Il Tirreno

Un po’ di storia

Milano-Cortina 2026, i podi azzurri: dal mitico Zeno Colò ad Alberto Tomba, fino allo storico oro nel curling

di Giuseppe Gall

	Il campione azzurro
Il campione azzurro

Le nostre medaglie sono arrivate quasi sempre per tenacia, per specializzazione e per vocazione artigianale

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L’Italia delle Olimpiadi invernali non ha mai avuto l’abbondanza facile delle grandi nazioni nordiche. Le nostre medaglie, piuttosto, sono arrivate quasi sempre per tenacia, per specializzazione, per vocazione artigianale. Ed è forse anche per questo che, nel tempo, hanno assunto un peso particolare, diventando frammenti riconoscibili della storia sportiva del nostro Paese.

L’Italia, che per la terza volta – dopo Cortina 1956 e Torino 2006 – organizza i Giochi olimpici invernali, non ha solo partecipato a tutte le edizioni, ma ha anche costruito un medagliere importante, popolato da 42 ori, 43 argenti e 56 bronzi: 141 le medaglie totali. Il primo podio azzurro ai Giochi bianchi risale al 1932, a Lake Placid, quando il bob a quattro conquista l’argento. È un esordio che dice molto: mezzi limitati, ma idee chiare.

Da lì in avanti l’Italia costruisce il proprio medagliere invernale lungo alcune direttrici precise. Lo sci alpino, innanzitutto, che diventa presto il terreno naturale degli azzurri. Zeno Colò, a Oslo 1952, rompe definitivamente il ghiaccio vincendo l’oro nella discesa libera: è la prima affermazione piena, simbolo di un’Italia che comincia a credere davvero nei Giochi invernali.

Cortina 1956, Olimpiadi di casa, porta in dote risultati importanti e una visibilità nuova. È il tempo in cui lo sport invernale italiano cresce all’ombra delle montagne, spesso lontano dai riflettori, ma con una solidità che emergerà negli anni successivi. Negli anni Sessanta e Settanta le medaglie arrivano con continuità, ma senza clamore.

Gustav Thöni fu il primo azzurro a mettersi al collo una medaglia olimpica nello slalom gigante e nello slalom speciale vincendo, rispettivamente, un oro e un argento ai Giochi di Sapporo 1972. Il primo oro olimpico al femminile nello sci alpino porta invece la firma di Paola Magoni nello slalom speciale di Sarajevo 1984. Il salto di qualità avviene tra gli anni Ottanta e Novanta, quando sci alpino e fondo diventano sinonimo di successi ripetuti per gli azzurri.

Alberto Tomba, con le sue cinque medaglie olimpiche, di cui tre d’oro (è suo il primato, che condivide con Deborah Compagnoni, nella classifica delle vittorie) cambia la percezione stessa dell’atleta invernale: carismatico, mediatico, vincente. Accanto a lui, Stefania Belmondo nel fondo costruisce una carriera che attraversa tre Olimpiadi e culmina con l’oro di Salt Lake City 2002, chiudendo un’epoca. Come dimenticare, poi, le vittorie di Manuela Di Centa e l’impresa della staffetta azzurra a Lillehammer 1994, che vinse un leggendario oro contro la Norvegia, trionfando con Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner?

Ma le medaglie invernali italiane non sono solo sci. Il bob, lo slittino, il pattinaggio di velocità e lo short track portano risultati spesso inattesi, frutto di progetti mirati. Emblematica, in questo senso, è la parabola dello short track, lo sport di Arianna Fontana, la più medagliata di sempre ai Giochi invernali con le sue undici perle: due d’oro, quattro d’argento e cinque di bronzo. Una disciplina di nicchia, che regala all’Italia alcuni dei successi più sorprendenti, culminati negli ori di Torino 2006 e PyeongChang 2018. Torino, appunto.

Le Olimpiadi del 2006 rappresentano il momento di massima espansione: nove medaglie complessive, un equilibrio raro tra tradizione e novità. È l’Italia che sfrutta il fattore casa, ma anche un movimento ormai maturo.

Negli anni più recenti, da Vancouver a Pechino, il medagliere resta solido. Sofia Goggia, Arianna Fontana, Dorothea Wierer incarnano un’Italia invernale sempre più femminile e competitiva. Atlete che vincono non per caso, ma per sistema. Le medaglie olimpiche invernali dell’Italia, alla fine, raccontano una storia coerente: pochi eccessi, nessuna improvvisazione, molta continuità. Un Paese che non domina, ma resiste. E che, ogni quattro anni, trova il modo di farsi spazio anche sul ghiaccio, dove l’8 febbraio 2022, a Pechino, Amos Mosaner e Stefania Costantini hanno vinto l’ultimo oro dell’Italia, storico, nel doppio misto del curling. 

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