Elezioni a Lucca tra spaccature e ritorni: Pardini da civico, per il centrosinistra Baccelli in pole – I nomi in campo
L’ingresso del sindaco in FdI si allontana e per la successione a Barsanti prende quota Moreno Bruni. Nel campo largo resta il nodo primarie: il Pd punta a un nome condiviso senza consultazioni, Avs e “Lucca è un grande noi” insistono sul voto
LUCCA. A sei mesi o poco più dalle comunali, la politica lucchese è entrata nella fase in cui tutti assicurano che è presto per parlare di candidati e quasi tutti, nel frattempo, parlano di candidati. Il quadro, per ora, è questo: il centrodestra parte da Mario Pardini e discute soprattutto di ciò che gli sta intorno; il centrosinistra invece gira su se stesso senza avere ancora deciso né il candidato né il modo per sceglierlo. Da una parte, insomma, il nome c’è già. Dall’altra ce ne sono parecchi, forse troppi.
Pardini civico, rebus vice
Qui almeno una certezza c’è: Mario Pardini si ricandiderà. «Il mio obiettivo è vincere a Lucca», ribadisce il sindaco. Il vero mistero riguarda semmai la maglia con cui arriverà alle urne. Per mesi il suo ingresso in Fratelli d’Italia è sembrato questione di settimane. Ora non più. Pardini non chiude la porta, ma ridimensiona parecchio l’urgenza dell’operazione. «Non è importante se entro o non entro», spiega. L’idea di aderire a un partito nasceva anche dalla possibilità di avere maggiore forza politica, ma ormai la consiliatura è quasi alla fine e certe valutazioni possono essere rimandate. Tradotto: oggi l’ipotesi più probabile è che Pardini si presenti nuovamente da civico e rinvii l’eventuale ingresso in FdI a dopo le urne.
Lo slittamento produce effetti anche sulla partita del vicesindaco. Gli accordi del 2022 prevedevano una rotazione: dopo Giovanni Minniti (all’epoca Lega) e Fabio Barsanti (Difendere Lucca), nell’ultimo scorcio di mandato dovrebbe toccare a Fratelli d’Italia. Ma anche qui niente è automatico. Tra gli assessori meloniani Nicola Buchignani non sembra interessato, mentre Simona Testaferrata appartiene all’area uscita sconfitta dal congresso provinciale vinto da Michele Giannini. Le quotazioni portano quindi soprattutto verso Moreno Bruni, vicino all’asse Giannini-Zucconi.
Pardini rimanda la palla al partito: «Se il vicesindaco è di un partito che ha più assessori mi farò dare l’indicazione». Per il primo cittadino, comunque, Bruni, Testaferrata e Buchignani andrebbero tutti bene. Dentro FdI, però, c’è anche chi ragiona in maniera più prosaica: vale davvero la pena intestarsi la carica del vice per sei mesi? Molto più importante sarebbe assicurarsela per i cinque anni successivi in caso di riconferma di Pardini. E così resta aperta anche la soluzione Remo Santini, Forza Italia, che avrebbe dato un contrappeso più moderato alla giunta se Pardini fosse entrato in FdI. Oggi Bruni resta avanti, ma non abbastanza da poter già ordinare i biglietti da visita.
Poi c’è Giorgio Del Ghingaro. L’ex sindaco di Viareggio ha appena pubblicato un lungo manifesto sul civismo: partiti importanti, ma amministratori radicati nei territori e capaci di fare rete. Una delle ipotesi che circolano è che possa sostenere Pardini attraverso una propria lista o avvicinandosi alla rete degli amministratori civici che fa riferimento a Cateno De Luca. Pardini non ne sa nulla, ma sull’eventualità di un sostegno la risposta è semplice: «Ne sarei contento». Intanto sul Del Ghingaro gira anche un’altra voce, assai meno elettorale: quella di un possibile ingresso nel collegio sindacale di Leonardo, azienda della difesa controllata dallo Stato.
L’organismo verrà rinnovato con l’assemblea che approverà il bilancio 2026, quindi presumibilmente nella primavera del 2027. Il Mef indicherà cinque nomi, uno potrebbe essere il suo. È un’indiscrezione, ma va tenuta in considerazione.
Baccelli davanti e dietro tutti quanti
Se nel centrodestra manca poco per chiudere il puzzle, nel centrosinistra ci sono ancora diversi pezzi sul tavolo e qualcuno sembra appartenere a una scatola diversa. Stefano Baccelli resta il nome più forte. L’ex assessore regionale è dato in pole come candidato. Ma su di lui esistono resistenze più consistenti di quanto appaia in superficie, soprattutto tra gli alleati del Pd e in una parte dello stesso partito.
Altri nomi continuano a galleggiare: l’ex procuratore di Lucca Domenico Manzione, la psicologa Patrizia Fistesmaire, responsabile del Consultorio della Piana, il sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti e l’ex primo cittadino di Capannori Luca Menesini. Candidature vere? Ancora no. Piuttosto profili di livello tenuti in caldo nell’eventualità che la strada verso Baccelli si chiuda.
Il problema principale, infatti, è diventato il metodo. Il Pd punta a trovare una candidatura unitaria evitando le primarie. Su questa linea si muovono anche Lucca Futura e Sinistra italiana. Avs, Lucca è un grande noi e Socialisti, invece, insistono perché la scelta passi dal voto della coalizione. Le interlocuzioni si sono così congelate. Alla riunione prevista venerdì il Pd non si è presentato e il tavolo si è ridotto a pochi partecipanti. Prima di tornare a discutere con gli alleati i dem vogliono passare dai propri circoli: mercoledì è prevista a Balbano l’assemblea di Sant’Anna, Sant’Alessio e Oltreserchio, poi dovrebbe arrivare un appuntamento comunale.
La sensazione è che le primarie siano diventate il convitato di pietra: ufficialmente il Pd non le vuole, ma una parte della coalizione difficilmente accetterebbe un candidato deciso senza confronto. E se l’accordo saltasse, il rischio concreto è che Avs, civiche e pezzi del centrosinistra si presentino ciascuno con un proprio nome. Con un paradosso perfetto: le primarie non si fanno prima e si finisce per farle direttamente al primo turno. Nel quadro entra anche la partita delle politiche. Alcune ambizioni potrebbero traslocare da palazzo Orsetti a Roma, in cambio di un posto nella lista plurinominale. Insomma, Baccelli è davanti ma la gara è ancora lunga.
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