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Livorno

L'inchiesta

Livorno, controlli sotto le sponde alla ricerca di rifiuti interrati nel cantiere sul Rio Maggiore

di Stefano Taglione
I sequestri della polizia provinciale
I sequestri della polizia provinciale

Verifiche su come siano stati riempiti gli argini del torrente. Analisi nel sottosuolo per capire se la terra sia stata già mischiata a materiale plastico, metalli e scarti di demolizione

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LIVORNO. Accertare se e quali rifiuti siano stati sotterrati nel riempimento delle sponde del Rio Maggiore. Sarà l’obiettivo primario degli inquirenti dopo il sequestro delle tonnellate di spazzatura, oltre cento metri cubi secondo una prima ricostruzione, messo a segno nel tardo pomeriggio di martedì 22 settembre fra i cumuli di terra all’interno del cantiere post-alluvione per lo stombamento del fosso, fra via Cattaneo (alla Rosa) e via dei Pensieri, ad Ardenza. Secondo il Genio civile della Regione, che ha appaltato le opere, la “contaminazione” sarebbe avvenuta successivamente e non sarebbe quindi derivata dallo scavo. Ma sul perché scarti di demolizione, metalli e residui plastici fossero mischiati alla “massa” da utilizzare successivamente per i riempimenti dovrà fare luce la polizia provinciale, allertata dai residenti della zona, che avevano assistito ai mezzi in movimento, e impegnata anche in queste ore a ricostruire quanto accaduto.

La ricostruzione

Gli inquirenti, d’intesa con la procura, dovranno anche comprendere come siano stati svolti i lavori nel corso delle ultime settimane. Capire, cioè, cosa eventualmente sia stato interrato nel sottosuolo. Il comandante della polizia provinciale, Maurizio Trusendi, contattato dal Tirreno non fornisce ulteriori dettagli in merito alla vicenda, su cui c’è il massimo riserbo, ma il sequestro preventivo – come si evince anche dal documento che accompagna le fettucce bianche e rosse a circondare i cumuli di terra mischiati ai rifiuti – è ben riportato nero su bianco in un foglio apposto all’interno del cantiere. In ogni caso, nei prossimi giorni e nelle successive settimane, sarà la procura a decidere come muoversi, eventualmente delegando ulteriori accertamenti tecnici sul materiale utilizzato nell’area oggetto dei lavori pubblici. Al momento non risultano indagati.

Le tempistiche

Stando a quanto emerso, quei cumuli di terra sarebbero stati trasportati nel luogo dove sono stati sequestrati lunedì scorso. Originariamente sarebbero stati puliti, senza i rifiuti, almeno stando a quanto emerso da fonti vicine al Genio civile. Poi martedì 22 settembre – come raccontato nell’edizione del 23 settembre del Tirreno – i residenti della zona, in particolare quelli di via Montelungo, avrebbero assistito a un viavai di mezzi carichi di rifiuti, con la spazzatura abbandonata in mezzo a quella terra: «Li abbiamo visti mentre li interravano, era chiaramente spazzatura», le parole di uno di loro. Terra che, quindi, a quel punto la ditta incaricata non avrebbe più potuto utilizzare per riempire le sponde, in quanto “contaminata” dai rifiuti. Per riempirle, secondo le normative, bisogna utilizzare quella scavata (e pulita, come sarebbe stata in origine) o materiale riciclato prodotto da ditte specializzate, anche a Livorno. Secondo il Genio civile, comunque, quella terra non sarebbe stata utilizzata, almeno in quelle condizioni, per riempire le sponde.

Cantiere operativo

Il cantiere, il 23 settembre, era in parte operativo nell’area lontana dai sequestri. C’erano due operai, dal lato di via dei Pensieri-via Montelungo, che stavano lavorando su un muro di cemento. «Qua possiamo continuare a lavorare, ci occupiamo del muro di cemento, al 100%, non mescolato. Il sequestro? È di là, riguarda i colleghi, credo sia una questione di smaltimento di rifiuti, martedì 22 sono venuti i poliziotti e hanno messo i sigilli. Non so cosa sia successo, ma a noi non riguarda: possiamo continuare a operare», spiega uno dei lavoratori della ditta “E.D.C.” di Limatola, in provincia di Benevento, accanto al furgone con il logo della loro società, che contattata dal Tirreno non rilascia dichiarazioni. Questo lotto dei lavori è stato affidato alla “I.G.C.” (Impresa generale costruzioni), un’azienda della provincia di Catania, che l’ha poi subappaltato alla TecnoWellpoint di Limatola, sempre nel Beneventano dove ha sede la “E.D.C.”, che sarebbe riconducibile allo stesso gruppo. A questo scopo la polizia provinciale sta svolgendo accertamento documentali.

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