Capannori, nascondeva 24 chili di cocaina: condannato a 6 anni e 8 mesi
Il sequestro nell’area di un autolavaggio dove il giovane lavorava
CAPANNORI. Lo avevano arrestato i carabinieri nella primavera del 2025 dopo averlo pedinato per settimane. Dipendente di un autolavaggio, Fabion Kapllani, 20 anni, era accusato di aver avuto la disponibilità di 24 kg di cocaina pura al 95 per cento e di averla occultata in panetti da un kg nell’area dell’attività per cui lavorava (il titolare estraneo ai fatti) . Fu uno dei sequestri più ingenti nella storia della lotta alla droga in Lucchesia quello effettuato nell’indagine partita da Firenze.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, Kapllani ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Il Gup Raffaella Poggi lo ha condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione (il pm aveva chiesto 8 anni) per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo gli inquirenti il valore della sostanza avrebbe superato i 700mila euro. La definizione del procedimento in camera di consiglio chiude la posizione del 20enne, che potrà, comunque, fare appello. Resta sullo sfondo il giro, molto più ampio dell’episodio di Capannori, che avrebbe avuto Brescia come epicentro dell’organizzazione. Indagando su quel fronte i carabinieri di Firenze si erano imbattuti nell’albanese che venne fermato in auto con l’aiuto dei militari della Compagnia di Cortile degli Svizzeri. Kapllani lavorava come dipendente nell’autolavaggio e, all’insaputa del titolare dell’attività, nascondeva la droga in un “casottino” nei paraggi. La droga, stando agli inquirenti, sarebbe poi stata rivenduta attraverso altri spacciatori che provvedevano a rifornire i clienti. Da tempo i carabinieri tenevano d’occhio gli spostamenti in auto del ragazzo. E dopo una serie di appostamenti e pedinamenti avevano individuato il casottino divenuto il magazzino della droga. Il blitz fu concluso quando Kapllani stava trasportando in auto diretto al magazzino due borsoni pieni di cocaina. La perquisizione aveva portato al sequestro di 24 chili di coca suddivisa in altrettanti panetti da un kg, quattro cellulari e materiali per confezionare le dosi come macchine per imbustare in sottovuoto e buste varie. Il giovane era all’apparenza un insospettabile: difficile pensare che dietro a quel traffico da centinaia di migliaia di euro ci potesse essere uno che si guadagnava da vivere lavorando in un autolavaggio. La realtà ha raccontato una storia diversa. E non del tutto svelata su chi gli aveva affidato quel carico con da traffico stile narcos.l
Pietro Barghigiani
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