Il Tirreno

Livorno

La testimonianza

Livorno, sequestri sul Rio Maggiore. I residenti preoccupati: «Temiamo per i pozzi»

di Stefano Taglione
Sergio Manteri e l'area sequestrata
Sergio Manteri e l'area sequestrata

Sergio Manteri abita in via Montelungo, a ridosso del cantiere post-alluvione: «L’acqua la usiamo per innaffiare, spero non venga inquinata»

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LIVORNO. «Speriamo che i lavori finiscano il prima possibile, non ne possiamo più della polvere che entra in casa e ci sporca le macchine. Siamo però preoccupati dall’inquinamento ambientale: qui abbiamo un pozzo, c’è tanta acqua e ci innaffiamo le piante. La falda acquifera è sicura alla luce di questa scoperta della polizia provinciale?».

A parlare è Sergio Manteri, un residente dei palazzi di via Montelungo che affacciano proprio sul cantiere fra via Cattaneo e via dei Pensieri, quelli dei lavori sul Rio Maggiore post-alluvione dove gli agenti guidati dal comandante Maurizio Trusendi il 22 settembre hanno messo i sigilli a un centinaio di metri cubi di cumuli di terra mischiati a rifiuti di ogni genere, fra cui plastiche, metalli e scarti di demolizione. Secondo il Genio civile quelle tonnellate non sarebbero state utilizzate per riempire le sponde e lunedì scorso, quando sono state trasportate lì, erano pulite e non contaminate. Cosa sia successo dovranno stabilirlo gli inquirenti. Manteri, nel frattempo, come altri abitanti dei condomini della strada (lui fra l’altro è un caposcala ndr) è preoccupato. Alcuni di loro (non lui) vedendo la spazzatura nel pomeriggio di martedì scorso hanno allertato la polizia di Palazzo Granducale, subito intervenuta eseguendo il sequestro preventivo.

«Francamente non temo problemi ambientali per ciò che respiriamo o beviamo – prosegue Manteri – ma se c’è un’infiltrazione sotterranea cosa succede? L'acqua del pozzo non la beviamo, ma viene usata comunque per innaffiare le piante del giardino». E parlando della vegetazione, in Sergio i ricordi prendono il sopravvento: «Quando il Rio Maggiore era ancora tombato – le sue parole – qui davanti avevamo piantato un sacco di alberi, era praticamente una foresta: pioppi, pini e aceri. Eravamo abusivi, perché il terreno era di proprietà del Demanio, ma nessuno fino ai lavori ci ha mai contestato niente. Poi in un giorno è stato distrutto tutto per via dello stombamento. Questioni di sicurezza, l’alluvione è stata terribile».

A pochi metri dal suo garage due operai della “E.D.C” di Limatola, nel Beneventano, stanno lavorando per costruire un muro di cemento: «Qua davanti stanno procedendo nonostante il sequestro, perché è lontano – continua – e fra un po’ ci hanno detto che finiranno. Poi dovranno procedere verso via Cattaneo, demolendo gli spogliatoi del Livorno 9. L’importante è che facciano presto: la polvere è ovunque, i mezzi sollevano un sacco di terra e il mio vicino di casa, solo per fare un esempio, ha sempre la macchina sporca di nero». I rifiuti rinvenuti, in ogni caso, non sarebbero pericolosi stando alle prime verifiche degli inquirenti, che comunque dovranno andare avanti. Anche altri abitanti del condominio sono stupefatti dalla scoperta degli agenti di Palazzo Granducale: «Abbiamo letto sul Tirreno, non sapevamo niente, avevamo comunque visto le fettucce bianche e rosse, ma non capivamo cosa stesse succedendo».

Da alcuni vicini è scattato l’allarme alle forze dell’ordine, che hanno prontamente verificato la segnalazione, sequestrando parte dell'immenso cantiere che il Genio civile della Regione ha appaltato alla “I.G.C.”, Impresa generale costruzioni della provincia di Catania, che a sua volta ha subappaltato alla TecnoWellpoint di Limatola, nel Beneventano, il cui gruppo di appartenenza è riconducibile o comunque vicino all’impresa – la “E.D.C.” che ieri stava completando le opere dalla parte di via dei Pensieri, il cui tratto non è interessato dal sequestro.

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