Il presidio
«Lasciò che la cagnolina soffrisse»: veterinario condannato - Dovrà risarcire i padroni
Livorno, la Corte d’Appello ha dato ragione in sede civile ai padroni di una Cocker Spaniel riconoscendo ai fini del risarcimento il dolore da loro provato nel vederla star male
LIVORNO. Lasciando che la cagnolina Matilda soffrisse – prima di morire a seguito di un percorso di cure risultato non risolutivo – ha causato sofferenze anche ai due padroni dell’animale. Per questo il veterinario a cui la famiglia si era rivolta è stato condannato a pagare un risarcimento di oltre 20mila euro, tra danni patrimoniali, morali e spese processuali. La Corte d’Appello di Firenze si è pronunciata così dopo la causa civile intentata da una coppia di edicolanti livornesi i quali, assistiti dagli avvocati Antonio Castaldi e Sheila Ripoli, avevano presentato ricorso contro la sentenza di primo grado, vincendolo senza ritenere il veterinario responsabile della morte della cagnolina bensì sottolineando il dolore patito. Ma andiamo con ordine.
I fatti
I fatti al centro del contenzioso sono relativi a una decina di anni fa e riguardano Matilda, Cocker Spaniel che, all’epoca, venne portata da un veterinario a seguito di un’emorragia alla bocca. Il medico effettuò una serie di cure, tra cui l’asportazione di denti, per poi indirizzare i padroni dell’animale a un centro universitario specializzato per un ulteriore intervento chirurgico. Nonostante tutto ciò, la cagnolina, allora 13enne, morì qualche tempo dopo.
La causa
I coniugi proprietari del cane hanno deciso di rivolgersi agli avvocati, intentando una causa contro il veterinario e chiedendogli un risarcimento danni. I due, come detto, non hanno proceduto imputando al medico la morte dell’anziana cagnolina, che pure c’è stata, ma hanno posto all’attenzione del giudice le presunte sofferenze da lei provate durante il periodo delle terapie. Queste sofferenze per la coppia sono infatti riconducibili principalmente all’operato del veterinario che non avrebbe fatto niente per alleviare il dolore dell’animale. Non avrebbe, per esempio, prescritto dei farmaci analgesici o provveduto ad operare in regime di anestesia. Tutto ciò avrebbe causato dolore alla cagnolina e, di riflesso, ai ricorrenti, che per dimostrare la loro posizione si sono anche avvalsi di una consulenza tecnica di parte.
L’esito
La Corte d’Appello di Firenze, alla luce degli elementi analizzati, ha ritenuto di dare ragione ai ricorrenti, contrariamente a quanto era stato espresso dal giudice di primo grado. Ha quindi condannato il veterinario a pagare ai proprietari del cane circa 3. 000 euro di danni patrimoniali e 2. 500 di danni non patrimoniali, cioè quelli morali connessi con la sofferenza provata nel veder stare male il proprio animale da compagnia. Il veterinario deve inoltre saldare le spese legali e per le consulenze tecniche pari a oltre 16mila euro.
I danni morali
Con questa sentenza, citata anche da una serie di siti specialistici, la Corte d’Appello di Firenze riconosce la sussistenza del danno non patrimoniale connesso all’operato del professionista. E, nello specifico, al danno morale subito dai proprietari della cagnolina. Tutto ciò considerando che un animale domestico è parte della famiglia e che, dunque, le sofferenze patite si riflettono anche sugli altri membri. Da qui il risarcimento danni dovuto alla coppia di commercianti livornesi da parte del professionista citato in sede civile.
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