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Sanità e servizi

Medici di famiglia, c’è un nuovo accordo (e vale anche per la Toscana): incentivi se riducono le ricette

di Gianni Parrini
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Premi legati al contenimento della spesa per i farmaci e alla prevenzione. Intanto, il focus nella Piana lucchese: consumi sopra la media per antibiotici e antidepressivi, prime visite sotto la soglia

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LUCCA. Un fondo da 500mila euro e obiettivi che vanno dalle vaccinazioni al controllo del diabete, passando per farmaci e visite specialistiche. È la cornice del nuovo accordo attuativo aziendale 2026 tra l’Asl nord ovest e i sindacati dei medici di medicina generale. Un’intesa valida retroattivamente dal primo gennaio e destinata a interessare anche i 107 medici di famiglia che, alla fine del 2025, seguivano circa 169mila assistiti nella Piana di Lucca mentre in Valle del Serchio i medici di famiglia sono circa 35.

Il ruolo unico

L’accordo recepisce il riassetto nazionale della medicina generale. Si applica ai medici “a ciclo di scelta”, cioè con una propria lista di pazienti, a quelli a rapporto orario e ai professionisti già entrati nel ruolo unico dell’assistenza primaria. Nella Piana questi ultimi sono poco più di trenta: i nuovi incaricati e i pochi medici passati al sistema che affianca l’attività con i propri assistiti alle ore nei servizi territoriali, ad esempio le famose Case di comunità. Gli obiettivi calcolati sulla popolazione, ovviamente, riguardano solo chi ha pazienti in carico.

Obiettivi e incentivi

Tre gli obiettivi di salute: vaccinazione antipneumococcica per almeno il 40% dei nati nel 1961; due controlli annuali dell’emoglobina glicata per più del 75% dei diabetici di tipo 2; registrazione dell’ipertensione per almeno il 20% degli assistiti dai 16 anni.

Il cuore dell’intesa, però, sta nella cosiddetta “appropriatezza”, ovvero prescrivere farmaci, visite ed esami solo quando necessari e scegliere, a parità di efficacia, le soluzioni più sostenibili (ad esempio i farmaci equivalenti). Il fondo viene assegnato per il 60% in base ai risultati del medico e per il 40% a quelli dell’Aft, il gruppo dei professionisti della stessa area.

Per il singolo medico la spesa farmaceutica pro capite pesa per il 45% dell’incentivo: l’obiettivo è restare entro i 170 euro. Un altro 40% dipende da sei indicatori: antibiotici sotto le dieci dosi giornaliere ogni mille assistiti; antidepressivi sotto la mediana aziendale; meno di venti compresse annue di inibitori di pompa per paziente; maggiore ricorso agli anticoagulanti orali a brevetto scaduto e specifici obiettivi sui farmaci contro il diabete.

Con almeno tre indicatori centrati si ottiene l’intera quota; con due il premio si dimezza. Il restante 15% riguarda le prime visite specialistiche (occorre stare sotto la media regionale) e la vaccinazione antinfluenzale degli over 65 (in questo caso bisogna raggiungere il dato regionale). Per le Aft, invece, i sei indicatori farmaceutici valgono il 33% del risultato. Contano anche sei accessi annuali ai report digitali per medico, almeno l’80% della spesa delle Rsa in distribuzione diretta, la riduzione del 10% di alcuni esami per immagini e il corretto uso della priorità “P”. Non si misura dunque solo quanto si spende, ma come.

Il punto delicato

È qui che si apre un passaggio più sensibile: una parte della retribuzione dipende dal contenimento della spesa e delle prescrizioni. In teoria, dunque, meno il medico prescrive, più guadagna. Ma vederla così sarebbe fuorviante. Il criterio dichiarato è diverso: non negare cure necessarie, ma evitare farmaci o accertamenti privi di indicazione clinica o contrari alle linee guida. Appropriatezza, dunque. Del resto la farmaceutica è una delle voci più pesanti del bilancio sanitario e l’Asl punta a governarla. Nella Piana il tema non è nuovo. Il Piano integrato di salute, sui dati 2024, segnalava criticità nell’appropriatezza e consumi di antibiotici e antidepressivi sopra le medie aziendali e regionali.

I dati Ars 2025 confermano la tendenza: per gli antibiotici la Piana registra 5.273,40 dosi definite giornaliere ogni mille abitanti nell’anno, contro 5.200,83 dell’Asl (+1,4%) e 4.797,23 della Toscana (+9,9%). Per gli antidepressivi il valore è 27.426,60, contro 25.673,60 e 25.798,10: il 6,8% e il 6,3% in più. I numeri misurano però i farmaci erogati ai residenti, non solo le ricette dei medici: non provano da soli un uso improprio, ma indicano un fenomeno da indagare. Più favorevole il quadro delle visite. Nel 2025 i medici della Piana ne hanno prescritte 626,85 ogni mille abitanti, poco sopra la media regionale di 621. Il dato viene però corretto perché gli specialisti prescrivono meno controlli della media. 

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