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Il processo

Livorno, lavori di pubblica utilità per un settantenne arrestato con 13,5 chili di hashish in stazione

di Stefano Taglione
Polizia in stazione (foto d'archivio)
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Polizia in stazione (foto d'archivio)

La Squadra mobile, durante un controllo, lo aveva fermato in auto in piazza Dante. Dopo il patteggiamento a due anni, come permesso dalla Riforma Cartabia, ha scelto di sostituire la pena

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LIVORNO. Lavori di pubblica utilità per quei 13,5 chili di hashish trovati in macchina. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria di Giuseppe Grandioso, il settantaduenne livornese originario della Sicilia arrestato in flagranza di reato dalla Squadra mobile della polizia di Stato, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, nell’ottobre di due anni fa con l’ingente quantitativo di droga nell’auto. L’uomo, fino a quel momento incensurato, era stato fermato dagli agenti alla rotonda di piazza Dante, davanti alla stazione ferroviaria di Livorno centrale. Quello che sembrava un normale controllo alle macchine di passaggio aveva portato alla scoperta di un carico di droga leggera dal peso complessivo di 13,5 chili, per un valore stimato in oltre 50mila euro.

L’uomo era stato inevitabilmente arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. In un primo momento era stato portato nel carcere delle Sughere in regime di custodia cautelare, in attesa dell’udienza di convalida. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale aveva poi confermato l’arresto disponendo per lui i domiciliari. A difenderlo l’avvocata livornese Barbara Luceri. Da qualche tempo è arrivata la definizione del procedimento penale. Grandioso, infatti, aveva patteggiato due anni di reclusione – che prevede lo sconto automatico di un terzo della pena – che è però stato sostituito con i lavori di pubblica utilità, previsto dalla Riforma Cartabia.

La vicenda, all’epoca, aveva destato particolare sorpresa per due aspetti: l’età dell’uomo, unita alla sua assoluta assenza di precedenti penali. Grandioso, fino a quel momento, non aveva avuto alcun problema con la giustizia: era incensurato. Gli investigatori si erano imbattuti nei 13,5 chili di hashish durante il controllo dell’auto, scoprendo un quantitativo che, secondo le valutazioni effettuate all’epoca, avrebbe potuto fruttare decine di migliaia di euro sul mercato dello spaccio di droga cittadino. L’arresto era arrivato in un periodo nel quale le forze dell’ordine stavano effettuando numerose operazioni contro il traffico di stupefacenti sul territorio livornese. Pochi mesi prima, nell’agosto dello stesso anno, i carabinieri avevano fermato un quarantunenne marocchino, anche lui incensurato, trovato in possesso di 65 chili di hashish nascosti all’interno di scatoloni e borsoni mentre viaggiava in macchina. Poi si sono succedute le varie operazioni in centro, con decine di arresti e denunce, come la “Penny black”, che si può leggere nell’articolo sopra, che ha portato a 17 richieste di rinvio a giudizio.

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