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Livorno

La decisione

Moduli di Fratelli d'Italia stampati con la fotocopiatrice del Comune di Livorno: chiesta l’archiviazione per Perini

di Stefano Taglione
A sinistra uno dei moduli, a destra Alessandro Perini
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A sinistra uno dei moduli, a destra Alessandro Perini

Per la procura il reato di peculato, ammontante a circa 25 euro, rappresenta una «lieve entità del fatto». Cinque le risme di carta per riprodurre le schede del partito di cui il trentaquattrenne è consigliere

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LIVORNO. La procura chiede l’archiviazione per Alessandro Perini nell’inchiesta sui moduli di tesseramento a Fratelli d’Italia stampati utilizzando i computer e le stampanti del Comune. La pubblico ministero Alessandra Fera, la titolare del fascicolo, non ha ravvisato elementi sufficienti per sostenere l’accusa di peculato nei confronti del consigliere comunale e ha chiesto al giudice per le indagini preliminari di archiviare il procedimento. Si tratterebbe – stando a quanto emerso – di una lieve entità del fatto, almeno dal punto di vista economico, sui 25 euro per l’esattezza. Cinque risme di carta, circa 2.500 fogli.

La vicenda era emersa all’inizio dell’anno, dopo il ritrovamento di centinaia di moduli per il tesseramento 2025 a Fratelli d’Italia nella fotocopiatrice collocata al primo piano di palazzo civico, nel corridoio a servizio dei gruppi consiliari. Si trattava dei moduli con lo slogan «Restare coraggiosi», utilizzati dal partito di Giorgia Meloni per la campagna di iscrizioni. Il ritrovamento aveva fatto scattare una verifica interna a palazzo civico e, successivamente, gli accertamenti della polizia municipale, incaricata dopo la segnalazione ricevuta. Il punto da chiarire era se la strumentazione comunale fosse stata utilizzata per un’attività estranea a quella istituzionale e, in particolare, se ci fossero gli estremi per ipotizzare il peculato.

La questione era stata sollevata durante una conferenza dei capigruppo dal presidente del consiglio comunale Pietro Caruso, che aveva richiamato le forze politiche a un utilizzo corretto delle apparecchiature messe a disposizione dei consiglieri. Il segretario generale Michele D’Avino aveva quindi disposto verifiche per ricostruire l’origine delle stampe. Gli accertamenti si erano concentrati anche sul numero delle copie effettivamente realizzate e sul computer dal quale era partito il comando di stampa. Nella fotocopiatrice erano rimasti circa 150 moduli, ma la coda di stampa lasciava ipotizzare che il numero complessivo potesse essere molto più elevato, anche nell’ordine delle migliaia. Nel frattempo Perini aveva affidato ai social la propria versione, sostenendo che Fratelli d’Italia fosse «sotto attacco» e spiegando l’utilizzo dei moduli.

Il consigliere aveva raccontato che quelle schede venivano utilizzate anche negli incontri con cittadini che si rivolgevano al gruppo consiliare per segnalazioni o richieste di aiuto. Secondo la sua ricostruzione, il modulo del partito era ritenuto uno strumento pratico perché conteneva già le clausole relative alla privacy e alla gestione dei dati. «Le schede di iscrizione si possono usare come una specie di archivio», aveva detto Perini, spiegando che attraverso quei moduli era possibile mantenere i contatti con le persone incontrate negli uffici del gruppo e informarle dell’attività svolta in consiglio comunale.

Il caso aveva provocato anche un confronto politico interno al palazzo comunale, con una diffida arrivata da uno dei rappresentanti del partito di Governo nazionale, e minoranza consiliare, affinché non venissero effettuati accertamenti sui computer e sulla strumentazione utilizzata dai consiglieri. Ora arriva la richiesta di archiviazione della procura per Perini, che era stato indagato per peculato, un reato che prevede la reclusione da quattro a dieci anni e mezzo. La parola passa al giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare la richiesta del pubblico ministero e decidere se accoglierla oppure disporre ulteriori accertamenti o, nei casi previsti, la prosecuzione del procedimento.

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