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Livorno, gioielliere rapinato per strada in pieno di giorno: picchiato e derubato – «Mi hanno colpito alle spalle»

di Stefano Taglione

	A destra la vittima della rapina
A destra la vittima della rapina

Il 79enne è stato soccorso dopo l’aggressione avvenuta in Borgo dei Cappuccini: ha descritto agli investigatori la fuga dei due responsabili e i momenti di paura vissuti prima dell’arrivo della polizia

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LIVORNO. Stava passeggiando come ogni mattina in Borgo dei Cappuccini. Era vicino al suo laboratorio orafo, dove dal 1963 al 2021 ha servito i suoi affezionati clienti e all’interno del quale ogni tanto continua a dar vita alle sue creazioni. Poi, all’improvviso, è stato aggredito da due persone. Una botta da dietro, sulla nuca. Il respiro che manca, la forza per non stramazzare al suolo nonostante l’età avanzata e il caldo asfissiante. Infine la rapina: gli hanno strappato la maglietta e la catenina d’oro dal collo, che si era fabbricato lui stesso: «Aveva una croce e dei brillantini, costava tremila euro, ma la cosa che mi fa più male è che questi delinquenti sono piombati alle mie spalle, non mi hanno neanche voluto affrontare. Sono dei codardi».

La vittima

Una rapina in pieno giorno quella avvenuta attorno alle 10,30 di mercoledì 24 giugno in Borgo dei Cappuccini, all’angolo con via degli Asili. La vittima è il conosciutissimo orefice, ex vogatore del Palio marinaro e dirigente della sezione nautica del quartiere Silvano Russo, 80 anni il prossimo 28 novembre. Fra i residenti del rione (e non solo) è conosciutissimo. A raccontare ciò che gli è successo è direttamente lui stesso, subito dopo aver presentato denuncia alla polizia di Stato ed essere stato dimesso dal pronto soccorso di viale Vittorio Alfieri con sette giorni di prognosi: «Avevo appena parcheggiato la moto – le sue parole – quando sono stato letteralmente assalito. Vado in palestra, sollevo ancora i pesi: per questo sono riuscito a resistere, a non cadere per terra, anche se avrei voluto reagire diversamente. Non ho potuto far altro che chiamare il 112, non sai mai che queste persone possano avere dei coltelli e farmi veramente del male…».

L’identikit dei due aggressori

L’identikit dei banditi è chiaro: lui li ha descritti dettagliatamente in questura, quando ha sporto querela all’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico di viale Boccaccio, anche se non è riuscito a vederli in faccia. I suoi ricordi, comunque, sono nitidi: «Sono comprensibilmente ancora scombussolato», rimarca. «Uno era alto 1,80, l’altro 1,60 – sottolinea ancora – ed erano stranieri, credo marocchini o tunisini, sicuramente nordafricani. Quello più alto è colui che mi ha strappato la catenina d’oro, che tanto “ina” non era, perché comunque era bella grossa. Ricordo che aveva i capelli rasati ai lati e dietro, con i riccioli sopra. Indossava un paio di bermuda. Entrambi non hanno pronunciato una parola».

I rilievi della polizia e l’assenza di testimoni

Sul posto, in pochi minuti, sono sopraggiunti gli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca. Purtroppo nessuno ha assistito al fatto e nel luogo dell’aggressione non ci sono telecamere. «Se ci fosse stato almeno un impianto di videosorveglianza attivo – prosegue Russo – gli investigatori li avrebbero sicuramente identificati. Così, invece, è tutto più difficile. Con il piano del traffico in Borgo ci sono sempre meno persone in giro, i negozi sono chiusi, e non è un caso che a quell’ora, in pieno giorno, per strada (complice anche il caldo) ci fossimo solo io e i due banditi. Mi hanno tenuto d’occhio, assalendomi da dietro. Sono scappati verso via degli Asili, sparendo dalla mia vista, senza mai voltarsi. In faccia, purtroppo, non li ho visti. Sulla nuca ho ancora i segni delle unghie, anche se per fortuna sto bene e al pronto soccorso i medici e gli infermieri mi hanno tranquillizzato, visitandomi e dimettendomi. Di queste persone, in ogni caso, bisogna avere paura: potevano anche essere armate, poteva andarmi molto peggio e mi ritengo assai fortunato».

Le indagini della Squadra mobile

Le indagini sono passate ora alla Squadra mobile di via Fiume, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli. L’obiettivo, in base alle descrizioni fornite da Russo, è riuscire a dare un volto e un nome alla coppia di banditi. Il reato ipotizzato è la rapina, dato che prima di essere stato derubato il settantanovenne è stato aggredito con il colpo da dietro alla nuca che ancora gli sta provocando un po’ di problemi. «Io sono anziano solo sulla carta – conclude – e se avessero colpito un pensionato vero, non me, sarebbe caduto per terra e si sarebbe fatto davvero del male. Ora speriamo che la giustizia faccia il suo corso».

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