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LIVORNO. Sono le 21.47 di venerdì sera quando il telefono del diciassettenne viene localizzato per l’ultima volta in viale Alfieri, all’altezza dell’incrocio con via Cherubini, a Livorno. È uscito da casa dopo cena, in sella al suo scooter, e sta andando verso la Venezia per raggiungere alcuni amici. Poi, da quel momento, il vuoto.
Il ragazzo non ricorda nulla di quanto è accaduto. Ora è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Livorno, vigile ma ancora confuso, con fratture multiple riportate nello schianto. Non è in pericolo di vita, ma il quadro resta serio e la prudenza è massima.
A raccontare ciò che la famiglia è riuscita a ricostruire è la madre, Roberta Lasciarfari. «Era uscito come fanno tutti i ragazzi della sua età. Aveva cenato con noi e stava andando a incontrare gli amici. L’ultimo rilevamento di Life360 lo dà lì alle 21.47».
La fascia oraria dell’incidente è dunque ristretta a pochi minuti, tra le 21.45 e le 21.50. Il diciassettenne stava percorrendo viale Alfieri dalla zona di Colline verso viale Carducci. La sua corporatura robusta, osserva la famiglia, può aver contribuito ad attutire conseguenze che, vista la violenza dell’impatto, avrebbero potuto essere ancora più gravi.
Quel che è certo è che il ragazzo è finito a terra dopo una collisione con un altro mezzo e che chi era alla guida non si è fermato a prestare soccorso. Le cause di una fuga senza prestare soccorso, in questi contesti, si individuano principalmente in tre situazioni: conducente a bordo di mezzo rubato, mezzo privo di assicurazione, guidatore sotto effetto di stupefacenti o con tasso alcolemico alto.
I residenti della zona hanno sentito un forte colpo, sono scesi in strada e hanno chiamato il 118.
Il diciassettenne è stato soccorso dalla Misericordia di Montenero e trasportato d’urgenza in ospedale. «Voglio ringraziare le persone che si sono adoperate per aiutarlo – dice la madre –. Se nessuno fosse sceso, sarebbe rimasto lì a terra, al buio, con il rischio che passasse un’altra macchina. Io e mio marito siamo profondamente grati a chi ha chiamato i soccorsi e gli è stato vicino».
Sul posto è intervenuta una pattuglia della polizia municipale, che ha effettuato i rilievi del sinistro e disposto la rimozione dello scooter.
È stata poi la stessa Municipale, poco dopo mezzanotte, a presentarsi a casa dei genitori per informarli di quanto era successo.
Adesso l’obiettivo è dare un nome e un volto a chi si è allontanato dopo l’incidente. La dinamica resta il nodo centrale e prima di domani non ne sapremo di più. In un primo momento si è ipotizzato che il mezzo potesse essere arrivato da via Cherubini oppure aver tamponato lo scooter da dietro. Ma i danni visibili sul ciclomotore invitano a non chiudere troppo presto il quadro. Sulla carena e sul manubrio ci sono rotture importanti e i segni proseguono fino alla zona sotto la pedana.
Elementi che, da soli, non consentono di stabilire con certezza come sia avvenuto l’urto, ma che fanno ritenere possibile anche una collisione laterale più complessa: il diciassettenne potrebbe essere stato affiancato e poi sbilanciato o spinto a terra.
È soltanto un’ipotesi, che dovrà essere verificata sulla base dei rilievi tecnici e di eventuali testimonianze.
Il comandante della Municipale, Joselito Orlando, ha verificato anche la presenza delle telecamere. Proprio all’altezza di viale Alfieri e via Cherubini non ce ne sono.
Il tratto resta scoperto tra l’area dell’ospedale, dove invece gli impianti di videosorveglianza sono presenti, e l’incrocio con viale Carducci, anch’esso sorvegliato.
Ma le indagini possono contare su un altro strumento: il sistema di lettura targhe. I passaggi registrati nella zona e nella stretta finestra temporale dell’incidente potrebbero fornire tracce utili per restringere il cerchio sui veicoli transitati e, nei prossimi giorni, portare all’individuazione del responsabile.
La famiglia, intanto, lancia un appello a chiunque abbia visto qualcosa: un’auto ferma in modo anomalo, un mezzo con danni recenti, una manovra sospetta, oppure semplicemente la scena da una finestra.
Anche un dettaglio apparentemente insignificante potrebbe diventare decisivo. Perché mentre il ragazzo resta in ospedale senza memoria di quei minuti, fuori da quelle stanze c’è ancora qualcuno che sa cosa è successo e ha scelto di andare via.
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