società del ministero dell’ambiente e soggetto attuatore delle bonifiche, ma le attività sono tuttora in corso.

Insinuate

Le sostanze inquinanti presenti nei suoli del Sin/Sir sono soprattutto metalli pesanti, composti organici aromatici, ceneri di pirite con alto tasso di arsenico, piombo e cadmio, scorie di fusione (cromo esavalente) , diossine e furani. Tali materiali non vengono riscontrati solo nei siti industriali dismessi, ma anche in zone residenziali, come l’area Sir di viale da Verrazzano. E sono stati rinvenuti anche in alcuni terreni per i quali c’era già certificazione di bonifica: ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, rendendo necessarie ulteriori opere di disinquinamento. Anche nella falda Sin/Sir si riscontrano cancerogeni: metalli pesanti, cromo esavalente, Ipa, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi, clorurati ed azotati. Il problema risulta evidente: la contaminazione non interessa solo la falda della Zona industriale, ma anche le acque sotterranee delle adiacenti aree residenziali. La sesta edizione di Sentieri, studio epidemiologico nazionale coordinato dall’Istituto superiore di sanità e il progetto Sintesi del ministero della salute, riscontrano una mortalità in eccesso dovuta a tumori ed altre malattie riconducibili all’inquinamento chimico residuo nella popolazione apuana.
 

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