Il Tirreno

Livorno

L’indagine

Livorno, morto sul lavoro a 50 anni: indagati i responsabili dell'azienda

di Stefano Taglione

	Il piazzale di Shangai a Livorno dove è avvenuto l'incidente sul lavoro e la vittima, Federico Ricci
Il piazzale di Shangai a Livorno dove è avvenuto l'incidente sul lavoro e la vittima, Federico Ricci

Tre persone accusate di omicidio colposo fra titolari e delegati alla sicurezza interna. Federico Ricci lavorava per “Casarosa Ida”: è stato ucciso da un braccio meccanico

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LIVORNO. Ci sono tre indagati dopo l’incidente sul lavoro costato la vita a Federico Ricci, l’operaio livornese di 50 anni morto il 23 gennaio scorso in un piazzale di via Piombanti, nel rione di Shangai, dopo essere stato colpito dal braccio meccanico del furgone con il quale stava scaricando un carico di tegole. Il lavoro della procura, che ha delegato l’inchiesta al personale dell’ufficio prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl Toscana nord ovest, è solo all’inizio: le persone iscritte nel registro, al momento, spaziano dai titolari ai responsabili della sicurezza dell’azienda pisana per cui lavorava da pochi mesi la vittima, “Casarosa Ida” di Navacchio, nel comune di Cascina, conosciuta per il negozio di materiali da costruzione di via di Nugolaio con l’insegna “BigMat”.

L’accusa, per tutti, omicidio colposo in concorso. L’obiettivo degli inquirenti è comprendere se le procedure aziendali fossero in linea con le regole e se, nel caso, abbiano influito sulla tragedia costata la vita all’esperto autotrasportatore, che abitava alle Melorie di Ponsacco e ha lasciato la moglie Francesca, il figlio diciottenne Alessio, la sorella Romina e i genitori Mario Ricci e Daniela Bertolini, di 83 e 77 anni, che abitano alla Rosa.

L’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta prima dell’autopsia, disposta dalla procura ed eseguita per stabilire nel dettaglio le cause del decesso. I titolari dell’indagine sono i sostituti procuratori Ezia Mancusi e Daniele Rosa. Accertamenti che si annunciano molto lunghi a causa della loro natura strettamente tecnica: bisognerà capire, infatti, attraverso l’intera documentazione acquisita quali siano state le procedure seguite e se, appunto, coincidano con quelle che l’azienda avrebbe dovuto adottare. Ci vorrà ancora diverso tempo, insomma, prima di avere un quadro della situazione ben definito, visto che il personale dell’azienda sanitaria di area vasta sta continuando a lavorare coordinato dai due pubblici ministeri livornesi.

Quello di Ricci, dai sindacati ma non solo, è stato definito «un operaicidio». Il cinquantenne, autotrasportatore di lunga esperienza e dirigente affermato e stimato della Pallavolo Cascina, prima di partire da casa, alle 7 di quella maledetta mattina, aveva chiamato per l’ultima volta la madre: «Vado al lavoro, ci sentiamo stasera». Purtroppo, però, Daniela quella voce non l’ascolterà mai più.

Arrivato in negozio a Navacchio, Federico è poi partito per la consegna alla volta di Livorno, quartiere di Shangai, via Piombanti. La sua città, quella dov’è cresciuto: da piccolo in via Fiorenza, in centro, poi in via Lambruschini, alla Rosa, dove abitano ancora i genitori. Dodici bancali di tegole da consegnare nel piazzale di un’azienda edile, “Ardenza” il nome. Quando due sono già a terra e si appresta a proseguire il lavoro, la tragedia.

Ricci, mentre sta manovrando il braccio meccanico dal pianale del furgone con un telecomando per agganciarlo alle cinghie, viene colpito fra la testa e la nuca dal braccio meccanico della gru e muore fra due dei dieci bancali ancora da scaricare. Un decesso avvenuto all’istante. Non lo ha visto nessuno.

Era il solo dipendente di “Casarosa Ida” lì e, ad accorgersi del dramma, poco dopo è stato un lavoratore della ditta che aveva ordinato il materiale edile, portato poi in ospedale sotto choc con un’ambulanza della Svs di via San Giovanni a causa di un malore. Nessuna telecamera lo avrebbe ripreso: la Squadra mobile della polizia di Stato, diretta dal vicequestore aggiunto Riccardo Signorelli, nel giorno della tragedia è intervenuta sul posto insieme ai colleghi delle volanti di viale Boccaccio setacciando la zona alla ricerca di impianti di videosorveglianza, che purtroppo nel piazzale della ditta mancano. Ce n’era una posizionata su un edificio circostante, che si affaccia proprio sul luogo della tragedia, ma a quanto pare non funzionava. Né gli abitanti dei condomini attorno hanno visto nulla. Si sono affacciati dopo le urla. Quando ormai, purtroppo, Federico era già morto. Strappato alla vita a causa di un incidente sul lavoro.

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