Lucca, villetta esplosa con due morti: installatore nel mirino
La perizia svela le lacune sullo spessore del tubo del gas, la guaina e il posizionamento della conduttura: avrebbero favorito la fuoriuscita della sostanza
LUCCA. Il tubo di rame avrebbe dovuto avere uno spessore di due millimetri e invece era la metà. La guaina non era aderente al tubo e questa condizione avrebbe favorito l’infiltrazione di acqua in una sorta di intercapedine di almeno 4 millimetri. La profondità del collegamento tra bombolone del gas e la cucina non era nei previsti 60 centimetri, ma a 15, con un’esposizione della conduttura alle infiltrazioni che poi l’hanno resa vulnerabile nella propagazione del gas.
I periti nominati dal gup Simone Silvestri ieri pomeriggio in Tribunale hanno messo in fila in oltre tre ore di incidente probatorio quelle che sarebbero state le cause dell’esplosione della villetta nella frazione di Eglio Sassi di Molazzana a causa di una fuga di gas. Era la sera del 21 dicembre 2024 e nello scoppio morirono Seetoh Kwok Meng, 68 anni, di Singapore, manager della Motor Image Subaru e Kai En Chang, 52 anni, originaria di Taiwan.
Nella relazione firmata dall’ingegnere nucleare Marcello Mossa Verre, già direttore tecnico e generale di Arpat, ora in pensione, specializzato in sicurezza e protezione industriale (si è occupato anche del disastro della Costa Concordia) ; Francesca Andreis, ingegnere chimico, funzionaria Arpat nel settore rischio industriale e Andrea Villani, ingegnere chimico nel settore industriale, viene indicata la figura professionale a cui contestare imperizia e negligenza nella realizzazione dei lavori di collegamento del gas.
È l’installatore, 53 anni, di Barga, che aveva certificato i lavori nel 2005, ai tempi della vecchia proprietà. Seetoh Kwok Meng aveva comprato la villetta nel 2019. I periti hanno anche illustrato le condizioni del tubo di rame, segnato da microfori dovuti all’usura del tempo e anche, secondo il documento consegnato al giudice e alle parti, allo spessore ridotto. La fuoriuscita di gas non sarebbe stato un fenomeno improvviso. Il rilascio della sostanza avrebbe avuto tempi lunghi, di anni, fino a quando la cucina non si è saturata (mancava anche una guarnizione a tenuta stagna dell’impianto) con la scintilla dell’interruttore ha provocato la esplosione mortale. Le contestazioni mosse a vario titolo ai 19 indagati, sono omicidio colposo plurimo e crollo di costruzione seguito da incendio. Il gup ha rimesso gli atti al pm Antonio Mariotti per le sue valutazioni al momento di definire le posizioni tra chi chiedere il giudizio o l’archiviazione. L’avvocato Fabio Padovani, rappresentante delle parti civili, a breve chiedere il dissequestro dell’area.
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