Fisco
Orti urbani, ora si accende la polemica su presunti conflitti di interesse – Il punto sulla battaglia di via Goito
Livorno, nel mirino il ruolo di Viviani e Frangerini dentro l’Istituto di architettura. Interviene InArch Toscana: «Insinuazioni gravi e prive di fondamento»
LIVORNO. Come un blob che si allarga e assume forme nuove a ogni passo, la vicenda degli orti urbani di via Goito sta trascinando con sé politica, mondo dei comitati, professionisti. L’ultimo capitolo si intitola InArch, che altro non è che l’Istituto nazionale di urbanistica, che è stato fondato da Bruno Zevi e che vede tra i soci onorari Renzo Piano.
Che c’entra con l’area privata di via Goito, occupata da quattordici anni e ora aggiudicata all’asta all’Impresa Frangerini? La sezione toscana di InArch, guidata da Marco Del Francia, vede impegnati con la stessa carica di vicepresidenti l’assessora all’urbanistica, Silvia Viviani (già presidente dell’Inu, l’Istituto nazionale di urbanistica) e il costruttore livornese Stefano Frangerini (già presidente di Ance Toscana, gli edili di Confindustria). Siedono entrambi nel consiglio direttivo dal 2022, quando è nata InArch Toscana. Ma ora che Frangerini si è aggiudicato l’area degli orti urbani, contro Viviani hanno iniziato a piovere le accuse di conflitto di interessi. Con anche richieste di valutare le dimissioni da parte di esponenti del mondo politico e dell’associazionismo, come l’ex assessore della giunta Lamberti, Giovanni De Peppo, che certo non si può dire membro della maggioranza di governo, anzi, ma che di recente ha preso la tessera di Europa Verde.
In generale chi chiede all’assessora di fare un passo indietro lo fa partendo da questo assunto: il nuovo Piano operativo, pur riducendola rispetto al passato, non ha cancellato la possibilità di costruire nell’area verde di via Goito e a decidere di investire nonostante l’occupazione (comunque passando, lo ricordiamo, da un’asta del tribunale) è stato proprio Frangerini, che con Viviani condivide il ruolo nell’istituto di architettura e occasioni di dialogo.
«Basta insinuazioni»
«Insinuazioni circolate sui social» che direttamente il consiglio direttivo di InArch Toscana, guidato dall’architetto Del Francia, ieri ha voluto «respingere con fermezza». Lo ha fatto con una nota ufficiale in cui si legge che «il tentativo di costruire, sulla base della comune appartenenza a InArch Toscana, l’esistenza di una presunta combine tra l’imprenditore Frangerini e l’assessora Viviani è grave, strumentale e privo di qualsiasi fondamento».
«InArch Toscana – è la premessa – è un’associazione che rappresenta una filiera e che, proprio per questa sua natura, riunisce al proprio interno competenze, professionalità e rappresentanze diverse. Infatti, da statuto, ha “lo scopo di promuovere e coordinare gli studi sull'architettura, valorizzarne i principi e favorirne l'applicazione, mediante l'incontro delle forze economiche e culturali del Paese che partecipano al processo edilizio, sollecitare l'interesse della collettività cui è destinata la produzione architettonica. Quale ente culturale e tecnico collabora con le pubbliche amministrazioni centrali e periferiche per lo studio dei problemi dell'architettura”». Frangerini e Viviani, è in sostanza la replica, «siedono nel consiglio direttivo in rappresentanza di Ance Toscana e del Comune di Livorno» e «i loro ruoli associativi non si sovrappongono in alcun modo alle responsabilità che ciascuno esercita al di fuori dell’associazione, né InArch Toscana è il luogo nel quale vengono assunte decisioni amministrative o urbanistiche». Come a dire, insomma: qui non ci siede al tavolo per parlare di via Goito e dintorni.
«Condotta corretta»
Per il consiglio direttivo, di cui assessora e imprenditore fanno parte, è quindi «inaccettabile insinuare che la presenza di due persone nel medesimo organismo associativo possa essere utilizzata per accreditare l’idea di accordi sottobanco, interessi incrociati o favoritismi: Frangerini e Viviani hanno sempre mantenuto, nell’ambito delle rispettive responsabilità, una condotta corretta, leale e rispettosa dei principi deontologici e professionali che guidano InArch Toscana».
