Crisi in Medio Oriente
Lucca, il prestito chiesto a una banca finisce nelle tasche dei truffatori
Operaio di Pescaglia raggirato a causa di un sito internet farlocco
LUCCA. Mai fidarsi di un sito internet per chiedere un prestito in banca. Meglio andare di persone – come si faceva nel Novecento – e parlare con un operatore reale e non virtuale per chiedere le adeguate e necessarie informazioni. Altrimenti il rischio è quello di imbattersi in un sito farlocco e di finire raggirato dai pirati della rete com’è accaduto a un operaio di 65 anni residente a Pescaglia. L’uomo ha richiesto un prestito di cinquemila euro e per cercare di ottenerlo ha dovuto effettuare due bonifici su conti correnti postali per un ammontare di quasi tremila euro. E avrebbe dovuto effettuarne un terzo se non avesse aperto gli occhi e capito che era oggetto di una truffa.
Gli indagati
Al momento sono iscritte nel registro degli indagati due persone entrambe accusate di truffa: una giovane donna di 29 anni residente a Macerata e un coetaneo che abita a Viterbo ed è stato condannato per altri reati (tra cui tentata violenza sessuale, lesioni e pOrto abusivo di armi) a 16 mesi di reclusione. La vicenda risale a un periodo che va dal 7 al 15 settembre del 2025 e le indagini hanno richiesto tempo perché i carabinieri hanno dovuto svolgere accertamenti alla società Poste Italiane in merito agli Iban forniti alla parte offesa dai due indagati.
I fatti
Il 7 settembre 2025 l’operaio di Pescaglia, alla ricerca di una banca per chiedere un piccolo prestito, si imbatteva in rete nel sito, che poi ha scoperto essere fittizio, di un istituto di credito realmente esistente. Sul web l’uomo effettuava la richiesta del prestito e veniva contattato subito tramite Whatsapp da un numero di cellulare iniziando un colloquio con un’operatrice che avrebbe dovuto portare alla stipula di un contratto e all’emissione di un prestito. Dopo aver fornito le sue generalità all’operaio di Pescaglia veniva inviata tramite mail la copia di un contratto in cui erano scritti tutti i parametri del prestito con tanto di importi e firme. Contestualmente l’operatrice gli chiedeva un bonifico di 74 euro per la convalida del prestito datato 9 settembre. Ma dei soldi che l’istituto di credito avrebbe dovuto versare sul suo conto nessuna traccia nonostante il bonifico fosse stato effettuato a favore dell’Iban di un conto corrente postale intestato a una degli indagati. Anziché il denaro il sessantacinquenne riceveva un altro documento da stampare, firmare e re-inviare e, soprattutto, un nuovo pagamento da effettuare per un importo di 199 euro. Lì per lì l’operaio specializzato pensa di non eseguire il versamento. Poi il 12 settembre gli arriva un sollecito: o versa quei soldi o niente prestito. A quel punto l’uomo effettuava il bonifico a un nuovo Iban fornito da quella che lui pensava fosse una banca che risulterà poi intestato alla stessa persona. Il 15 settembre nuovo contatto con l’operatrice e ulteriore richiesta di pagamento di 129 euro sempre sullo stesso conto per far partire la pratica. A quel punto l’operaio decide di vederci chiaro. Non fa ulteriori versamenti e si rivolge ai carabinieri per denunciare l’accaduto. Dalle indagini è emerso che il telefono in rete e dal quale aveva effettuato la conversazione un’operatrice che si spacciava come dipendente della banca era intestato a un prestanome – un ventisettenne residente a Milano – e che i due accrediti effettuati dall’operaio erano finiti sui conti della donna di 29 che a sua volta girava il denaro al coetaneo con precedenti penali.l
