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Manifattura di Lucca, svelato il progetto Polimea: chi sono i soggetti coinvolti e cosa prevede

di Gianni Parrini

	Una veduta della parte sud della Manifattura
Una veduta della parte sud della Manifattura

La parte sud divisa in quattro aree: formazione, cultura, accoglienza e ristorazione. Una quindicina le società e gli enti in ballo, la governance affidata ai lucchesi

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LUCCA. Formazione, produzione culturale, accoglienza e servizi, ristorazione. Quattro grandi aree e una quindicina di soggetti coinvolti, di cui molti lucchesi. Il Tirreno è in grado di svelare il cuore del progetto Polimea per la Manifattura Sud, la proposta esclusa dalla procedura avviata dal Comune ma che, sottolinea Andrea Rapaccini, amministratore unico di Polimea Lucca impresa sociale, continua a esistere. Un progetto che punta a trasformare gli spazi dell’ex fabbrica in un polo dedicato alla cultura, alla formazione e ai servizi, costruito su un equilibrio tra attività commerciali e funzioni a maggiore impatto sociale. «Stiamo parlando di un bene comune, e un bene comune non è né pubblico né privato: è della comunità. Siamo partiti dall’analisi delle esigenze della filiera culturale e creativa della città. Un progetto nato per i lucchesi, con i lucchesi e che vogliamo sia gestito dai lucchesi. E il gestore è un’impresa sociale, quindi un soggetto non a fini di lucro: proprio per rendere evidente che non stiamo parlando di una speculazione immobiliare».

Formazione

La struttura del progetto ruota attorno a quattro funzioni. «Abbiamo la parte di formazione e alta formazione in ambito artistico e musicale, l’area della produzione artistica, l’accoglienza e i servizi alla città e infine la ristorazione con la food court», spiega Rapaccini. La prima area occupa circa 3mila metri quadrati e coinvolge 7 soggetti. Tra questi il conservatorio Boccherini con un progetto dedicato alla pop music. «Il Boccherini faceva parte del progetto Polimea già agli albori – spiega Rapaccini – Nel frattempo c’è stato un cambio al vertice dell’istituto ma l’interesse è rimasto, per cui lo abbiamo indicato nel progetto come soggetto dell’area formativa». Confermata anche l’Accademia di Belle Arti, con l’ipotesi di trasferire a Lucca le attività legate al diploma di primo livello in fumetto e illustrazione. Entra anche la Scuola Imt, coinvolta per un master in economia dello spettacolo. Restano nel novero anche Jam Academy e Nove Muse che trasferirebbero in Manifattura solo una parte delle loro attività, in particolare quelle legate all’alta formazione. A questi soggetti lucchesi si aggiungono soggetti nazionali: la Fondazione Maimeri, che a Milano gestisce un’accademia di pittura rinascimentale ed è interessata ad aprire una sede a Lucca. L’altro soggetto è Harmonic Innovation , gruppo che vuole creare un hub di innovazione fra musica, arti visive, artigianato e in particolare sui “cultural games”. «L’idea è sviluppare attività di accelerazione e incubazione e portare collaborazioni internazionali».

Produzione culturale

Nella proposta di Polimea circa 2mila metri quadrati sono dedicati alla produzione artistica e culturale, con cinque soggetti coinvolti. Uno di questi è Nove Muse, casa di produzione lucchese fondata da Emiliano Galligani, che organizza il festival Cartasia e gestisce l'Accademia Cinema Toscana , che affianca alla formazione la produzione teatrale e musicale; Ems, la società che si occupa di servizi ed eventi per aziende; Sago srl, la società della famiglia Gialdini, che gestisce i cinema di Lucca, vorrebbe realizzare una grande sala cinematografica interattiva. Nel progetto c’è anche Mpl Comunication di Pier Luigi Stefani per una radio-tv e spazi multifunzionali gestiti direttamente da Polimea. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato mostre esperienziali. Una delle idee è una mostra su Puccini attraverso l’intelligenza artificiale e su questo abbiamo già fatto delle sperimentazioni».

Accoglienza e servizi

La terza area comprende studentato, ostello, welfare, coworking e servizi. Lo studentato occupa circa 2.756 metri quadrati, l’ostello altri mille. Il primo verrebbe gestito direttamente da Polimea, mentre per l’ostello è previsto un operatore specializzato, ovvero Ostello Bello, società di Milano che ha ostelli in tutta Italia. Un ruolo importante spetta a Soecoforma, consorzio di cooperative sociali nato a Lucca. «Fa attività di welfare, supporto educativo per i bambini e progetti di inclusione sociale. E gestisce una serie di servizi attraverso l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati: pensiamo alla reception, alle pulizie e agli altri servizi interni». Multiverso, invece, è una società che gestisce spazi di coworking per artigiani, makers e start-up culturali e creative. Resta inoltre una superficie destinata a palestra e wellness. Inizialmente era coinvolta la Ego di Renato Malfatti, che però ha fatto un grosso investimento per ampliare il centro di Sant’Alessio. Al momento si è tirata fuori, ma la porta non è chiusa.

Food court

La quarta area è quella più commerciale: circa 2mila metri quadrati tra ristorazione e retail. Polimea ha scelto di affidarsi a un operatore specializzato per costruire il mix delle attività. Si tratta di Ristogest, la società di Lecco che a Lucca gestisce già l’ostello di San Frediano. «Hanno sviluppato un progetto ad hoc che prevede di usare anche i dehors nelle piazze interne e il rooftop dell’edificio, che ha una vista bellissima sui tetti di Lucca e sulle colline. L’obiettivo è mettere insieme proposte gastronomiche lucchesi e internazionali, ad esempio un sushi bar, senza perdere l’identità della città». C’è però un problema che condiziona tutto: gli spazi effettivamente utilizzabili. «Il bando parla di circa 14mila metri quadrati ma quelli realmente disponibili sono molti di meno – spiega Rapaccini –. C’è un intero piano dell’edificio che, entrando da piazzale Verdi si trova sulla destra, che non ha le altezze adeguate. In più, dobbiamo togliere scale, disimpegni, locali tecnici e magazzini. Vanno sottratti circa 3.200 metri quadrati. Alla fine quelli effettivamente disponibili sono poco più 11mila». Differenza che pesa soprattutto sulle funzioni con margini più bassi. «Prendiamo lo studentato: più è grande, più posti letto ci sono e più riesce a reggere economicamente. Se gli spazi si riducono, la sostenibilità diventa più complicata».

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