Il Tirreno

Livorno

Teatro Goldoni

Macbeth, il gran ritorno a Livorno dopo 30 anni. Il regista: «Insisto sul senso del destino»

di Maria Teresa Giannoni

	La messa in scena e il regista Fabio Ceresa (foto by Kiwi)
La messa in scena e il regista Fabio Ceresa (foto by Kiwi)

Il dramma di Shakespeare e la forza di Verdi: parla Ceresa. «Qui l’ordine dell’universo precede e governa la volontà umana»

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LIVORNO Fantasmi e sangue. Un altro Verdi arriva al teatro Goldoni al posto dell’Otello rinviato alla prossima stagione. È sempre Verdi in accoppiata con Shakespeare con la tragedia delle tragedie: “Macbeth” che va in scena venerdì alle 20 e domenica 22 febbraio alle 16. Dramma del potere, ma anche condensato di sensi di colpa, di visioni, di storia vera di Scozia e di finzione, questo “Macbeth” è un allestimento del teatro Verdi di Pisa che lo ha presentato in stagione lo scorso autunno ed è stato coprodotto oltre che da Livorno da tanti altri importanti teatri.

Gli interpreti sono di quelli importanti: il baritono Franco Vassallo (Macbeth), il basso Roberto Scandiuzzi (Banco), il soprano Marily Santoro (Lady Macbeth), Enrica Cortese (dama di Lady Macbeth), Matteo Falcier (Macduff), Franceso Pittari (Malcolm), Alin Anca, Ludovico Ulivelli, Sofia Ristori. Firma la regia Fabio Ceresa con le scene di Tiziano Santi, l’orchestra è la Giovanile Luigi Cherubini, sul podio questa volta c’è Giuseppe Finzi.

A Livorno “Macbeth” andò in scena per 11 rappresentazioni nel dicembre del 1847 al teatro Avvalorati, appena nove mesi dopo rispetto alla prima assoluta che fu alla Pergola di Firenze nel marzo del 1847: questo la dice lunga di quanta importanza avesse Livorno nel panorama cultura dell’800. In seguito fu presentata a Livorno nei vari teatri che c’erano allora (il Carlo Lodovico, il Rossini) per tornare nel 1980 al Goldoni prima dei restauri e alla Gran Guardia nel 1994. Edizione da ricordare per una curiosità: tra gli interpreti Andrea Bocelli nel ruolo di Macduff. L’opera fu rilanciata dall’interpretazione di Maria Callas nel 1952, da allora viene rappresentata regolarmente, recentemente ha avuto versioni varie con registi come Mario Martone e Damiano Michieletto o Chiara Muti ora a Torino con il padre Riccardo Muti a dirigere l’orchestra.

Il regista Fabio Ceresa parla del “suo” Macbert. «Questo allestimento è la versione più contenuta, adatta ai palcoscenici dei nostri teatri, di quello che ho presentato a Seul al teatro dell’Opera Nazionale Coreana dove c’era un palco gigante. Ma l’idea è la stessa. Lo spazio è segnato da una serie di cornici quadrate concentriche che formano un unico tunnel che lega due realtà: quella razionale del mondo reale e quella di un mondo più sottile, un aldilà dove vengono conservate tutte le informazioni che danno origine al mondo sensibile, dove convivono passato, presente e futuro. Un po’ come se il mondo reale fosse il telone di un film e il mondo lontano la sala delle macchine che proiettano le immagini. Un fascio di luce mette in contatto i due punti perché i due mondi si compenetrano costantemente. In contrasto con l’astrattezza delle cornici-contenitore i costumi sontuosi dei protagonisti esprimono la bellezza del dramma che viene rappresentato».

Ma chi sono Macbeth e la Lady?

«Due che si affannano per raggiungere o evitare accadimenti che sono già stati determinati, che qualcuno ha deciso per loro, e vivono questo stato di cose come una condanna, una maledizione. Non sono di natura forzatamente malvagi, se lo fossero Macbeth non sarebbe portato alla follia e si godrebbe gli ultimi anni. Invece è solo nel quarto atto, nel momento in cui viene spogliato, che torna a respirare. Mi piace ricordare Leopardi quando dice “d’ogni dolor morte risana».

Come tutti i grandi drammi Macbeth si presta a tante interpretazioni.

«La simbologia del “Macbeth” è così scarnificata che si può decidere quale linea di lettura adottare. Registi come David Livermore e Michieletto ne hanno dato una lettura freudiana, con le azioni dei due determinate dall’impossibilità di avere figli. La mia lettura insiste sul terribile senso del destino che grava sull’esistenza umana. Ma per quante letture si possano fare “Macbeth” mantiene sempre una dose di mistero».

Oltre che regista lei è anche librettista, scrive testi da mettere in musica. Come mai?

«In un mondo in cui si stanno perdendo non le capacità artistiche ma quelle artigianali, proteggere quel linguaggio che ci è stato tramandato per offrirlo ai nostri figli è aggiungere un anello alla catena». 

Biglietti in vendita al botteghino del Goldoni il martedì e giovedì ore 10/13 e il mercoledì, venerdì e sabato ore 16.30/19.30; nel giorno di spettacolo la biglietteria aprirà due ore prima dell’inizio. Vendita online ticketone.it; prezzi da 35 a 43 euro; loggione 20 euro; ridotto Under 35 20 euro in ogni settore. Tutte le info su www.goldoniteatro.it




 

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