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Livorno, è morto Ruggero Giannetti: il maestro del mobile volato in cielo a un passo dal sogno

di Flavio Lombardi
Livorno, è morto Ruggero Giannetti: il maestro del mobile volato in cielo a un passo dal sogno

È stato protagonista della città operosa ai tempi del boom economico

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LIVORNO. Se n’è andato a un passo dai cent’anni Ruggero Giannetti, classe 1927, protagonista di una stagione irripetibile della Livorno produttiva e commerciale. Con il padre Dino e i fratelli Luciano, Umberto e Gianfranco fu tra i fondatori dello storico Mobilificio Giannetti, nato negli anni Sessanta e diventato un punto di riferimento per generazioni di livornesi.

Le radici artigiane

La storia dell’azienda affondava però le radici ancora più indietro, nella bottega di falegname che Dino Giannetti aveva in via Solferino. Tempo in cui il mestiere si imparava sul banco da lavoro e il mobile non veniva semplicemente venduto, ma pensato, costruito e rifinito. Dalla dimensione artigiana, nel secondo dopoguerra, prese forma una realtà più grande, capace di accompagnare il boom economico e una città che cambiava.

La fabbrica di via Leonardo da Vinci

Il salto di qualità arrivò con la fabbrica di via Leonardo da Vinci, dove la famiglia concentrò la produzione. Non si trattava dunque di una semplice rivendita, perché i Giannetti controllavano l’intero percorso, che andava dalla lavorazione fino alla vendita, mantenendo un’identità industriale che li distingueva da molte altre attività concorrenti cittadine. I mobili uscivano dallo stabilimento livornese e raggiungevano clienti anche fuori città. Tra le commesse più importanti viene ricordata quella per l’arredamento completo di un nuovo albergo a Firenze, testimonianza di una capacità produttiva che aveva superato i confini locali.

La “vetrina bella” di piazza Grande

A rappresentare il volto elegante dell’impresa fu però il negozio di piazza Grande, la “vetrina bella” della famiglia. In una posizione di passaggio obbligato per chi attraversava il centro e si dirigeva verso il Comune, quelle esposizioni finirono per entrare nella memoria collelettiva. Era impossibile non notarle e, come si diceva con espressione tutta livornese, chiunque passasse di lì “ci batteva la ghigna”. È il lato dove ora c’è la Pam e la libreria Giunti. Il mobilificio divenne un marchio commerciale e frammento riconoscibile del paesaggio urbano, al pari di altre insegne storiche degli anni del benessere.

Una generazione che costruiva futuro

Ruggero Giannetti apparteneva a una generazione temprata dalla guerra e abituata a costruire aziende solide, fondate sul lavoro familiare, sulla serietà e sulla continuità. Insieme al padre e ai fratelli trasformò una bottega in una fabbrica, e una fabbrica in un nome conosciuto in tutta Livorno. Quella storia attraversò decenni di crescita, prima che negli anni Ottanta alcuni investimenti poco fortunati e un mercato sempre più competitivo aprissero una lunga fase di difficoltà. L’attività cessò definitivamente nel 1994, chiudendo una pagina importante dell’economia cittadina.

Un’eredità che resta

«Resta il ricordo di una dinastia di artigiani, produttori e commercianti che seppe interpretare il passaggio dalla Livorno del dopoguerra a quella del boom. Una realtà capace di creare lavoro, portare il proprio nome fuori città e lasciare un segno nella vita quotidiana di migliaia di famiglie. Ruggero Giannetti lascia la moglie Giorgia Bardi, i figli Claudio, Alessandro e Daniele, i nipoti e tutti i parenti.

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