Livorno, la sfida di Stefano: correre con il diabete per 100 chilometri nel deserto del Sahara
Nuova impresa di Giovanneschi, livornese classe 1976. Dal 18 ottobre la prova endurance in Tunisia
LIVORNO. «Era da qualche anno che puntavo la 100 chilometri del Sahara e finalmente la correrò». Stefano Giovanneschi, livornese, classe 1976, lo racconta con la semplicità di chi è abituato a trasformare i desideri in obiettivi. Dal 18 al 24 ottobre sarà in Tunisia per affrontare la 24ª edizione della 100 Km del Sahara, una prova di endurance articolata in cinque tappe e circa 100 chilometri complessivi, tra deserto, fatica e condizioni ambientali impegnative.
Una gara che, nonostante i chilometri complessivi, non si concentra in un'unica prova. «Si parte il primo giorno con 10 chilometri, poi il secondo giorno ce ne sono 42, il terzo giorno due tappe, una da 25 la mattina e una da 10 la sera, mentre l'ultimo giorno si chiude con gli ultimi 15».
Per l’atleta, quella del Sahara non è soltanto una sfida sportiva. È un'altra tappa di una storia cominciata trentadue anni fa, quando, a 18 anni, scoprì di avere il diabete di tipo 1: «Ero donatore di sangue e mi richiamarono perché mi dicevano che i valori della glicemia erano completamente sballati. E da lì è iniziato tutto. Ho sempre continuato a fare sport, anche perché lo sport è una parte fondamentale della terapia per il diabete».
La pallacanestro ha accompagnato per anni la sua vita. Poi, nel 2018, è arrivata la corsa, iniziata quasi per gioco e diventata progressivamente una passione per le lunghe distanze.
Nel 2022 sono arrivate le prime maratone, tra cui la 100 Km del Passatore e la Pistoia-Abetone da 50 chilometri. «Ho visto che anche nelle gare un pochino più estreme i livelli di glicemia e di zuccheri rimanevano abbastanza in ordine. E quindi mi sono appassionato a queste gare a lunghe distanze».
Una passione che Giovanneschi porta avanti contemporaneamente al suo lavoro presso il deposito costiero D'Alesio, al Calambrone, nel settore dei carburanti.
Nel 2025 la sfida è diventata ancora più ambiziosa: Stefano è partito in solitaria da Cortina d'Ampezzo per raggiungere Milano, percorrendo in 13 giorni circa 350 chilometri, con una media di 30-35 chilometri al giorno e un carrello per trasportare il necessario.
«Ero seguito da remoto dalla dottoressa Francesca Pancani e dalla dietista Anna Menasci, che saranno al mio fianco anche nella prossima sfida».
Il controllo della glicemia è uno degli aspetti più importanti durante queste avventure sportive.
«Con il sensore che indosso, che usano tutti i diabetici da un po' di tempo a questa parte, le dottoresse si possono collegare da remoto e vedere come sta andando l'andamento della glicemia».
Una tecnologia che, secondo l'atleta, ha cambiato profondamente la gestione quotidiana della malattia: «Se magari sei in un momento dove la glicemia si sta abbassando, ti squilla il telefono, suona l’allarme, quindi riesci ad evitare quelle botte tremende che qualche anno fa invece non si potevano prevedere».
La preparazione specifica per il Sahara è iniziata a metà luglio.
Stefano è seguito per la corsa da Alessandro Giaconi, dell'Atletica Amaranto, e da Alessandro Scardino, ex pugile, che lo accompagna nel lavoro di ginnastica pugilistica e nel potenziamento della parte superiore del corpo.
«La corsa non è soltanto gambe. C'è anche un coinvolgimento di tutto il corpo e stiamo facendo un programma per rinforzare anche la parte superiore, proprio per avere più stabilità nella corsa».
A spingerlo verso il deserto è stata anche la famiglia. «Era un po' che guardavo questa gara. A mia moglie dicevo: ‘Mi piacerebbe farla’. E lei, per il mio compleanno, insieme alla mia famiglia, mi ha fatto questo regalo. Mi ha iscritto alla 100 km del Sahara».
Il suo obiettivo non è soltanto arrivare al traguardo. Attraverso la propria esperienza, Giovanneschi vuole mostrare «che convivere con il diabete significa prima di tutto conoscerlo e imparare a gestirlo, senza necessariamente rinunciare alle proprie passioni».
Il 18 ottobre, nel deserto tunisino, comincerà così un'altra lunga corsa ma per adesso: «Non ho ancora progetti per il futuro. Per il momento mi godrò al 100% questa esperienza – conclude -. Poi inizierò a pensare alla prossima».
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