Livorno, la lotta per Gaza e il blocco del porto nel primo libro di Giovanni Ceraolo
Il sindacalista e leader di Usb provinciale ripercorre le tappe labroniche del grande sciopero andato in scena un anno fa
LIVORNO. Non solo le lotte per i lavoratori, quelle al fianco delle famiglie a rischio sfratto e il sostegno ai più poveri. Il leader di Usb Livorno Giovanni Ceraolo – rappresentante di primo piano anche del comitato per gli Orti urbani nel confronto-fiume che va avanti da settimane con il Comune e l’impresa edile Frangerini per preservare il «polmone verde» del quartiere – mette nero su bianco, nel suo primo libro, tutte le tappe dello sciopero generale dell’anno scorso.
“Tre giorni che valgono una vita” è la sua prima (e per ora ultima) fatica letteraria, appena pubblicata dell’editore romano “Red Star Press”, e sarà presentata in anteprima alle 17,30 di giovedì 8 ottobre all’ex Caserma occupata di via Adriana (location decisa all’ultimo momento a causa del maltempo, visto che originariamente l’idea era quella di organizzarla agli Orti urbani ndr). Un secondo appuntamento, fra l’altro, è già in calendario a stretto giro: sabato 10 ottobre al “Book Pride” di Genova, alle 18, nella Sala Camino di Palazzo Ducale. Il suo lavoro, a cui ha dedicato gran parte delle sue energie soprattutto nel luglio scorso, ripercorre le varie tappe dello sciopero generale del 2025, «la lotta degli attivisti livornesi contro il traffico di armi in porto (e il blocco delle navi) e le proteste per il genocidio in Palestina», si legge nella presentazione.
Dalle navi belliche respinte, che ha fatto della nostra città un laboratorio nazionale, alle proteste per l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla, con l’occupazione della stazione del 2 ottobre dell’anno scorso e, negli stessi giorni di cui narra il libro, il presidio sul portellone della Moby Fantasy in partenza per Olbia e, soprattutto, il blocco dello scalo marittimo labronico. «Il mio libro – afferma Ceraolo – ripercorre le lotte di quei mesi, Livorno è una città che sa rispondere alle ingiustizie. È un’esperienza che ho deciso di mettere nero su bianco perché rischiava di andare persa e il ricavato verrà devoluto a una cassa di resistenza per gli scioperi».
«Forse, per qualcuno, tutto sembrava perduto. E magari, per molti, non restava altro da fare che rassegnarsi. Rassegnarsi – si legge nella prefazione di Guido Lutrario, dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base – a condizioni di vita insostenibili, al lavoro che non c’è, alla precarietà, allo sfruttamento, persino al genocidio. Eppure nel corso del 2025 quello che succede racconta qualcosa di segno completamente opposto e, parlando di Livorno, scopre una città intera pronta a riversarsi nelle strade, a riempire le piazze e a riprendersi il porto, occupando le banchine con un solo, inderogabile, obbiettivo: impedire alle navi al servizio delle forze di difesa israeliane di fare il loro comodo, utilizzando la città come base logistica per lo sterminio di massa in corso in Palestina. La parola d’ordine è la stessa che risuona in tutta Italia – “Blocchiamo tutto!” – e, mentre la protesta cresce, assemblee, cortei e barricate scandiscono ore di tensione e di speranza. Portuali, studenti, insegnanti, intere famiglie accorrono alla mobilitazione accesa dall’avventura della Global Sumud Flotilla e la solidarietà con il popolo palestinese si trasforma in azioni concrete, capaci di abbeverarsi alla tradizione della conflittualità sociale livornese ma anche di trasformare la sua opposizione alla guerra nel rifiuto di un intero sistema di sfruttamento, capace solo di produrre devastazione, saccheggio e morte. Questo è il senso dei “Tre giorni che valgono una vita” di cui parla Giovanni: un racconto vissuto all’interno delle mobilitazioni, restituito senza retorica e senza distanza. Una cronaca appassionata, utile a dimostrare una volta di più quella che resta la cruciale importanza dell’organizzazione sociale, della rottura con gli aedi della compatibilità a tutti i costi e del potere di cambiamento insito nell’unità di classe».
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