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Livorno, morta nel crollo del balcone: gli amministratori di condominio convocati dal prefetto

di Martina Trivigno

	La palazzina di via Bonomo dal cui terrazzo è precipitata la prof Roberta Celli (foto Stick)
La palazzina di via Bonomo dal cui terrazzo è precipitata la prof Roberta Celli (foto Stick)

Vertice a Palazzo del governo dopo la tragedia costata la vita alla professoressa Roberta Celli: «Dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per individuare le situazioni di pericolo»

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LIVORNO. «Ora una mappa dei rischi». Gli edifici livornesi diventano osservati speciali con il prefetto Giancarlo Dionisi che convoca istituzioni, associazioni e Ordini professionali a Palazzo del governo. L’obiettivo? Costruire una mappa degli immobili più esposti e capire, prima che sia troppo tardi, dove intervenire.

La domanda, adesso, non è soltanto che cosa sia successo in via Bonomo. È anche quante altre volte, a Livorno, un balcone, un cornicione, una facciata o un altro pezzo di edificio abbia già mostrato un segnale di cedimento. E soprattutto se, dietro quelle segnalazioni, ci siano situazioni ancora aperte, lavori mai eseguiti, controlli da ripetere o responsabilità che rischiano di perdersi nei tempi lunghi della burocrazia.

È da qui che parte l’iniziativa del prefetto: mettere la città sotto la lente, edificio per edificio, partendo da quelli che hanno già fatto scattare un campanello d’allarme. D’altra parte, la tragedia di via Bonomo ha reso questa esigenza impossibile da ignorare. Roberta Celli, 56 anni, apprezzata insegnante di italiano e storia al Liceo Cecioni, è morta dopo essere precipitata per una decina di metri dal balcone della sua abitazione. E da giovedì scorso la città – con in prima fila familiari, amici e colleghi della docente, la cui salma è ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria – continua a interrogarsi su come sia stato possibile che un elemento della casa potesse trasformarsi, in un istante, in una trappola mortale.

La risposta, naturalmente, dovrà arrivare dall’inchiesta: polizia municipale e vigili del fuoco stanno lavorando anche per ricostruire la storia recente dello stabile e capire se esistano profili di responsabilità penale. In particolare gli accertamenti guardano anche alle decisioni prese nel tempo dall’assemblea condominiale: una ristrutturazione, infatti, era stata prevista, ma non è stata realizzata. Sarà necessario capire quali interventi fossero stati indicati, perché siano rimasti sulla carta e se tra questi ci fosse anche il terrazzo della professoressa Celli. E, soprattutto, se quei lavori, qualora fossero stati eseguiti, avrebbero potuto evitare il cedimento.

Ma mentre l’indagine cerca le risposte sul passato, la Prefettura prova a interrogarsi sul futuro. Nei prossimi giorni sarà convocato un tavolo al quale siederanno rappresentanti del Comune, il comando provinciale dei vigili del fuoco, gli Ordini degli ingegneri e degli architetti, il Collegio dei geometri e le associazioni che rappresentano amministratori di condominio e proprietà edilizia. L’idea è mettere insieme competenze che oggi, per forza di legge, hanno ruoli differenti, ma che davanti a un rischio per chi cammina sotto un edificio devono riuscire a parlarsi in modo più rapido ed efficace.

Il primo passo sarà proprio una ricognizione: capire quali sono gli immobili già interessati da segnalazioni, diffide, ordinanze o precedenti interventi. Individuare quelli che si affacciano su strade, marciapiedi e spazi pubblici particolarmente frequentati. Ricostruire che cosa è stato segnalato, chi avrebbe dovuto intervenire, quali sopralluoghi sono stati effettuati e se le opere richieste siano state davvero eseguite. In altre parole, costruire una mappa, un quadro condiviso e aggiornato delle situazioni che meritano maggiore attenzione. Perché il punto debole della prevenzione, spesso, non è l’assenza di una segnalazione, ma ciò che accade dopo. I tempi di un sopralluogo, il passaggio da un ufficio all’altro, l’individuazione del proprietario o del soggetto tenuto a mettere in sicurezza, la verifica finale che consenta di dire che il pericolo è stato effettivamente eliminato.

È su questa catena che Dionisi vuole intervenire. «Il mio primo pensiero va alla signora che ha tragicamente perso la vita e alla sua famiglia. Al marito e ai figli desidero esprimere, anche a nome del governo, il più profondo cordoglio e la più sentita vicinanza in un momento di dolore così grande. Una tragedia che colpisce non soltanto i suoi familiari, ma l’intera comunità livornese. Di fronte al ripetersi di episodi di questa natura – evidenzia il prefetto – ritengo non sia più procrastinabile mettere a sistema un’attività permanente di prevenzione e coordinamento. Ferme restando le competenze e le responsabilità di ciascuno, dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per individuare tempestivamente le situazioni di pericolo e intervenire con immediatezza e determinazione prima che si verifichino ulteriori eventi drammatici».

Anche perché negli ultimi tempi balconi, cornicioni, facciate e altri elementi di fabbricati hanno già richiesto interventi sul territorio comunale e, in alcuni casi, le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi. Ed è proprio il ripetersi degli episodi ad aver spinto la Prefettura a cercare uno strumento stabile. «L’accertamento di eventuali responsabilità per quanto accaduto compete alla magistratura, alla quale spetta fare piena luce sui fatti – conclude il prefetto – . Il compito delle istituzioni amministrative è diverso e deve guardare soprattutto al futuro: dobbiamo eliminare ogni possibile zona d’ombra, verificare se le procedure e i meccanismi di prevenzione e di intervento siano adeguati e correggere con decisione eventuali inefficienze, ritardi o superficialità. Quando è in gioco la pubblica incolumità non sono ammissibili sottovalutazioni. La sicurezza e la vita stessa delle persone impongono a ciascuna istituzione, nell’ambito delle proprie competenze, il massimo rigore e la massima tempestività».

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