Previdenza
Prostitute e clienti vip: smantellata la rete tra Massa e Lucca
Due persone arrestate, quindici denunciate. I soldi venivano poi riciclati. Alcune donne, irregolari in Italia, ricorrevano a matrimoni di comodo per restare nel Paese sborsando molto denaro
MASSA. Dopo circa cinque mesi di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni telefoniche, sono stati arrestati i due principali organizzatori di una rete di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione che coinvolgeva donne italiane e straniere (tutte maggiorenni), alcune anche clandestine, che faceva base al Cinquale, in territorio di Montignoso, in cui gravitavano clienti da ben oltre il territorio apuano. Agli arresti sono finiti un artigiano pratese e una donna sudamericana non residente in Italia, entrambi ultracinquantenni.
Da Massa a Carrara, a Forte dei Marmi, Viareggio, Lido di Camaiore e fino a Lucca. I clienti delle prostitute – per la maggior parte professionisti con elevata capacità di spesa (per una prestazione si pagavano anche mille euro) – arrivavano in buona parte dai salotti buoni oltre il confine provinciale. Qualcuno richiedeva che le donne, conosciute su siti di appuntamenti e sfruttate dall’organizzazione, li raggiungessero in luoghi fuori dalla loro abitazione: in quel caso venivano prelevate da un taxi inviato dal cliente, che le avrebbe poi ricondotte al loro domicilio.
Il giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione è stato messo in ginocchio da una brillante operazione della Polizia di Stato di Massa; grazie a un grande lavoro svolto dalla Squadra Mobile, indagine coordinata dalla dottoressa Berno della procura massese.
Alla luce degli elementi probatori raccolti durante l’attività investigativa, l’Autorità Giudiziaria ha poi emesso i provvedimenti di restrizione cautelare. L’artigiano pratese e la donna sudamericana, condannati con rito abbreviato dal tribunale di Massa – lei a tre anni e otto mesi; lui, incensurato, a due anni – adesso sono reclusi nelle case circondariali di Firenze e Prato. Insieme si sono resi responsabili di vari reati: oltre a sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e riciclaggio di denaro.
L’organizzazione, di fatto, era composta anche da altre persone: altre quindici sono state denunciate, a vario titolo, in stato di libertà: figure che per l’organizzazione svolgevano varie attività, come il reclutamento delle prostitute (anche all’estero).
Come spesso accade, a dare il via all’operazione della Squadra Mobile massese sono state avvisaglie scattate da controlli di routine che la Questura apuana dispone per monitorare il territorio e garantire la sicurezza dei cittadini
In particolare, al Cinquale, gli agenti erano intervenuti per riportare la calma tra due persone che litigavano per il parcheggio in una zona che d’estate è sì molto frequentata dai turisti, ma d’inverno solitamente lo è assai poco. L’andirivieni di auto anche in un periodo non estivo aveva subito insospettivo gli agenti della Squadra Mobile che, a quel punto, avevano passato al setaccio tutte le possibili segnalazioni e i movimenti anomali in quella zona, soprattutto in inconsueti orari notturni.
Grazie al meticoloso lavoro di ricostruzione di spostamenti degli indagati e all’analisi della rete di contatti dei due, è stata ricostruita, appunto, l’esistenza di un giro di prostituzione, implementato anche con lo sfruttamento di donne extracomunitarie irregolari, pubblicizzato con inserzioni online. L’attività si estendeva fino alla provincia di Lucca, con tanto di incontri a domicilio del cliente.
Gli imputati avevano ben strutturato la propria organizzazione, prendendo in affitto appartamenti spesso da ignari proprietari che si affidavano a improvvisati intermediari del settore. È stato accertato anche l’utilizzo di carte prepagate attraverso cui riciclare il denaro guadagnato dalle prestazione sessuali.
Nel corso dell’indagine della Squadra Mobile sono emersi anche altri aspetti quali gli stratagemmi utilizzati dalle prostitute per uscire dallo stato di clandestinità: matrimoni di comodo e false assunzioni di lavoro al fine di garantirsi di non essere espulse dall’Italia.
Questi elementi hanno portato alla denuncia di ulteriori soggetti non ricollegabili all’attività di prostituzione, che ricevevano cifre considerevoli di denaro per prestarsi ai matrimoni di comodo.
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