Il ritratto
Livorno, Bruno ha avuto un infarto ed è stato salvato: se ne è accorto il giorno prima da due sintomi – Ecco quali sono
L’82enne è stato soccorso in pochi minuti grazie all’intervento della Svs e all’elisoccorso Pegaso, che lo ha portato in Emodinamica per l’angioplastica d’urgenza. Ora sta bene e invita tutti a non ignorare i segnali del corpo
LIVORNO. Ha sentito un dolore forte sotto al petto ed è riuscito a chiedere aiuto, attivando così il sistema dei soccorsi per l’emergenza cardiologica. Poi, dopo essere stato portato via da Pegaso con un infarto in corso, è stato operato e ricoverato all’ospedale di Livorno. E, sebbene se la sia vista butta, dice di essersi «rimesso alla grande» l’ex paracadutista 82enne di origini lombarde Bruno Ettori salvato da un infarto che l’ha colpito mentre era in Capraia.
La prima cosa che ha fatto quando è stato dimesso? «Sono tornato in Capraia, naturalmente – racconta – e sono andato a pesca». E adesso che sta bene lancia un appello: «Nei giorni precedenti mi sentivo un po’ stanco, ma ho lasciato perdere. Invece non va fatto. Bisogna controllarsi subito. È una questione di vita o di morte». Ma andiamo con ordine.
Il malore in casa
Quando il signor Bruno si è sentito male era in casa. «Ho percepito questo dolore – spiega – e ho detto che non mi sentivo bene a una signora che passava di lì. Poi è arrivata l’ambulanza (quella della Svs che l’ha trasportato all’ambulatorio dell’isola, ndr) e hanno capito che avevo un infarto». Il personale, nello specifico, ha eseguito l’elettrocardiogramma e il tracciato è stato trasmesso in tempo reale ai cardiologi dell’Emodinamica dell’ospedale di Livorno, che hanno confermato la diagnosi di infarto miocardico acuto. Ettori è stato quindi trasferito con l’elisoccorso Pegaso all’ospedale di Livorno, dove è stato sottoposto ad angioplastica coronarica. «Ho fatto il paracadutista, ma l’elicottero non l’avevo mai preso». Poi, dopo un periodo di ricovero, è tornato sull’isola dove ha ripreso la sua vita di tutti i giorni.
L’appello alla prevenzione
Ci scherza su, il signor Bruno, ma sa che gli è andata bene. Perché con patologie come questa il fattore tempo è determinante. «Se mi fosse accaduto di notte – sottolinea l’82enne – non so come sarebbe andata». Alla luce di tutto ciò Ettori vorrebbe mandare un messaggio a tutti coloro che a una certa età sentono un dolore al petto «che – dice – è inconfondibile, pressante. Nei giorni precedenti all’infarto mi mancava il fiato, quindi dei segnali, delle avvisaglie, ci sono. Perciò, dico a tutti, non aspettate come ho fatto io. Andate a fare una visita perché può veramente salvare la vita. Se una persona si ascolta può capire se c’è qualcosa che non va». E può agire in tempo, per prevenire quello che, viceversa, può diventare irreversibile.
Il ritorno in Capraia
Ettori dice che lo chiamano “miracolato”. «Non è la prima volta che la spunto – racconta –. Sono guarito dopo un tumore al femore e anche da paracadutista ci sono state volte che ho rischiato». Ma adesso è sull’isola di Capraia. Ci è arrivato 13 anni fa. Quand’è morta sua moglie ha raggiunto il fratello, che aveva la barca proprio sull’isola dell’arcipelago toscano. Da allora se n’è innamorato. E appena l’hanno dimesso è tornato lì, tra quelle onde che ormai sente come sue. «Adesso sto bene e mi godo il mare».
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