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Livorno, trovato nella "zona rossa": denunciato un uomo

di Redazione Livorno
Polizia in piazza Garibaldi (foto d'archivio)
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Polizia in piazza Garibaldi (foto d'archivio)

Il prefetto: «Ringrazio le forze dell'ordine, il provvedimento funziona. Il Comune ora ci informi sui controlli nei luoghi dove segnalano attività di culto islamico per capire se vi siano criticità di sicurezza»

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LIVORNO. Era nella “zona rossa” di piazza Garibaldi, nonostante il divieto previsto dall’ultimo provvedimento – l’emanazione è del luglio scorso – del prefetto Giancarlo Dionisi. Per questo un cittadino tunisino di 36 anni, regolare in Italia e con precedenti penali, è stato denunciato dalla polizia di Stato per la violazione del provvedimento dell’autorità giudiziaria. A difenderlo è l’avvocata Barbara Luceri.

La "zona rossa"

L’uomo è stato individuato dagli agenti durante un controllo nell’area del centro sottoposta alle misure straordinarie di prevenzione e sicurezza disposte dal Palazzo del Governo. Gli accertamenti hanno consentito di risalire alla sua identità e di verificare la sua posizione sul territorio nazionale. È in possesso del permesso di soggiorno, di conseguenza non sono stati necessari ulteriori adempimenti da parte dell’ufficio immigrazione. Nei suoi confronti è quindi scattata la denuncia, con la contestazione della violazione del provvedimento che disciplina l’allontanamento dall’area interessata. La "zona rossa", istituita nuovamente a partire dal 6 luglio scorso e destinata a restare in vigore per sei mesi, comprende piazza Garibaldi, piazza della Repubblica, piazza dei Mille, via del Pettine, via della Pina d’Oro e via Terrazzini.

Parla il prefetto

Si tratta di una delle principali misure adottate dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per contrastare i fenomeni di degrado urbano e illegalità che da tempo interessano varie zone della nostra città. «La “zona rossa” funziona – spiega il prefetto Giancarlo Dionisi – e l’attività quotidiana delle forze dell’ordine ne conferma l’utilità concreta. Individuare chi viola i provvedimenti e intervenire tempestivamente significa dare efficacia alle misure adottate e una risposta alle legittime aspettative dei cittadini. Sono molto soddisfatto dell’impegno della polizia di stato, dell’arma dei carabinieri e della guardia di finanza, con il supporto dei militari dell’esercito dell’operazione “Strade sicure”. In occasione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica avevo chiesto uno sforzo ulteriore: rafforzare la presenza nell’area della "zona rossa" mantenendo pienamente il controllo delle altre zone della città. A questa richiesta hanno risposto aumentando il proprio impegno, con servizi aggiuntivi, senza sottrarre pattuglie alla vigilanza sul resto del territorio. È anche per questa disponibilità e capacità organizzativa che desidero ringraziarli. È un lavoro di squadra – prosegue Dionisi – fondato sul coordinamento e sulla capacità di tradurre le decisioni assunte in prefettura in controlli e interventi concreti. La maggiore attenzione a un’area particolarmente delicata deve rappresentare una tutela in più per la città nel suo complesso. Ogni cittadino ha il diritto di sentirsi sicuro e di vivere liberamente la propria città: attraversare una piazza, frequentare un negozio, tornare a casa senza timori. Garantire queste condizioni è il nostro compito e dobbiamo continuare su questa strada, con determinazione e costanza. La sicurezza richiede anche il pieno contributo delle istituzioni locali sul versante dei controlli amministrativi. In questo quadro, resto in attesa di un riscontro alla richiesta rivolta al sindaco di verificare i locali nei quali potrebbero svolgersi attività di culto islamico, per accertarne la regolarità e le condizioni di sicurezza. La libertà di culto va pienamente tutelata, così come l’incolumità delle persone che frequentano quei luoghi e il rispetto delle regole. Auspico che queste verifiche vengano effettuate rapidamente e che ne siano comunicati gli esiti alla prefettura. Anche questo significa contribuire, ciascuno per le proprie competenze, alla sicurezza della comunità».

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