Il Tirreno

Livorno

Il ritratto

Morto nella pilotina speronata, dall’amore per il mare al sogno di diventare pilota del porto: chi era Nico Ulivieri

di Martina Trivigno

	La pilotina affondato, lo yacht che l'ha urtata e la vittima, Nico Ulivieri
La pilotina affondato, lo yacht che l'ha urtata e la vittima, Nico Ulivieri

Sconvolti i colleghi del trentenne annegato nella barca speronata dallo yacht. Prima gli studi al Cappellini, poi l’ingresso nel Corpo dei piloti del porto

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LIVORNO. C’è chi il mare lo guarda. E chi, invece, ce l’ha dentro. Il pilota Nico Ulivieri apparteneva a questa seconda, rara specie di uomini. A 30 anni aveva già trasformato un sogno in una rotta precisa, tracciata con fatica, studio, sacrificio e una passione che non conosceva tempeste.

Circa tre anni fa aveva vinto il concorso per entrare nel Corpo dei piloti del porto. Un traguardo conquistato con determinazione, dopo anni passati a studiare e a lavorare sulle navi, partendo dal gradino più basso, quello di mozzo. Non aveva mai avuto paura di fare gavetta, di aspettare il suo momento. Aveva studiato all’istituto nautico “Cappellini”, dove già si intuiva che per lui il mare non sarebbe stato soltanto un orizzonte, ma una casa. Ma in questo momento la sua gioia era ancora più grande perché stava per diventare padre: la moglie, con cui era convolato a nozze un anno fa, è al nono mese di gravidanza. Così il futuro gli si apriva davanti con la promessa di una nuova vita, di carezze e racconti di mare da sussurrare alla figlia che, però, non vedrà nascere e neppure crescere. Aveva lo sguardo rivolto avanti, come sempre. Con la stessa determinazione che lo aveva accompagnato fin lì. Ieri, però, tutto si è spezzato. Lì, su quella pilotina che stava conducendo e che si è ribaltata dopo l’urto (le cause sono ancora in corso d’accertamento) con il motor yacht Calypso. Nico Ulivieri è annegato a mezzo miglio dall’imboccatura del porto, per lui nessuna speranza di salvarsi. Non potrà assistere alla nascita della sua bambina: quando la moglie ha saputo la notizia è stata colta da un malore e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno.

Ma Nico apparteneva anche a un’altra grande famiglia: quella della polizia. I suoi genitori, entrambi poliziotti, lo avevano cresciuto in quell’ambiente fatto di senso del dovere e spirito di servizio. Anche il fratello Lorenzo ha scelto la stessa strada: in quegli uffici, in quelle divise, Nico era cresciuto. Lo avevano visto bambino, poi ragazzo, poi uomo. E oggi lo ricordano con gli occhi lucidi, come un giovane dal cuore d’oro, rispettoso, generoso, sempre pronto a tendere una mano. Sul molo, davanti alla Capitaneria, ieri c’era anche la questora Giusy Stellino: è rimasta lì, accanto ai familiari, per offrire loro sostegno nel momento più doloroso. Intorno alla madre di Nico, che lavora all’Ufficio di polizia di frontiera marittima, si è stretto tutto l’ufficio. Un abbraccio silenzioso, composto, ma carico di dolore. «È cresciuto insieme a noi», ricordano. E in quella frase c’è tutto: l’orgoglio di averlo visto diventare uomo, la tenerezza dei ricordi condivisi, l’incredulità per una vita spezzata troppo presto.

Chi lo conosceva parla del suo sorriso, della sua umiltà, della passione autentica per il lavoro. Non era soltanto un pilota capace. Era un ragazzo che aveva saputo costruire il proprio cammino passo dopo passo, senza scorciatoie. Aveva scelto il mare e il mare lo aveva accolto, come si accoglie uno di famiglia.

Oggi il porto sembra più silenzioso perché Nico Ulivieri non era soltanto un professionista stimato. Era un figlio, un fratello, un marito innamorato, un padre in attesa, un amico, un collega. Era un giovane uomo che aveva imparato presto il valore della responsabilità e della dedizione. «Aveva il mare dentro», dice, commosso, chi l’ha conosciuto. E forse è proprio così che va ricordato: con lo sguardo fermo verso l’orizzonte, il vento sul volto e quella luce negli occhi di chi sa di aver realizzato il proprio sogno. E tra le onde del mare, da oggi, ci sarà anche il ricordo di Nico.
 

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