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Tumore al seno, a Livorno interventi in crescita: cosa fare se si sente un nodulo e come funziona lo screening

di Martina Trivigno

	Il primario Leonardo Barellini (Chirurgia senologica) con la sua é quipe formata da medici e infermieri
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Il primario Leonardo Barellini (Chirurgia senologica) con la sua é quipe formata da medici e infermieri

Il primario della Chirurgia senologica, Leonardo Barellini, fa il punto sull’attività del reparto: «In cinque anni gli interventi sono aumentati, ecco quali sono i comportamenti che aiutano a ridurre il rischio»

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LIVORNO. «Negli ultimi cinque anni gli interventi per tumore al seno sono passati dai circa 240 del 2020 ai 308 del 2025. Un incremento notevole, che si accompagna alla crescita delle nuove diagnosi di tumore alla mammella. C’è stato un grosso aumento dell’attività chirurgica del centro». Il dottor Leonardo Barellini, primario della Chirurgia senologica dell’ospedale di Livorno, parte dai numeri per raccontare l’evoluzione del reparto. Domani (18 ottobre dalle 9,15 alle 13) sarà in piazza Grande per l’iniziativa, nell’ambito del mese rosa, “Investiamo sulla nostra salute: corretti stili di vita contro il tumore al seno”, dedicata alla prevenzione e alla conoscenza dei percorsi di assistenza.

Dottor Barellini, quando si parla di prevenzione si pensa soprattutto alla diagnosi precoce. Ma c’è anche la prevenzione primaria: ce ne parli.

«Sono due aspetti complementari. La prevenzione secondaria, attraverso lo screening mammografico, permette di individuare il tumore in una fase iniziale. La prevenzione primaria riguarda invece i comportamenti che possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia».

Come funziona lo screening in Toscana?

«Il programma regionale prevede un invito diretto alla mammografia per le donne nelle fasce d’età interessate: dai 45 ai 49 anni con cadenza annuale e dai 50 ai 74 anni ogni due anni. Le immagini vengono valutate da due radiologi esperti e, in caso di discordanza, si procede anche con una terza lettura. Se emerge un sospetto, la paziente viene ricontattata per completare gli accertamenti. È importante che le donne conoscano l’affidabilità di questo percorso organizzato. Per questo colgo l’occasione per ringraziare tutti i professionisti che in Azienda si occupano dello screening per l’impegno quotidiano, la competenza e la dedizione con cui portano avanti questa attività, contribuendo a ottenere risultati preziosi nella prevenzione e nella diagnosi precoce del tumore al seno».

L’ecografia può sostituire la mammografia?

«No. L’ecografia non è una metodica di screening da utilizzare autonomamente per la prevenzione. È indicata nelle pazienti con sintomi o quando il medico la ritiene necessaria per approfondire un quadro clinico. Un’ecografia negativa non deve diventare un falso motivo di tranquillità».

Se una donna sente un nodulo o nota qualcosa di anomalo, che cosa deve fare?

«Deve rivolgersi al medico di medicina generale. Esiste un percorso dedicato alle pazienti sintomatiche, proposto proprio da Livorno e condiviso nell’area vasta che comprende le province di Livorno, Pisa, Lucca, Massa-Carrara. In pratica, il medico prescrive gli accertamenti con il codice P013, attraverso il quale la paziente può accedere al percorso tramite Cup, chiamando il numero unico 0585-498498».

Quali sono i vantaggi?

«È previsto un appuntamento con priorità breve, entro dieci giorni. Nella stessa giornata la paziente può effettuare la mammografia, l’ecografia e, quando necessaria, la biopsia. In questo modo si riducono gli appuntamenti separati, gli spostamenti e l’ansia dell’attesa. Gli accertamenti vengono concentrati in un unico accesso, con un solo ticket. Il percorso è rivolto alle donne di qualsiasi età, anche a quelle che partecipano già allo screening».

Passiamo alla prevenzione primaria. Quali comportamenti aiutano a ridurre il rischio?

«La mortalità è in diminuzione, ma le nuove diagnosi continuano ad aumentare. Accanto alla diagnosi precoce, possiamo agire sui fattori di rischio modificabili: mantenere un peso adeguato, fare attività fisica e limitare il consumo di alcol».

Quanto conta il movimento?

«L’attività fisica regolare contribuisce a ridurre il rischio. Le indicazioni generali suggeriscono almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata oppure 75 minuti di attività intensa. Non serve praticare sport agonistico».

E sull’alcol?

«È una sostanza cancerogena e il suo consumo è associato a un aumento del rischio di tumore della mammella. L’obiettivo non è colpevolizzare nessuno, ma fornire informazioni corrette. È importante prestare attenzione anche al binge drinking, cioè al consumo di grandi quantità di alcol in poco tempo, un comportamento particolarmente preoccupante tra i giovani».

Per questo avete organizzato incontri nelle scuole?

«Sì, siamo stati negli istituti superiori di Livorno e Piombino. Informare significa offrire strumenti per compiere scelte consapevoli nel corso della vita».

Dalla prevenzione alle cure: che cosa succede dopo una diagnosi?

«Nella Breast Unit la paziente viene presa in carico da un gruppo multidisciplinare. Le decisioni terapeutiche vengono condivise tra i professionisti, per costruire un percorso personalizzato. La chirurgia ha un ruolo centrale, ma si integra con gli altri trattamenti necessari. Oggi la sopravvivenza globale a cinque anni per il tumore della mammella è intorno al 90 per cento».

La crescita degli interventi è anche il risultato del lavoro della squadra?

«Certo. I risultati sono frutto della collaborazione tra medici, infermieri e tutto il personale. Voglio ricordare i medici Virginia Coli, Benedetta Daicampi e Simone Miccoli e le infermiere di Senologia Mihaela Telegaru, Valentina Martino e Dania Siciliano».

Quali sono le novità sul fronte chirurgico?

«Stiamo sviluppando tecniche di chirurgia oncoplastica che uniscono la radicalità oncologica al miglior risultato ricostruttivo. Tra queste ci sono le tecniche Icap (Intercostal artery perforator, ndr) che utilizzano tessuti vicini alla mammella, mantenendone la vascolarizzazione, per riempire il difetto lasciato dall’asportazione del tumore: in pazienti selezionate consentono di preservare meglio la forma e il profilo del seno».

E ci sono novità per le donne sottoposte a mastectomia?

«Entro la fine dell’anno prevediamo di avviare la dermopigmentazione del capezzolo e dell’areola, eseguita da personale infermieristico adeguatamente formato. È una possibilità per le donne che desiderano recuperare un aspetto del seno il più possibile simile a quello naturale, contribuendo anche al benessere e alla percezione della propria immagine corporea».

Qual è il messaggio conclusivo per le donne?

«Non bisogna avere paura di informarsi e rivolgersi ai servizi sanitari. I progressi di diagnosi precoce, terapie e chirurgia ci consentono di affrontare questa malattia con crescente fiducia. Lo scopo non è solo curare il tumore, ma garantire la migliore qualità di vita possibile. Aderire allo screening, conoscere i percorsi di assistenza e adottare stili di vita corretti sono fondamentali per prendersi cura della salute».

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