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L'opera

Tre Ponti, impalcato quasi pronto. Apertura al traffico: c'è una data

di Flavio Lombardi

	Il cantiere (foto Stick)
Il cantiere (foto Stick)

Le spalle che dovranno sorreggere il manufatto stanno per essere ultimate

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LIVORNO. Aspettando i Tre Ponti definitivi, che saranno operativi, salvo imprevisti, nei primi mesi del 2027, il cantiere è arrivato a uno dei passaggi decisivi. Le spalle in cemento armato sono prossime ad essere gettate, mentre in Sicilia l’impalcato d’acciaio è alle ultime lavorazioni prima di iniziare il viaggio verso Livorno.

Per ricostruire il percorso di un’opera fondamentale per la messa in sicurezza idraulica e la viabilità, bisogna però ripartire dalla soluzione che ha reso possibile tutto: il ponte Bailey, che avrebbe dovuto già essere dismesso, se non ci fossero stati i problemi che Il Tirreno di volta in volta ha raccontato. Legati, nel suo ultimo atto, alla rinuncia del Consorzio Grandi Opere, capogruppo dell'associazione temporanea di imprese che aveva vinto l'appalto e che richiese di recedere dal contratto, bloccando però temporaneamente il cantiere e aprendo una nuova fase di incertezza burocratica.

Il Bailey, entrato in funzione il 4 novembre 2024, è quel bypass provvisorio che ha permesso la prosecuzione del traffico senza interrompere una delle arterie più utilizzate della città (quella sul lungomare), evitando di riversare migliaia di veicoli dentro Ardenza. Soltanto però dopo il trasferimento della circolazione e dei sottoservizi è stato possibile avviare la demolizione del vecchio manufatto a cinque arcate.

Il ponte provvisorio resterà però al suo posto ancora per diverso tempo e sarà rimosso per ultimo, solo quando la prima auto potrà passare sulla nuova struttura. Restano ancora alcuni passaggi da compiere prima di quel momento. Si dovranno trasferire sul nuovo attraversamento le utenze oggi sotto il Bailey, realizzare le rampe, riposizionate le pietre “panchina” che abbellivano i Tre Ponti originari e originali, installata l’illuminazione ed eseguire le asfaltature e il collaudo definitivo. Solo dopo, il traffico potrà essere spostato e il ponte a traliccio smontato. La previsione lascia pensare inizio 2027, probabilmente il mese di febbraio per l’entrata in esercizio.

Il lavoro agli archivi non ha riguardato soltanto le arcate visibili. Sotto la sabbia sono state eliminate pile, fondazioni, tubazioni e vecchi manufatti. Durante gli scavi è emersa anche una grande soletta di calcestruzzo, rimossa per un fronte di circa trenta metri ed eseguita la bonifica bellica preventiva. Le pietre panchina del vecchio ponte, ammucchiate, saranno riutilizzate negli accessi pedonali, conservandone la memoria.

Ma il lavoro più imponente, è stato nel sottosuolo, lì dove fra qualche tempo passeranno gli utenti della strada; la creazione di ciò che serve per avere basi solide di quel che si deve costruire. Ecco che sono stati realizzati otto pali sul lato sud e otto su quello nord, ciascuno con un diametro di un metro e mezzo e una profondità di circa quaranta metri, ai quali si sono aggiunti complessivamente sui due versanti cento micropali, lunghi tra sei e otto metri, per consolidare i muri delle rampe. Concluse le fondazioni profonde, attorno a dove devono sorgere le due spalle si possono ora notare le palancole, cioè pareti verticali d’acciaio che trattengono il terreno e limitano le infiltrazioni marine.

All’interno sono proseguiti scavi e la posa dei ferri. Adesso, il passaggio chiave è completare le due spalle in cemento armato sulle quali appoggerà il ponte. Dal lungomare si distinguono chiaramente le armature sui due fronti. Quella a nord, verso la città, è più alta e ha ormai raggiunto la quota finale; sul lato di Banditella, la gabbia di tondini è da completare. Raggiunta la stessa altezza ed eseguite le gettate, diventeranno le basi dell’impalcato. È questo il cuore della trasformazione che regalerà una sola campata, senza ostacoli dentro l’alveo, al posto delle vecchie arcate che durante le piene materiali, riducendo il deflusso del rio verso il mare.

L’intervento, da oltre 7,2 milioni di euro, nasce dal programma di messa in sicurezza seguito all’alluvione del settembre 2017. La sua importanza va oltre il ponte. Da una parte deve garantire una direttrice strategica per gli spostamenti, verso i quartieri sud; dall’altra, deve ampliare in modo sostanziale la sezione libera alla foce del rio Ardenza, unendo nuovamente la Rotonda al viale di Antignano.

A chiarire il cronoprogramma di ciò che resta da compiere, è Enzo Di Carlo, ingegnere del Genio civile e responsabile del progetto di sicurezza idraulica. Il rinvio della posa, spiega ancora una volta che «non dipende da altri ritardi». Anche con la carpenteria pronta tra luglio e agosto, Genio civile e Comune avevano già scelto di andare a fine estate. Il dragaggio per permettere l’ ingresso della chiatta avrebbe infatti inciso su balneabilità. «Ci siamo posti il problema di limitare il più possibile i disagi in un tratto di costa già interessato a lungo dal cantiere, pensando che fosse una cosa giusta», è il chiarimento del dirigente.

Il dragaggio resta indispensabile, ma dovrà essere eseguito infatti a ridosso dell’arrivo della chiatta. Anticiparlo tanto per fare, significherebbe rischiare che correnti e mareggiate riportino verso riva la sabbia nell’area scavata, obbligando poi a ripetere il lavoro. Per questo, l’intervento sul fondale è previsto a settembre, quando il picco della stagione balneare sarà alle spalle e il trasferimento dell’impalcato imminente. L’alveo sarà liberato e approfondito fino a circa due metri e mezzo sotto il livello del mare, preparando il corridoio che consentirà alla chiatta di avvicinarsi alla foce.

Il ponte intanto, è praticamente pronto nei cantieri di Favara, nell’Agrigentino, del Consorzio Stabile Santa Chiara, subentrato dopo il ritiro del precedente affidatario. Sarà lungo 55 metri e largo 22, peserà circa 440 tonnellate e sarà formato da quattro travi principali in acciaio corten ad altezza variabile, resistente alla corrosione marina. Le due grandi sezioni, strisce ciascuna lunga 55 metri e larga 11, sono preassemblate e poi unite per formare un’unica piattaforma carrabile, affiancata dagli spazi per pedoni e biciclette. Quando arriverà a Livorno, sarà già un pezzo unico, pronto alla posa da alta ingegneria, degna di un documentario di quelli che si vedono sul canale 52 del digitale terrestre.

La banchina da dove il ponte sarà imbarcato, è quella di Priolo. Da lì risalirà la costa su una chiatta viaggiando cinque giorni. Davanti alla foce, la chiatta avanzerà nel canale dragato per permettere ai martinetti di sollevarlo, ruotarlo e adagiarlo sulle spalle. Sarà una operazione spettacolare ma anche impegnativa e che durerà qualche giorno. Da eseguire con precisione millimetrica. Vedremo questo, come detto, fra la fine di settembre e la prima metà di ottobre. Poi comincerà l’ultima parte: spostamento sottoservizi, asfaltatura, rampe, illuminazione, arredi, collaudi. Soltanto allora il Bailey avrà esaurito il proprio compito e i nuovi Tre Ponti potranno diventare finalmente la realtà tanto attesa.
 

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