La situazione
Morta nel crollo del balcone, a Livorno centinaia di solai in laterizio armato: «Vanno censiti e serve un protocollo»
Campidonico (Anaci): «Proponiamo un registro e delle linee guida per i lavori». L’ingegner Cecconi: «Quei materiali sono sempre più vecchi e spesso instabili»
LIVORNO. Istituire un registro dei solai e dei balconi realizzati in laterizio armato e, parallelamente, elaborare un protocollo per uniformare la tipologia di interventi da mettere in atto in caso di necessità. È questa l’idea che la diramazione livornese dell’associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari porterà mercoledì prossimo al tavolo convocato dal prefetto Giancarlo Dionisi. Perché, dice Mirella Campidonico, direttrice del centro studi di Anaci Toscana e amministratrice di condominio, «in città ci sono centinaia di strutture realizzate con quel tipo di materiali e in caso di criticità è essenziale che esista una procedura di intervento standardizzata». Una linea guida, cioè, che definisca come agire se, per esempio, si nota una crepa o una bolla su un terrazzo o su un solaio.
Lo stato dei palazzi livornesi è tornato nuovamente sotto i riflettori dopo che la professoressa Roberta Celli è rimasta uccisa nel crollo del balcone di casa sua, su cui in quel momento si trovava per stendere i teli da mare. La struttura – è poi emerso – era stata costruita in laterizio armato e ha ceduto interamente nella sua parte sinistra. Gli investigatori stanno portando avanti accertamenti su presunte ristrutturazioni previste e mai realizzate sulla scia delle dichiarazioni del procuratore capo di Livorno Maurizio Agnello secondo cui «da oltre 15 anni i condomini avevano consapevolezza del fatto che erano urgenti i lavori di ristrutturazione, in particolare dei terrazzi».
Stando a quanto sottolineato da Campidonico, comunque, di terrazzi come quello di via Bonomo ( cioè realizzati in laterizio armato) in città ce ne sarebbero a centinaia. «Oggi costruirli in quel modo è proibito», sottolinea la rappresentante degli amministratori di condominio, secondo cui «spesso i problemi di stabilità non si manifestano con segnali evidenti (come crepe o bolle, ndr) che preavvisino un crollo». Ma qualora si notasse un’avvisaglia, per esempio una scollatura del materiale, «è bene intervenire subito. Non chiamando un muratore per far coprire la bolla, ma contattando un ingegnere». In quale, dopo aver effettuato un sopralluogo, indicherà il da farsi.
E qui entra in gioco l’idea di Anaci di realizzare un protocollo che unifichi la tipologia di interventi. «Se c’è un segnale di pericolo – dice Campidonico – bisogna attivarsi. E serve un modo di operare che sia comune e obbligato. Se esiste un protocollo può scattare una procedura d’intervento che sia uguale per tutti e che si concluda con una perizia sullo stato dell’opera». Inoltre, secondo Campidonico, potrebbe essere utile «istituire un registro dove gli ingegneri che si trovano di fronte a queste situazioni siano obbligati a segnalare la presenza di solai o terrazzi in laterizio armato».
Di tutto ciò si parlerà mercoledì nella riunione convocata in prefettura cui parteciperanno Comune, vigili del fuoco, Ordine degli ingegneri e degli architetti, Collegio dei geometri e, appunto, le associazioni che rappresentano amministratori di condominio e proprietà edilizia. L’obiettivo è elaborare un piano d’azione e prevenzione per scongiurare nuovi crolli. Anche perché quello del 14 agosto è stato l’ultimo di una lunga serie di cedimenti avvenuti in città. Negli ultimi due anni e mezzo circa la prefettura, tra cornicioni e balconi, ne ha censiti più di 25. E un caso simile a quello di via Bonomo si era già verificato nel maggio del 2021, quando venne giù il solaio dell’asilo di via Michon, realizzato anche quello in laterizio armato.
«Tra gli anni 20 e gli anni 60 – spiega Andrea Cecconi, ingegnere strutturista e docente universitario a contratto – i solai venivano realizzati in laterizio armato. Si tratta di solai leggeri e autoportanti che oggi sono proibiti. Questi solai quando vengono giù non danno un preavviso. È quello che è accaduto, per esempio, all’asilo di via Michon nel momento in cui, per fortuna, era vuoto. Di recente abbiamo portato a termine un intervento in un’area di via Soffredini, rifacendo tutti i terrazzi. E ci sono altri immobili, per esempio in Coteto, che avrebbero necessità di un intervento. Secondo me andrebbero censiti i palazzi con questo tipo di solai, balconi e coperture, che danno problemi maggiori in caso di umidità. Anche perché i materiali sono sempre più vecchi e quindi sempre più instabili».
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