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Livorno

Il personaggio

Livorno, Piero Bastiani chiude dopo 54 anni: da Fabbricotti a Los Angeles, la storia del parrucchiere delle star

di Donatella Domenici

	Piero Bastiani nel suo negozio, a destra con una modella e sotto con la moglie Fiore
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Piero Bastiani nel suo negozio, a destra con una modella e sotto con la moglie Fiore

Oltre 50 anni in salone insieme alla moglie Fiore: vinse l’Oscar per l’acconciatura al Global Salon Business Award di Los Angeles e rappresentò l’Italia al Mondial Coiffure di Parigi

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LIVORNO. Un altro pezzo della Livorno che fu, entra nei libri di storia. Piero Bastiani United, storico negozio dell’artista delle acconciature Piero, con la moglie Fiore e il figlio Timoty, dopo mezzo secolo (54 anni per la precisione) di tagli, lacca e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, depone le forbici.

Una storia di successo

Una storia di successo e di talento che ha trasformato un’attività nata a inizio anni Settanta in un piccolo negozio di via Accademia Labronica, in un cult delle acconciature catapultando i saloni di via Roma e poi dell’Attias ben oltre i confini cittadini. Su quelle sedie e davanti a quegli specchi è passata la storia di una città, il costume, i cambiamenti, il bello ed il brutto. Ma non solo Livorno. Piero Bastiani, "inventore" del caschetto e del taglio alla selvaggia, accompagnato dalla fedele moglie Fiore, anche lei coiffeur di livello, ha avuto negli anni riconoscimenti da ogni parte del mondo: dall’Oscar per l’acconciatura al Global Salon Business Award di Los Angeles, fino a rappresentare l’Italia al Mondial Coiffure di Parigi, diventando ambasciatore dello stile italiano a Pechino, direttore artistico delle sfilate per il colosso cinese della moda Basic Edition, collaborando con stilisti del calibro di Armani, Fendi e Marras con modelle d’eccezione come Cindy Crawford, senza dimenticarsi degli "apprendisti", con l’apertura dell’Accademia Piero Bastiani United mirata a corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Curioso e sempre un passo avanti agli altri, Piero ha sempre amato raccontare che «l’ispirazione è ovunque, nella strada, fra la gente, in un libro o durante un viaggio».

L’ultimo giorno

Il 31 ottobre sarà la data dell’addio. «Oggi - spiega insieme alla moglie Fiore - nasce un’altra necessità: quella di vivere un momento di libertà. Quindi dopo una vita di lavoro, dedicata esclusivamente al lavoro, abbiamo il bisogno di vivere. Abbiamo girato tutta l’Italia, ricevuto riconoscimenti in Europa e nel Mondo, un po’ di riposo ce lo meritiamo. Vogliamo ringraziare tutti coloro che sono stati accanto a noi nel nostro cammino: le clienti ed i clienti del passato e del presente, che ci hanno dato questa fiducia».Il successo del salone nasce dall’idea di Piero dell’hairstyle che lui ha impersonato: essere non solo un parrucchiere, ma uno scultore che modella la propria creta e ne fa un’opera d’arte. «Abbiamo pettinato - ricorda Bastiani - personaggi di tutti i generi: attori, prime donne, cantanti, ho un archivio infinito. So di aver "educato" Livorno a qualcosa che andasse oltre, rispetto al momento. Ricordo la mia prima giornata di lavoro nel primo negozio, quello in via Accademia Labronica nel settembre del 1972: una mattina, dopo un taglio ad una signora, andai a prendere un panino in un negozio di alimentari. Aspettando il mio turno in fila, la signora, molto livornese, stava commentando: sono andata lì dal quel parrucchiere nuovo, mi ha fatto capelli lisci con il phon! Sinceramente un caschettino fantastico con le "virgoline", ma essendo i tempi del capello cotonato, la signora non ne fu entusiasta. Capii che non andavo bene... ma continuai. Ed a ragione: dopo nemmeno un mese, il negozio era sempre pieno, lavoravo fino alle 23 facendo anche trentotto tagli il giorno».

L’importanza della moglie Fiore

La moglie è stata una dei motivi di successo di Piero Bastiani: «Fiore è una donna intelligente e averla accanto è stato fondamentale, non avrei potuto fare tutto quello che ho e che abbiamo fatto senza di lei». E, poi con la voce rotta dalla commozione, apre altri cassetti dei ricordi: «Soddisfazioni infinite. Ho vinto l’Oscar mondiale a Los Angeles, ho rappresentato l’Italia a Parigi. Sono stato l’unico festeggiato per tre giorni. La gente pagava il biglietto per entrare, 500mila lire, parliamo del 1996. Ero con l’azionista di maggioranza di L’Oreal, per un’ora di fronte alla stampa mondiale, celebrato da tutti, i body guard intorno a noi». E ancora: «Durante gli spettacoli di varie attrici del calibro di Delia Scala o Paola Quattrini, tanto per fare dei nomi, loro mi telefonavano per dire di parlare con il parrucchiere di scena e spiegargli come pettinarle. Ho lavorato con tanti vip: Armani, mi aveva visto tagliare in teatro, e mi chiamò per lo spot di Acqua di Giò che poi è andato in tutti i tabloid».

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