E «ancora più grave» viene definito il «tentativo di associare l’attuale InArch Toscana alla vicenda giudiziaria che ha riguardato il precedente presidente Daniele Menichini», che era anche presidente dell’Ordine degli architetti di Livorno, condannato in primo grado con l’accusa di essersi appropriato di oltre 200mila euro dell’ente. «Su questo punto – evidenziano da InArch – vogliamo essere altrettanto chiari: InArch Toscana è parte lesa rispetto alle condotte contestate a Menichini e non ha esitato ad agire nelle sedi competenti, presentando una querela nei suoi confronti. Questo fatto, più di qualunque dichiarazione, dimostra da che parte stiamo: della legalità, della trasparenza e della correttezza».
«Ci difenderemo»
Quello che viene dopo è una diffida formale a «reiterare qualsiasi comunicazione irrispettosa, offensiva o illegittima nei confronti dell'Istituto e dei suoi associati», «ogni condotta lesiva sarà perseguita nelle sedi competenti, riservandosi ogni azione a tutela dei diritti e per il risarcimento di tutti i danni, materiali e d'immagine». «Chiunque abbia elementi concreti per contestare un progetto o un procedimento amministrativo – la conclusione – li esponga nelle sedi appropriate. Diverso è utilizzare allusioni, accostamenti e insinuazioni per gettare discredito, InArch Toscana non accetta di essere trascinata in questo modo in una polemica politica e personale, difenderemo la nostra reputazione…».
De Peppo: dimissioni
Ma in questa vicenda che si trascina da anni e che ora è arrivata al classico pettine, piovono le reazioni politiche. «La vicinanza culturale e professionale dei due vicepresidenti – è intervenuto ieri Giovanni De Peppo – ci convince a credere che, da parte dell’assessora, possa essere esercitato un ruolo di mediazione sulla questione degli orti urbani. Il ruolo di governo e orientamento delle scelte dell’assessora nei confronti della città, verso la quale esercita una così importante responsabilità, deve guidarla, grazie alla sua riconosciuta capacità e professionalità, a trasferire in un non complicato accordo con il costruttore gli indici di edificazione in un’altra area già impegnata e ugualmente interessante». In alternativa «l’assessora potrebbe dare le dimissioni dal suo incarico in Comune, riconsegnando le deleghe al sindaco, rendendosi conto della inopportunità politica di una compresenza di ruoli sicuramente inappropriata alla storia e allo stile politico e amministrativo della nostra città», ha poi concluso dopo aver accennato ai «molti appalti aggiudicati a Frangerini da Comune a Asa, che evidenziano la capacità e la professionalità dell’imprenditore co-vicepresidente InArch dell’assessora».
La lettera dei Verdi
Ha un altro tono la lettera ufficiale che i Verdi hanno scritto ieri a quattro mani al sindaco Luca Salvetti. La firmano Lorena Marzini e Gabriele Volpi (co-portavoce di Europa Verde Livorno), Diletta Fallani (consigliera regionale di Avs) e Filiberto Zaratti (commissario dei Verdi Toscani). Non chiedono dimissioni, non parlano di InArch. Chiedono però un cambio di direzione netto per via Goito.
Perché «se da un lato la chiusura dell’inceneritore ha segnato un importante passo in avanti per Livorno, sul fronte dell'emergenza climatica occorre prendere atto della gravità della situazione e formulare proposte coraggiose per garantire alle future generazioni un domani sostenibile».
«Dopo di un'estate eccezionalmente calda e in vista di quelle che verranno – hanno premesso – emerge con chiarezza la necessità di fermare le nuove edificazioni e gli abbattimenti degli alberi».
Per il viale Mameli «l’amministrazione ha già dimostrato sensibilità, ascoltando i cittadini e rivedendo le proprie decisioni, è fondamentale applicare lo stesso approccio anche all’area degli orti di via Goito».
«Su quest'ultima – hanno aggiunto – insiste peraltro un vincolo di rischio idrogeologico che interesserebbe i due edifici previsti nei pressi di via Goito, un motivo in più per sospendere gli interventi e individuare alternative concrete”. Europa Verde insiste quindi con la richiesta di spostare i diritti edificatori in aree già urbanizzate o compromesse: «In alternativa si potrebbe procedere con una variante urbanistica ed espropriare l’area al valore d'asta, garantendo così la tutela integrale del parco urbano e la piena conformità con le direttive europee».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
