Dall’oro di Vancouver 2010 alle Notti Olimpiche della Rai: Giuliano Razzoli, l’ultimo azzurro vincitore nello sci alpino
Il suo è ancora l’ultimo successo dell’Italia nello sci alpino maschile: «Speriamo che fra pochi giorni io possa perdere questo primato»
La sua medaglia d’oro, conquistata il 27 febbraio 2010 nello slalom di Whistler, fu l’unica dell’intera spedizione azzurra alle Olimpiadi di Vancouver. Sedici anni dopo, il trionfo di Giuliano Razzoli – che nel 2024 ha dato l’addio allo sci a 39 anni, dopo aver sfiorato una nuova impresa alle Olimpiadi di di Pechino, dove chiuse all’ottavo posto, a 26 centesimi dal podio – è ancora l’ultimo successo dell’Italia nello sci alpino maschile.
«Speriamo che tra pochi giorni io possa perdere questo primato – sentenzia subito l’olimpionico di Villa Minozzo (Reggio Emilia), slalomista emiliano come il celebre Alberto Tomba –. Qualche freccia al nostro arco c’è: penso soprattutto ai nostri velocisti, da Paris a Casse fino al giovanissimo Giovanni Franzoni, fresco vincitore del SuperG di Wengen e della libera di Kitzbühel, sulla mitica Streif. Le discipline veloci possono darci soddisfazioni e non penso soltanto agli uomini ma anche alle donne, le nostre punte di diamante: su tutte, Sofia Goggia e Federica Brignone, seppur reduce da un lungo stop».
Razzoli, che ogni sera alle ore 20.45 sarà protagonista di Notti Olimpiche su Rai 2, nelle vesti di opinionista insieme a Paolo De Chiesa, Stefania Belmondo e Xavier Jacobelli, insiste sulle chance di Giovanni Franzoni che, proprio come accadde a lui nel 2010, è esploso proprio poche settimane prima dell’appuntamento olimpico.
«Si era già visto che aveva numeri molto buoni ma nel mese di gennaio è letteralmente esploso. Il modo in cui sono arrivati i suoi due successi rappresenta un bellissimo segnale: ha una sciata pulita, tecnicamente è formidabile, sta attraversando un’ottima condizione di forma. Insomma, ha tutti i numeri per andare a podio anche se, sia sa, vincere non è mai facile: avrà contro Odermatt, un brutto cliente, ma anche io a Vancouver sono riuscito a mettere dietro un certo... Hirscher».
E poi c’è Federica Brignone: «È incredibile come sia riuscita a recuperare da quel brutto infortunio. È stata mostruosa. Di sicuro stava meglio prima di farsi male ma sono convinto che ce la metterà tutta per stupirci ancora e portare a casa una medaglia, qualunque sia il colore. Dalla sua, avrà anche la carica di poter gareggiare in casa, davanti al proprio pubblico e ai propri tifosi».
Cosa ricorda, l’olimpionico Giuliano Razzoli, dell’impresa di Vancouver 2010? «Tutto. Di Vancouver ricordo ogni cosa, anche il tracciato dello slalom. E poi, soprattutto, mi è rimasto l’affetto dei tifosi, di quelli che ancora oggi, ogni volta che mi vedono, mi raccontano le emozioni provate in quella notte italiana, mentre io in Canada conquistavo quell’oro».
Ma resta un rammarico… «Un grande rammarico, ma anche e soprattutto una grandissima emozione, ovvero quell’ottavo posto a Pechino 2022: ho avuto il privilegio, la fortuna e l’emozione di potermi giocare una seconda medaglia olimpica a 37 anni e non pensavo certo che potesse ancora accadere».
