Crisi in Medio Oriente
Massa, misure restrittive dopo l’omicidio Bongiorni. Il sindaco: «Chiusure per prevenire la violenza»
Il primo cittadino: «Necessità di «integrare sicurezza, prevenzione e interventi sociali» per affrontare le nuove fragilità giovanili
MASSA. Le misure sulla movida, la prevenzione della violenza giovanile, il dialogo con i commercianti e i progetti per offrire nuove opportunità ai ragazzi. Dopo l’omicidio di Giacomo Bongiorni e l’introduzione delle ordinanze con chiusure anticipate e zone a vigilanza rafforzata, il sindaco di Massa Francesco Persiani traccia la linea dell’amministrazione tra sicurezza immediata e interventi strutturali. «L’intento è ridurre le occasioni di assembramento eccessivo, abuso di alcol e conflitti spontanei», spiega il primo cittadino, che sottolinea anche la necessità di «integrare sicurezza, prevenzione e interventi sociali» per affrontare le nuove fragilità giovanili.
Sindaco, in seguito all’omicidio Bongiorni sono scattate alcune misure decise dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, tra cui la chiusura anticipata dei locali. In che modo questo può prevenire atti di violenza giovanile?
«Le misure decise dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dopo l’omicidio Bongiorni -- tra cui la chiusura anticipata dei locali e il divieto di vendita di alcolici in vetro dopo le 22 -- rispondono a un’esigenza immediata di contenimento della cosiddetta malamovida. L’intento è ridurre le occasioni di assembramento eccessivo, abuso di alcol e conflitti spontanei, spesso fattori di rischio nelle risse e negli episodi di violenza notturna. Un maggior presidio e un orario ridotto rendono più gestibile il controllo delle zone sensibili e permettono alle forze dell’ordine di intervenire in un contesto più prevedibile e meno caotico».
Non crede che questa misura possa penalizzare l’economia locale in un periodo già di forte sofferenza?
«È una preoccupazione legittima che il Comune condivide. Per questa ragione il provvedimento riguarda un arco temporale limitato (fino al 31 maggio) e solo alcune zone della città, quelle a vigilanza rafforzata. Molti commercianti hanno compreso la finalità della disposizione e, pur non condividendola, sono consapevoli che sia opportuna e necessaria dopo quanto accaduto. A mio avviso, se i centri storici tornano a essere più sicuri, il sacrificio di oggi sarà ripagato domani. Stiamo inoltre mantenendo un dialogo costante con gli esercenti».
Già in passato, in seguito a episodi di risse tra giovani, era stato messo in campo un ampio piano di controlli, affiancato all’aumento delle telecamere, che aveva riportato la pace nelle zone della movida. Negli ultimi mesi, però, i casi stanno di nuovo aumentando. Cosa è successo?
«Negli anni scorsi alcuni episodi di rissa in Piazza Mercurio avevano portato all’adozione di provvedimenti simili a quelli attuali. Da allora la situazione era decisamente migliorata, con una riduzione significativa degli episodi legati alla malamovida e l’azzeramento di quelli più gravi. I controlli delle forze dell’ordine sono rimasti elevati -- spesso con operazioni interforze ad alto impatto nei fine settimana -- e anche il sistema di videosorveglianza è stato potenziato. Tuttavia, si è scelto di non introdurre ulteriori restrizioni, confidando nell’efficacia di queste misure. I controlli e le telecamere hanno funzionato e continuano a essere strumenti fondamentali, ma i fenomeni sociali evolvono: negli ultimi anni sono cambiati i comportamenti giovanili e si sono accentuate alcune fragilità. Questo richiede un aggiornamento continuo delle strategie, integrando sicurezza, prevenzione e interventi sociali».
La violenza giovanile è spesso correlata a contesti familiari in difficoltà, con fragilità emotive, scarse risorse economiche o modelli educativi assenti. Considerando anche l’alto tasso di disoccupazione del territorio, il Comune ha progetti su questo fronte?
«Sì, il Comune è impegnato su più fronti: dal sostegno alle famiglie in difficoltà ai progetti educativi nelle scuole, fino alle politiche attive per il lavoro giovanile. È un lavoro complesso che richiede tempo e collaborazione con altri enti, ma è fondamentale per intervenire sulle cause profonde del disagio. Per quanto riguarda la disoccupazione, ci siamo sempre impegnati, nei limiti delle nostre competenze, a incentivare lo sviluppo economico e a rendere il territorio più attrattivo per gli investitori, così da creare nuovi posti di lavoro e aumentare la ricchezza pro capite».
Anche la mancanza di spazi può spingere i giovani verso la strada, dove l’assenza di punti di riferimento favorisce disagio e marginalità. Ritiene che Massa offra sufficienti opportunità ai giovani?
«Su questo tema ritengo che negli ultimi anni siano stati fatti grandi passi avanti: abbiamo realizzato spazi di aggregazione sana, sostenuto opportunità culturali e sportive e progettato luoghi dove i giovani possano esprimersi positivamente, intercettando importanti finanziamenti integrati con risorse comunali. Posso dire che, come ente pubblico, abbiamo fatto molto, spesso più di quanto proposto dal settore privato».
Tra i progetti del Comune finanziati con fondi Pnrr c’è la "Casa delle Arti" all’ex deposito Cat. Sarà pronta entro quest’anno? Cosa offrirà ai giovani?
«Il progetto della "Casa delle Arti" procede secondo cronoprogramma e l’obiettivo è renderla disponibile entro quest’anno. Sarà uno spazio moderno e multifunzionale dedicato soprattutto ai giovani, con laboratori e attività culturali, musicali e artistiche, pensato come punto di riferimento per la creatività e l’inclusione. Il punto di forza sarà il nuovo auditorium. Inoltre, abbiamo ristrutturato la Biblioteca Giampaoli, il Palazzo Bourdillon e l’ex Mercato Coperto, tutti luoghi rivolti al mondo giovanile e alle loro esigenze di incontro e crescita. Sul fronte sportivo, il nuovo Centro Acquatico Sportivo, di prossima inaugurazione, rappresenterà un fiore all’occhiello della città».
L’omicidio Bongiorni non è legato a dinamiche di bande, come nel caso del duplice omicidio del 2013, e quindi non era prevedibile. Può essere utile un confronto tra istituzioni, forze dell’ordine e scuole?
«Assolutamente sì, ed è già in corso. Il coordinamento tra istituzioni, forze dell’ordine, scuole e realtà del territorio è fondamentale per prevenire situazioni di disagio e intervenire tempestivamente. La sicurezza non si costruisce solo con il controllo, ma anche con la prevenzione e una solida rete educativa. In questo senso è molto importante anche la proposta del Vescovo Fra’ Mario Vaccari di un vero patto educativo che coinvolga tutti i soggetti impegnati nella crescita dei giovani. Come amministrazione siamo pronti a collaborare».
Sul fronte delle bande, crede -- anche alla luce di quanto emerge dai comitati -- che siano ancora attive quelle coinvolte nel duplice omicidio di Natale?
«Dalle informazioni disponibili, provenienti dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto, non si registra oggi una situazione strutturata come quella di anni fa. Tuttavia, l’attenzione resta alta: esistono forme di aggregazione giovanile che possono degenerare ed è per questo che il Comune, insieme alle forze dell’ordine, continua a monitorare il fenomeno e a intervenire in modo preventivo».
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