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Livorno, maxi circolo esce dal Consorzio e apre a Porto Immobiliare

di Juna Goti
Livorno, maxi circolo esce dal Consorzio e apre a Porto Immobiliare

Lo storico Circolo della Pesca chiede al Comune di partecipare ai tavoli sui fossi: «La priorità ora è chiarire le competenze tra enti e regolarizzare le concessioni»

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LIVORNO. Si smarca dal Consorzio nautico lo storico Circolo della Pesca che ha casa sugli Scali d’Azeglio. Con i suoi 170 posti barca (da metà degli Scali d’Azeglio fino all’altezza di piazza XX Settembre, passando per piazza Cavour, Scali Saffi e una parte della banchina lato Mercato) è forse la più grande tra le realtà che si affacciano sul circuito dei fossi.

Fondato nel 1947 e affiliato alla Fipsas (la Federazione italiana della pesca sportiva) è presieduto da Bruno Tornesi, che insieme agli altri soci ha delegato l’avvocato e mediatore Massimiliano Cerrai a rappresentare l’associazione nel faccia a faccia con le istituzioni. Perché da quest’anno il maxi circolo ha deciso di non fare più parte del Consorzio nautico. E ha chiesto formalmente al Comune di sedere ai tavoli sul futuro dei fossi.

Cerrai sabato ha scritto sia al sindaco Luca Salvetti che all’assessora al Demanio, Viola Ferroni.

«Sì, perché venerdì abbiamo appreso del tavolo che ci sarebbe stato oggi (ieri, ndr) tra l’amministrazione e il Consorzio nautico, in rappresentanza dei circoli cittadini. Ma il circolo della Pesca non aderisce più al Consorzio e quindi non è rappresentato. Tra l’altro non conosciamo le posizioni che il Consorzio intende sostenere né le proposte tecniche e giuridiche che sarebbero state elaborate sulla base di modelli di co-progettazione. Insomma, non si capisce bene quale sia la sua posizione e la partecipazione diretta del circolo della Pesca può rendere il confronto più completo, dando voce a chi ogni giorno vive una parte rilevante di quest’area».

Il Comune ha risposto?

«Si, ci incontrerà il 28 ottobre».

Scusi ma perché il circolo ha deciso di non rinnovare l’affiliazione al Consorzio?

«Perché di fatto non ci sono mai state interlocuzioni, non si sa quale posizione il Consorzio voglia portare al tavolo. E visti lo spessore e la storia del circolo, si ritiene di poter interloquire senza tramiti. Ora c’è molto di cui parlare».

A cominciare dal fatto che le concessioni lungo i fossi sono tutte scadute.

«Esatto. Per noi la priorità è arrivare quanto prima a un chiarimento tra le amministrazioni interessate sulla titolarità e sulle competenze relative alla gestione dei fossi. L'ultima proroga delle concessioni rilasciate dall’Autorità portuale è scaduta il 31 dicembre 2025 e per quanto ci risulta non è stata ulteriormente rinnovata. Serve quindi un interlocutore amministrativo certo per affrontare il rinnovo delle concessioni e poter poi contribuire alla definizione di una gestione organica ed efficiente dell’intero circuito. È questione anche di regolarità amministrativa: per conto del circolo ho inviato una Pec alla Port Authority chiedendo informazioni sul pagamento della concessione del 2026, perché ad oggi non sono state formalizzate richieste. E il circolo ci tiene ad essere in regola, è una Asd, un po' tutti volontari che cercano di fare le cose al meglio. Ha bisogno di sapere quanto deve pagare, le entrate sono quelle degli associati e ciò che versano poi viene reinvestito anche nella manutenzione. Il circolo cerca di tenere sempre pulito, ordinato, è nel centro della città, davanti passano i barconi dei turisti, ci tiene a offrire un certo decoro. Insomma, i soci cercano di fare del loro meglio con le risorse che hanno, quindi sapere quali sono gli impegni, anche in termini di pagamento delle concessioni, è importante».

Certo.

«Tra l'altro alla concessione è legato anche il pagamento della Labromare per la pulizia dei fossi, pagamento che si continua a onorare. Il punto è che lungo i fossi non ci sono solo specchi acquei destinati all’ormeggio. I fossi sono un patrimonio storico-identitario che appartiene alla città ed è necessaria una gestione attenta alla manutenzione, alla conservazione delle mura, degli scalandroni, al corretto utilizzo dei spazi sia da parte delle realtà associative che commerciali. Una gestione che coordini tutte queste attività con le esigenze turistiche, contrastando le situazioni di illegalità».

Per esempio?

«Barche abbandonate, ormeggi agli scalandroni…»

Parentesi: i posti barca lungo i fossi possono essere venduti?

«Assolutamente no, perché non sono dei soggetti che hanno ricevuto il diritto all’ormeggio. Se noi vediamo annunci di vendita che riguardano gli spazi in concessione al circolo, diffidiamo i diretti interessati dal fare una cosa che è illegittima. Il regolamento prevede una lista di attesa se si liberano posti».

Quindi cosa pensa il circolo dell'ipotesi di affidare la concessione a una società unica, come la Porto Immobiliare?

«Non ha preclusioni rispetto all’ipotesi, che abbiamo letto sulla stampa, di affidare la gestione a una società pubblica o partecipata. Qualsiasi soluzione può essere valutata, purché si fondi su un quadro di certezza normativa e amministrativa che garantisca il rispetto della legalità e coinvolga l'associazione e gli altri soggetti che da anni operano nel circuito dei fossi. L’importante, come dicevo, è che si ripristini la corretta fruibilità di un patrimonio della città, anche nell'ottica dello sviluppo turistico. Vedo personalmente difficile un’alternativa, considerando che ci sono più di 70 concessioni e non credo che in futuro il Comune possa affidarle direttamente. Forse un unico soggetto avrebbe la possibilità di operare in maniera più snella ed efficace, coordinandosi con i circoli».

Dal Consorzio però sono preoccupati per gli eventuali costi, che potrebbero salire di molto.

«Al di là delle scelte che saranno compiute sulla gestione dei fossi, ci auguriamo che i costi a carico delle realtà associative che vi operano restino sostenibili e compatibili con la loro natura di enti senza scopo di lucro. La nautica popolare svolge una funzione sociale e sportiva e deve poter rimanere accessibile. È importante, quindi, che le future scelte gestionali non mettano in difficoltà le associazioni e non finiscano per allontanare dai fossi chi li vive attraverso sport, socialità e passione per la nautica». E conclude: «Intanto spero che sia fatta chiarezza al più presto sulle competenze. È la nostra priorità: poter regolarizzare concessione e pagamenti. E poi cominciare a pianificare dando un contributo alle amministrazioni – quelle che saranno competenti – affinché si trovino soluzioni soddisfino le esigenze di tutti». 
 

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