Il Tirreno

Livorno

Il personaggio

Il livornese che guarda dentro i geni: Alessandro Orsini e la nuova frontiera delle cure per l’epilessia infantile

di Flavio Lombardi

	Alessandro Orsini
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Alessandro Orsini

Dalla formazione tra Livorno, Oxford e Genova alla guida del centro pisano appena promosso al massimo livello nazionale per la gestione dei casi pediatrici più complessi

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Ha 43 anni, è cresciuto alle Sorgenti, ha fatto le elementari alle Thouar, le medie alle vecchie Colombo, oggi Michelangelo, e poi il liceo scientifico Cecioni, indirizzo Brocca, oggi non più esistente. Da Livorno Alessandro Orsini ha costruito passo dopo passo un percorso professionale che lo ha portato prima a Oxford, poi a Genova e adesso a Cisanello, dove oggi è responsabile del Centro per la diagnosi e la cura dell’epilessia dell’età evolutiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana.

Il riconoscimento nazionale

E proprio in questi giorni è arrivato un riconoscimento che pesa: la Lega Italiana Contro l’Epilessia ha accreditato la struttura come centro medico di terzo livello, il massimo previsto a livello nazionale per chi si occupa delle forme più complesse della malattia in età pediatrica. Un traguardo che premia il lavoro clinico sui bambini, la ricerca e una rete costruita negli anni attorno ai casi più difficili. «È un accreditamento nazionale – spiega Orsini – che valuta il centro per il numero e la complessità dei pazienti, per la strumentazione, per la capacità di fare sperimentazione farmacologica e anche per i requisiti scientifici del responsabile».

Un centro all’avanguardia

Il centro dispone di videomonitoraggio EEG diurno, monitoraggio elettroencefalografico continuo in reparto e tecnici dedicati, una configurazione ancora non comune in Pediatria. A questo si aggiunge l’attività di ricerca, con trial farmacologici su nuove molecole e la possibilità di lavorare sulle frontiere più avanzate della terapia. Orsini, del resto, su questa materia ha costruito una parte importante della propria formazione.

Da Oxford al Gaslini

Dopo gli studi ha lavorato in Inghilterra, con una fellowship in un ospedale pediatrico a Oxford. Rientrato in Italia ha concluso la specializzazione e poi svolto un dottorato al Gaslini di Genova, sempre concentrato sull’epilessia. Orsini è anche professore a contratto e svolge attività didattica universitaria, pur precisando di non essere ancora professore universitario di ruolo. Il filo conduttore non è mai cambiato: epilessie complesse, malattie rare e terapie sempre più precise.

Oltre 500 bambini seguiti

Il centro pisano segue ormai più di 500 bambini con epilessia e negli anni è cresciuto non solo nei numeri ma soprattutto nella complessità dei casi. Molti pazienti arrivano da fuori Toscana, in particolare dal sud Italia, Calabria, Sicilia e Campania. La struttura è anche centro accreditato per le malattie rare della Regione Toscana. «Dal punto di vista diagnostico, negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una rivoluzione – racconta Orsini – e negli ultimi cinque sta arrivando anche la rivoluzione terapeutica».

La rivoluzione della genetica

Il punto di svolta è la genetica. In ambito pediatrico una quota molto alta delle epilessie ha infatti una base genetica e oggi strumenti che fino a pochi anni fa non erano disponibili consentono di andare a cercarla con una precisione impensabile. A Pisa è stato implementato un pannello di Next Generation Sequencing capace di analizzare oltre cento geni associati all’epilessia. Nelle encefalopatie epilettiche dello sviluppo, le forme più severe, la causa genetica può essere individuata in una percentuale significativa dei casi. Significa passare da una medicina che si limitava soprattutto a controllare le crisi a una medicina che prova a colpire il meccanismo biologico che le genera. «Quando conosciamo il gene – spiega – possiamo arrivare a terapie sempre più di precisione». È uno dei fronti su cui Pisa lavora attraverso studi e sperimentazioni di fase uno e fase due su farmaci innovativi.

Le forme più complesse

Le forme più difficili restano le encefalopatie epilettiche dello sviluppo. Non si tratta soltanto di crisi più frequenti o più resistenti ai farmaci. In questi bambini l’epilessia può incidere sullo sviluppo neurocognitivo, sul comportamento, sul sonno, sull’attenzione e più in generale sull’intera traiettoria evolutiva. Storicamente tra il 25 e il 30 per cento delle epilessie è farmacoresistente. Ma anche qui qualcosa sta cambiando. «Con le nuove terapie questa percentuale si sta pian piano abbassando», osserva Orsini.

Una nuova qualità della vita

La novità, infatti, non sta solo nel ridurre il numero delle crisi. I farmaci più recenti guardano anche a quelli che gli specialisti definiscono “non-seizure outcomes”, cioè tutto ciò che non riguarda direttamente l’episodio epilettico ma che pesa sulla vita quotidiana del bambino: disabilità intellettiva, qualità del sonno, neurosviluppo, iperattività, tratti dello spettro autistico, benessere complessivo. «Oggi – dice Orsini – riusciamo a migliorare non solo il controllo delle crisi, ma anche aspetti neurocognitivi e la qualità di vita».

L’obiettivo delle terapie geniche

La parola guarigione, però, va usata con prudenza. Alcune forme che esordiscono nell’infanzia possono risolversi, ma per molte epilessie genetiche non esiste ancora una cura definitiva. «La guarigione completa è ancora lontana – chiarisce – anche se riusciamo a modificare molti aspetti della malattia e, in diversi casi, la traiettoria evolutiva dei bambini».

L’orizzonte è quello delle terapie geniche e di trattamenti capaci di intervenire sempre più a monte, sul difetto biologico originario. Una prospettiva che anche nell’epilessia apre scenari impensabili fino a pochi anni fa.

Ricerca e pubblicazioni scientifiche

Dentro questo quadro c’è anche la produzione scientifica personale di Orsini, costruita proprio sulle epilessie farmacoresistenti, sulle malattie genetiche rare e sulle terapie di precisione. Negli ultimi anni ha firmato studi multicentrici sull’impiego di nuovi approcci farmacologici e sul trattamento di sindromi genetiche associate a epilessia, oltre a lavori dedicati a patologie rarissime. Un’attività che si somma alla pratica clinica e che è parte integrante dei requisiti richiesti a chi guida un centro di terzo livello.

Un percorso iniziato a Livorno

Il riconoscimento ottenuto a Pisa vale fino al 2029 e mette nero su bianco un percorso che, per Orsini, era cominciato molti anni prima tra le scuole delle Sorgenti e le aule del Cecioni. Da lì a Oxford, Genova e infine Pisa, senza allontanarsi davvero da Livorno. Nel 2025 era stato tra i presidenti del congresso regionale della Società italiana di Neurologia pediatrica organizzato proprio in città. Oggi guida, a pochi chilometri da casa, un centro che segue bambini da tutta Italia e che prova a portare nella pratica clinica quotidiana una delle sfide più avanzate della medicina pediatrica: trasformare una diagnosi genetica in una cura sempre più su misura.

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