Il Tirreno

Storia in Tribunale

Fivizzano, nipote di una vittima della strage di Bardine risarcito con 391mila euro

di Pietro Barghigiani
Fivizzano, nipote di una vittima della strage di Bardine risarcito con 391mila euro

Aveva 39 anni, il Tribunale condanna la Germania per crimini di guerra: nell'eccidio morirono 53 persone

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FIVIZZANO. Non era del posto e in quel lembo di terra, trasformato dalle rappresaglie tedesche in un inferno, c’era finito per caso. Aveva 39 anni, una moglie e una figlia di 13. Nato a Viareggio nel 1905 e residente con la famiglia a Pietrasanta. Ucciso senza colpe, in un destino comune ai civili inermi massacrati dall’esercito del Terzo Reich comandati dal maggiore Walter Reder, il boia di Marzabotto e di altre efferatezze per le quali, da uomo libero, dichiarò di non essersi mai pentito. Il 39enne versiliese non sapeva in quei giorni di agosto del 1944 che a breve sarebbe stata eseguita una condanna a morte, con esecuzioni di massa, facendolo finire nell’elenco delle 53 vittime della strage di Bardine.

Era il 19 agosto e in zona i tedeschi, con la complicità dei fascisti locali, si erano resi protagonisti di varie stragi rimaste nell’atlante degli orrori nazifascisti compiuti dopo l’8 settembre 1943, Vinca (162 morti), Mommio (22), San Terenzo Monti (159) e Camporaghena nel comune di Comano (5).

Ora il nipote di uno dei martiri di Bardine ha vinto la causa per risarcimenti danni contro la Germania. Una somma di 391mila euro che potrà essere incassata quando la sentenza sarà definitiva. Pagherà il fondo ristori istituito al ministero dell’Economia e delle finanze.

Il Tribunale di Firenze (giudice Massimo Maione Mannamo) ha riconosciuto come crimine di guerra la morte dell’allora 39enne accogliendo la richiesta del nipote, il figlio della 13enne rimasta orfana in quell’estate di sangue e dolore. Sola con la madre ad affrontare una vita segnata dalla scomparsa del padre, ammazzato in modo barbaro in una rappresaglia in risposta a uno scontro con i partigiani avvenuto a Bardine. Le truppe naziste rastrellarono molti civili diventati numeri da eliminare. L’uomo si trovava in zona casualmente. Insieme con i prigionieri prelevati in precedenza a Valdicastello, il 39enne subì una sorte atroce. I condannati a morte furono legati agli alberi, ai pali, ai tralci di vite e a un autocarro incendiato, per essere poi uccisi con colpi di armi da fuoco alla testa.

«Pur essendo un civile che non aveva preso parte ai combattimenti, venne brutalmente trucidato, lasciando, appena trentanovenne, la giovane moglie e la figlia tredicenne» si legge nella sentenza.

«L’uccisione della popolazione civile avvenuta in località San Terenzo Monti, ove venne ucciso il nonno di parte attrice, integra un crimine di guerra» ricorda il Tribunale rimandando il saldo del risarcimento al Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945. La dotazione assegnata è stata di 20 milioni per il 2023, 13.655.467 euro per ciascun anno dal 2024 al 2026.l
 

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