Addio a Massimiliano Dinelli, l’avvocato di Livorno con il cuore in Africa
Lasciata la professione, da autunno a primavera si trasferiva a Malindi, in Kenya. In città, nel 1976, ha portato il Mondiale di motocross. Amico intimo di Enzo Tortora, enorme anche il suo impegno nel football americano
LIVORNO. Sulla sua vita si potrebbe scrivere un libro. Ma anche girare un film. Avvocato penalista di fama locale e nazionale, negli anni Settanta si era “trasferito” per mesi a Milano per partecipare al processo agli anarchici, conoscendo il giornalista Enzo Tortora, del quale è diventato amico e che ha supportato nei momenti più difficili della sua vita, quando fu ingiustamente arrestato e incarcerato. A Montenero, da presidente del Motoclub, nel 1976 ha organizzato i mondiali di cross. Poi, da vero sportivo qual era, ha anche presieduto gli Etruschi del football americano, un’altra sua grande passione. Non ultima, dritta al cuore, riguarda l’Africa: d’autunno, infatti, con la moglie “svernava” a Malindi, in Kenya, tornando nella sua Livorno solo a primavera.
È lutto in tutta la città per la scomparsa dell’avvocato Massimiliano Dinelli, padre del compianto Matteo – legale e allenatore di football americano scomparso a 59 anni nel gennaio scorso – e di Andrea, stessa professione e consigliere comunale di Fratelli d’Italia, nonché presidente della seconda commissione “Bilancio e patrimonio” e membro della prima, dedicata invece agli affari istituzionali. Aveva 91 anni e fino a 20 anni fa era il “dominus” dello studio legale dove esercitavano i suoi figli, ai quali ha trasmesso l’amore per la giurisprudenza.
Laureatosi all’Università di Pisa, Dinelli ha lavorato fino a quando aveva 70 anni. Poi ha deciso di andare in pensione e godersi la vita, trasferendosi ogni autunno in Kenya. L’amore per l’Africa, infatti, a un certo punto è risultato più forte del lavoro, che amava ed esercitava peraltro con grandi successi. «Proprio durante il periodo trascorso a Milano – prosegue il figlio Andrea – ha incontrato Enzo Tortora, che ho conosciuto anche io insieme alla famiglia. Dopo ciò che gli è successo (celebre infatti il “caso Tortora” ndr) mio padre gli è stato molto vicino, lo ha supportato. Con le figlie ci siamo sentiti fino a pochi anni fa. Erano veramente amici». Fra i processi ai quali ha partecipato anche diversi alla ‘ndrangheta.
Poi, nell’ultima parte della carriera, si è dedicato soprattutto ad aspetti civilistici. Si è infatti specializzato sulla legge Mammì, la norma del 1990 che ha legalizzato la coesistenza della Rai (quindi del servizio pubblico) e delle emittenti private (come le reti Fininvest di Silvio Berlusconi), recependo la direttiva europea “Televisione senza frontiere”, fissando dei limiti alle concessioni (massimo tre reti nazionali per ogni singola azienda) per evitare monopoli o posizioni dominanti. «Era espertissimo della materia – prosegue il figlio – e faceva anche da consulente agli imprenditori. Poi, a 70 anni, ha deciso di “svernare” in Africa. Lo ha fatto fino a pochi anni fa, praticamente fino al Covid, poi dopo che mio fratello si è ammalato è rimasto qui per stargli vicino». Il funerale sarà celebrato lunedì 21 settembre, alle 11,45, alla camera mortuaria dell’ospedale di viale Vittorio Alfieri. Qui, le tante persone che lo hanno conosciuto, potranno tributargli l’ultimo saluto.
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