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Degrado

Porta a Terra, la vergogna della discarica a cielo aperto continua: «Trattative in corso, ma è un affare abbastanza complicato»

di Greta Leone

	La discarica a cielo aperto a Porta a Terra
La discarica a cielo aperto a Porta a Terra

Sul tema interviene l’assessora Giovanna Cepparello: «L’area è sempre di un privato. Sta a loro ripulirla, prima della consegna sostanzialmente»

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LIVORNO. La discarica di Porta a Terra è ancora lì. Da anni l’area è in stato di abbandono. Basta percorrere la strada che si affaccia sulle due torri per rendersene conto. «Stiamo lavorando per arrivare alla riconsegna dell’area»: rimane questa la frase pronunciata negli ultimi anni e, a ribadirlo ancora una volta, è l’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello.

Discarica a cielo aperto 

Tutto questo a pochi passi da una delle zone più frequentate della città. Lo sguardo si ferma sul piazzale e sulle aree verdi circostanti trasformate, di fatto, in un accumulo di rifiuti di ogni genere: tra le sterpaglie ingiallite e la folta vegetazione, ai margini della strada sono accumulati rifiuti ingombranti e materiali di ogni tipo. Ruote, vecchi pneumatici, biciclette, mobili deteriorati, sacchi della spazzatura, secchi di pittura, cassette, cartoni, calcinacci e pezzi di legno. Tra la vegetazione spunta anche un carrello della spesa colmo di oggetti usati, tra cui scarpe da ginnastica, una borsa rossa e un piccolo mobile in legno.

Rischi di impatto ambientale e sicurezza pubblica

Oltre all’orrore visivo, la situazione presenta evidenti rischi di impatto ambientale e sicurezza pubblica: i materiali plastici e i residui chimici abbandonati nell’erba secca, costituiscono un potenziale pericolo per il suolo, soprattutto viste le alte temperature del periodo estivo. Uno scenario difficile da ignorare, soprattutto perché inserito in un contesto frequentato quotidianamente da cittadini, lavoratori e sportivi. A risentirne maggiormente sono le strutture che sorgono nelle immediate vicinanze, dal Pala Modigliani alla sede della Cgil, passando per gli impianti sportivi come il circolo tennis Libertas e il Max Hotel quattro stelle. Nonostante gli interventi effettuati nel 2024 da Aamps e l’installazione di una sbarra metallica per limitarne l’accesso, il degrado non si è fermato e, le accortezze prese non hanno scoraggiato gli incivili. Anzi, l’impressione è che abbandonare ciò che non serve più sia diventato quasi uno sport.Ogni nuovo rifiuto si aggiunge a quelli già presenti, alimentando un circolo che sembra non avere fine e che finisce inevitabilmente per incidere anche sull’immagine della città.

Il punto dell’assessora

L’obiettivo rimane sempre lo stesso: la riconsegna dell’area al Comune, come previsto dalla convenzione urbanistica. Ma, ancora oggi, manca una data precisa. Una scadenza che viene attesa e che si trascina ormai da troppo tempo. A fare il punto è l’assessora Cepparello, che conferma come la vicenda sia ancora lontana dalla conclusione. «Sono in corso delle trattative per dare corso a quello che è previsto dalla convenzione urbanistica, cioè che queste aree vengano riconsegnate al Comune», spiega. E anche sul tema della pulizia, l’assessora è altrettanto chiara: alla domanda su chi debba intervenire prima della riconsegna, risponde: «L’area è sempre di un privato. Sta a loro ripulirla, prima della consegna sostanzialmente». Un riferimento oggettivo è che la pratica si sta rivelando più difficile del previsto. La stessa Cepparello definisce la questione «un affare un pochino complicato». Le interlocuzioni tra le parti proseguono, anche se il piazzale continua a raccontare la stessa storia. «Abbiamo fatto l’ultima riunione un mesetto fa», racconta l’assessora. Assicura che qualcosa si sta muovendo, ma per il momento, di concreto non c’è niente. E così Porta a Terra resta sospesa tra quello che dovrebbe diventare e ciò che invece è ancora oggi: un’area abbandonata che attende di essere ripulita, riconsegnata e restituita alla città. La domanda ricorrente rimane questa: quanto bisognerà ancora aspettare? Cepparello non sa dare una risposta ma conclude: «Dire che il problema è risolto, no, però so che queste interlocuzioni stanno andando avanti».

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