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Darsena Europa, Dionisi: «Saranno espiantati e ricollocati 4,6 ettari di posidonia e non più 0,6»

di Martina Trivigno
Posidonia
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Il commissario (e prefetto di Livorno) rassicura e bacchetta Parco e Arpat: «Richieste reiterate e rinvii alimentano i sospetti di condizionamenti, anche politici»

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LIVORNO. «Il progetto è stato aggiornato: l’intervento di espianto e ricollocazione è passato da 0,6 a 4,6 ettari, da 6mila a 46mila metri quadrati, oltre sette volte la superficie iniziale». Il prefetto e commissario straordinario della Darsena Europa, Giancarlo Dionisi, rassicura dopo l’allarme lanciato dal Parco di San Rossore, secondo il quale la maxi-opera «mette a rischio la posidonia, il polmone verde del mare».

Prefetto, qual è la sua risposta alle preoccupazioni del presidente Lorenzo Bani?

«La presenza della posidonia nell’area della Darsena Europa è conosciuta e studiata da tempo. Non è una scoperta di questi giorni: presentarla così, o insinuare che sia stata trascurata, offre ai cittadini un quadro incompleto. La preoccupazione ambientale è doverosa ed è anche la nostra: abbiamo investito in indagini scientifiche e rafforzato le misure di tutela. Gli allarmi devono confrontarsi con l’intero lavoro svolto».

Quali misure sono state messe in campo?

«Già nella Valutazione di impatto ambientale (Via) erano state individuate porzioni di posidonia in diverse condizioni vegetative. Le successive indagini hanno rilevato, nell’area del futuro bacino, una prateria su matte alte, strutture formate dall’accumulo di rizomi, radici e sedimenti. E il progetto è stato aggiornato ».

In che modo?

«I 4,6 ettari sono la superficie da trasferire; i circa 46 ettari sono l’area complessiva individuata per distribuire le zolle e favorire la successiva espansione della prateria. Laddove tecnicamente possibile, saranno trasferite porzioni di vegetazione insieme alla matte e al microhabitat associato, con zolle di circa quattro metri quadrati, ricollocate secondo uno schema a scacchiera. Si interviene su un habitat complesso, con modalità studiate per favorirne attecchimento e sviluppo».

Il Parco sottolinea però che l’attecchimento non è garantito: è così?

«Il successo non può essere dato per scontato e il progetto ne tiene conto. È prevista una fase pilota per verificare sul campo le modalità più efficaci di espianto e ricollocazione, seguita dall’intervento e dal monitoraggio pluriennale. Sopravvivenza, attecchimento e sviluppo saranno misurati con indicatori scientifici. Il rigore richiede sperimentazione e verifiche: non autorizza a dare per certo né il successo né il fallimento».

Quanto sono estese le indagini?

«Le campagne hanno interessato circa 2.360 ettari di area marina, integrando Multibeam per ricostruire tridimensionalmente i fondali, Side Scan Sonar per le immagini acustiche e riprese video mediante Rov, veicoli subacquei comandati a distanza. Sono stati percorsi oltre 43 chilometri, effettuate circa 56 ore di registrazione e raccolti circa 80 gigabyte di dati, elaborati per una cartografia dettagliata degli habitat. I risultati sono stati messi a disposizione dell’Osservatorio ambientale e hanno trovato ulteriore riscontro nel sopralluogo del 1° ottobre sulla Poseidon dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat)».

Che tipo di investimenti sono stati fatti sul fronte ambientale? E a quanto ammontano?

«Circa otto milioni di euro sono stati impiegati nelle attività finora realizzate nell’ambito del Piano di monitoraggio: indagini, campionamenti, analisi, centraline per la qualità dell’aria, caratterizzazione ambientale e progettazione dell’intervento sulla posidonia. La spesa non garantisce da sola l’efficacia delle misure, che va verificata. Ma documenta un impegno concreto: è scorretto sostenere che la tutela sia rimasta sulla carta».

Il monitoraggio riguarda soltanto la posidonia?

«Riguarda l’intero ecosistema marino e costiero: sedimenti, colonna d’acqua, parametri chimico-fisici e idrologici, rumore e qualità dell’aria. I controlli sono articolati prima, durante e dopo l’opera. Il quadro iniziale è essenziale in un’area portuale segnata da attività antropiche e procedimenti di bonifica: permette di distinguere le condizioni preesistenti dalle eventuali variazioni dovute ai lavori. Le verifiche successive serviranno anche a valutare l’efficacia delle misure e la necessità di ulteriori interventi».

Che cosa contesta nel confronto con l’Osservatorio?

«Dell’Osservatorio fanno parte anche il Parco e Arpat. Abbiamo fornito documenti e approfondimenti, rispondendo talvolta a richieste duplicate su materiali già trasmessi. Ogni integrazione necessaria va assicurata, ma bisogna chiarire che cosa manchi e quale decisione debba consentire di assumere. Uno stillicidio di richieste senza un approdo prolunga l’incertezza. Servono passaggi definiti e tempi coerenti con le valutazioni».

Sospetta condizionamenti politici?

«Non attribuisco intenzioni che non posso dimostrare. Ma richieste reiterate e rinvii senza un esito chiaro alimentano il sospetto di condizionamenti estranei alle esigenze scientifiche, anche politici. Non vogliamo pensare che sia così. Per dissipare il dubbio occorre affrontare le questioni nelle sedi competenti e assumere decisioni fondate sui dati. Chiediamo a tutti lo stesso rigore seguito dalla struttura commissariale, fin dalla gestione Guerrieri. Abbiamo anche sottoscritto una convenzione con l’Istituto superiore per la protezione ambientale (Ispra) per rafforzare il supporto scientifico».

Siete disponibili alle compensazioni chieste dal Parco?

«Sì, in un tavolo serio, con proposte scientificamente motivate, obiettivi chiari e impegni verificabili. Gli accordi devono essere rispettati da tutti: finora questo non ha trovato il necessario riscontro. Il dialogo richiede anche la responsabilità di dare seguito a quanto concordato».

Cosa c’è in gioco?

«I lavoratori già impegnati nei cantieri e la sicurezza economica delle loro famiglie. La Darsena Europa può generare migliaia di posti di lavoro, direttamente e soprattutto nell’indotto: una svolta per Livorno, la Toscana e il Paese. Ogni cautela ambientale necessaria deve essere adottata. Ma rinvii e dichiarazioni hanno conseguenze concrete. Il territorio ha diritto a istituzioni capaci di tutelare l’ambiente e assumere le decisioni necessarie per il lavoro e lo sviluppo».l

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